Fonte: Stefano Lugli
L’acqua costituisce il collegamento tra la pianta e il terreno attraverso l’attività delle radici, che permette di assorbire i nutrienti dalla soluzione circolante del suolo. Svolge inoltre altre importanti funzioni fisiologiche, come il raffreddamento, che rappresenta sempre una priorità per la pianta.
L’acqua è anche il principale meccanismo di trasporto dell’ossigeno nel terreno, vitale per le radici e per la microflora del suolo. Oltre al suo fondamentale ruolo nell’idratazione, consente il trasporto degli ormoni in senso ascendente e discendente all’interno della pianta.
Data l’importanza dell’acqua nella fisiologia della pianta, è essenziale gestire correttamente l’irrigazione durante tutta la stagione. Gli interventi irrigui devono apportare un elevato carico idraulico, con l’obiettivo di assicurare nel terreno un corretto rapporto tra acqua e ossigeno, poiché l’irrigazione influisce in modo significativo sia sul raffreddamento sia sulla respirazione della pianta.
In funzione dello stadio fenologico della coltura, occorre modificare SOLO la frequenza e non la durata dell’irrigazione.

Dobbiamo sempre ricordare che ciò che irrighiamo è il terreno. Per definire i criteri irrigui occorre quindi considerare il tipo di suolo, la tessitura, la struttura e gli eventuali fattori limitanti. Effettuare irrigazioni “lunghe”, con un elevato carico idraulico, non consente soltanto di garantire alla pianta un corretto rapporto tra acqua e ossigeno, soddisfacendone il fabbisogno idrico in funzione dello sviluppo e della fenologia, ma permette anche di mantenere condizioni ottimali nel terreno, evitando la compattazione e favorendo l’allontanamento dei sali.

Frutteto con elevata presenza di sali nel terreno, gestito con irrigazioni lunghe che consentono di allontanare i sali dalla zona radicale, evitando fenomeni di tossicità per le piante.
Con irrigazioni insufficienti si forniscono alla pianta un raffreddamento e una respirazione inadeguati, causando asfissia radicale — alla quale i portinnesti MxM 14 e 60 sono molto sensibili — con conseguente clorosi ferrica delle foglie, carenza di ferro e morte delle radici.
Questo invia un segnale negativo alle piante: si modifica la regolazione ormonale, diminuisce la quantità di inibitori (ABA) e aumenta quella dei promotori (CK), generando alterazioni che influenzano la fenologia e la crescita, poiché viene emesso un forte segnale per la produzione di etilene e acido abscissico, indicativo di stress.
Come si osserva nell’immagine, un’irrigazione di 3 ore ogni 4 giorni sulla varietà Regina innestata su Gisela 12 determina un bulbo di bagnatura insufficiente. Gran parte delle radici si trova chiaramente in terreno asciutto, al punto di appassimento permanente, esponendo la pianta a una condizione di stress dannosa per lo sviluppo vegetativo e produttivo del frutteto.



Per definire con maggiore precisione la frequenza irrigua è fondamentale ispezionare periodicamente i profili del terreno mediante fosse di osservazione, così da adeguarla alle esigenze del suolo e della coltura. Occorre ricordare che si deve modificare soltanto la FREQUENZA IRRIGUA, mai la DURATA DELL’IRRIGAZIONE.
Per assicurarsi che i criteri irrigui soddisfino il fabbisogno idrico della specie, è necessario controllare regolarmente queste fosse, fondamentali per verificare l’adeguatezza della durata e della frequenza stabilite. Sebbene oggi siano disponibili tecnologie per il monitoraggio dell’irrigazione, come le sonde di umidità, i dati devono essere verificati direttamente in campo mediante una fossa di osservazione.
Questo controllo deve quindi rientrare tra le attività principali del frutteto, soprattutto nei mesi di maggiore fabbisogno idrico: un errore nell’irrigazione può ripercuotersi direttamente sulla qualità dei frutti e sulla resa, oltre ad avere conseguenze sulle malattie e sullo stress della pianta.
Durante il controllo occorre considerare quanto segue:
1. La fossa deve essere abbastanza profonda da consentire l’osservazione degli orizzonti del terreno in cui sono presenti le radici.
2. Deve essere realizzata in settori e presso piante rappresentativi del frutteto.
3. Controllare il bulbo di bagnatura, verificando l’estensione laterale e in profondità dell’area bagnata.
4. Verificare che l’umidità sia sufficiente e raggiunga la capacità di campo, e controllare la porosità.
5. Controllare il grado di compattazione alle diverse profondità.
6. Osservare la direzione di crescita e le zone in cui si concentrano le radici.
7. Verificare l’attività e la crescita delle radici, individuando il picco di crescita radicale.
8. Verificare lo stato sanitario delle radici, escludendo attacchi di larve di insetti terricoli, localmente chiamati “burritos” e “pololo de San Juan”, malattie causate da Phytophthora spp. o Armillaria mellea e nematodi patogeni.
Per calcolare la fertilizzazione occorre considerare variabili quali: combinazione varietà/portinnesto, età dell’albero, fenologia, storico produttivo, resa stimata, analisi del terreno, analisi fogliari, analisi dei frutti, crescita annuale dei rametti, indice di vigoria (1–5), analisi dell’acqua irrigua, riciclo dei nutrienti, sistema irriguo e limitazioni al drenaggio del terreno.
Su questa base si devono calcolare le unità fertilizzanti da apportare durante la stagione. È importante precisare che il fabbisogno nutrizionale dipende dal portinnesto e dalla produzione stimata.


Occorre utilizzare fonti nutritive come solfati e nitrati, poiché il ciliegio è sensibile alla tossicità da muriati e cloruri.
Evitare la concimazione con urea nei frutteti in produzione, poiché tende a ridurre la consistenza dei frutti.
Concimazione con calcio: deve essere completata prima della scamiciatura e, al più tardi, entro l’indurimento del nocciolo.
Nei frutteti con vigoria eccessiva, sospendere la concimazione azotata primaverile e apportare azoto soltanto nel periodo successivo alla raccolta.


Per garantire la produzione di frutti di qualità e di buona consistenza, si consiglia di integrare la concimazione minerale con fertilizzanti facilmente assorbibili, soprattutto per nutrienti come il calcio, responsabili della consistenza dei tessuti vegetali. Utilizzare una delle seguenti alternative:

1. Disporre di un’analisi chimica del terreno.
2. Calcolare gli apporti in funzione della varietà e del portinnesto.
3. Adeguare il programma alla resa stimata.
4. Per ottenere una buona efficienza, concimare in funzione della fenologia.
5. Il programma di fertilizzazione deve prevedere il 40% degli apporti sotto forma di solfati e il 60% sotto forma di nitrati, poiché il ciliegio è poco tollerante ai muriati.

Un apparato radicale in buone condizioni è fondamentale per garantire qualità e resa produttiva. Occorre quindi favorire la formazione di radici abbondanti e di buona qualità fin dal primo anno d’impianto. Le radici hanno come funzioni principali l’assorbimento di acqua e nutrienti, la respirazione, l’ancoraggio e l’accumulo di sostanze di riserva.

Il picco di crescita radicale più importante è quello primaverile, che dura circa 14 giorni. La sua importanza deriva dal fatto che coincide con il periodo di maggiore necessità di assorbimento di acqua e nutrienti per la formazione di frutti di qualità.
Per crescere, le radici necessitano di ossigeno, umidità e temperature superiori a 7 °C. Una corretta gestione dell’irrigazione è quindi essenziale per ottenere nuovi punti di crescita. Si consiglia di monitorare la temperatura del terreno per individuare il momento di applicazione: la temperatura ideale è superiore a 13,2 °C, in presenza di apici radicali bianchi.


Con il passare del tempo, le caratteristiche fisiche e chimiche del terreno cambiano. La compattazione può essere dovuta a diversi fattori, come il passaggio continuo dei macchinari, la perdita di microrganismi, una preparazione insufficiente del terreno prima dell’impianto, una gestione irrigua scorretta o le caratteristiche intrinseche del suolo.
La compattazione è uno dei problemi che la frutticoltura deve affrontare oggi, a causa dell’utilizzo continuo dei terreni agricoli e dell’avvicendamento di specie diverse. Comporta una progressiva riduzione dello spazio poroso e, di conseguenza, della circolazione dell’acqua e dei nutrienti nel terreno.
Il suo effetto principale è l’aumento della resistenza del terreno alla penetrazione delle radici, che ne ostacola il normale sviluppo. Ne deriva una riduzione dell’approvvigionamento di acqua e nutrienti alla pianta, con conseguente scarso sviluppo vegetativo e basse rese produttive.
È quindi fondamentale adottare strategie per prevenire o correggere i problemi di compattazione: migliorare la gestione irrigua, fornendo al terreno elevati carichi idraulici che apportino acqua e ossigeno; mantenere e preservare la microflora del suolo; preparare correttamente il terreno prima dell’impianto, migliorando la struttura della porzione di suolo che sarà esplorata dalle radici del frutteto adulto, mediante ripuntatura a profondità superiori a 90 cm.

In presenza di terreni molto compattati, che impediscono il corretto sviluppo delle piante, effettuare le seguenti applicazioni:

Dopo l’applicazione è fondamentale controllare regolarmente le fosse di osservazione, per determinare il numero di interventi necessari e valutarne l’effetto sul grado di compattazione. Durante la stagione questi controlli devono essere ripetuti periodicamente, così da verificare direttamente in campo le condizioni del terreno e individuare eventuali fattori limitanti che impediscano al frutteto di raggiungere il proprio potenziale produttivo.
Per mantenere la microflora del terreno ed evitare la compattazione dovuta alla perdita di microrganismi, si consiglia di reintegrare la sostanza organica. Indicativamente, apportare 20 m³/ha di letame stabilizzato ogni due stagioni: si tratta di una strategia standard, da adeguare caso per caso sulla base delle analisi del terreno.
L’apporto di sostanza organica consente di mantenere attivi i suoli. Occorre inoltre mantenere la capacità di scambio cationico (CSC) a livelli ottimali per la produzione di ciliegie, così da raggiungere il massimo potenziale di resa e ottenere stabilità produttiva.
Fonte immagine apertura: Stefano Lugli
Patricio Morales
Agro Asesoria