La disponibilità di portinnesti clonali di elevata qualità è uno dei presupposti fondamentali per lo sviluppo di piante sane e performanti per una cerasicoltura efficiente.
Tuttavia, la micropropagazione in vitro del ciliegio dolce continua a presentare criticità legate ai costi di produzione, all'elevata richiesta di manodopera e alla variabilità delle risposte dei diversi genotipi.
Un recente studio ha valutato il potenziale dei bioreattori a immersione temporanea SETISTM come alternativa ai tradizionali terreni di coltura semisolidi per la propagazione dei portinnesti Prunus avium e Gisela 6, evidenziando vantaggi sotto il profilo della crescita e dell'efficienza produttiva, ma anche alcuni aspetti fisiologici ancora da ottimizzare.

Obiettivo
L'obiettivo dello studio è stato confrontare i due sistemi di coltura durante le fasi di moltiplicazione e radicazione, valutando sia i parametri morfologici sia quelli fisiologici e biochimici.
I bioreattori SETISTM operano mediante brevi cicli di immersione dei germogli nel mezzo liquido, alternati a periodi di aerazione, favorendo un migliore assorbimento di acqua e nutrienti rispetto ai sistemi convenzionali e riducendo, al contempo, i tempi di gestione e i costi di produzione delle piantine.
La fase di avvio della coltura ha fornito risultati soddisfacenti, con percentuali di attecchimento in vitro pari al 56% per Prunus avium e al 62% per Gisela 6, valori attribuiti anche alla raccolta del materiale vegetale in primavera, periodo caratterizzato da una minore contaminazione microbica.
Moltiplicazione
Le differenze più interessanti sono tuttavia emerse durante la moltiplicazione.
Pur non osservando incrementi significativi nel numero di germogli prodotti, il sistema a immersione temporanea ha favorito un marcato allungamento dei germogli in entrambi i genotipi, particolarmente evidente nel portinnesto Gisela 6.
Anche il tasso relativo di crescita (RGR) è risultato superiore nei bioreattori, confermando una maggiore efficienza del sistema nel sostenere lo sviluppo della biomassa vegetale.
I germogli ottenuti mediante immersione temporanea hanno mostrato una capacità di radicazione ex vitro superiore rispetto a quelli provenienti dai terreni semisolidi.
Radicazione
Gisela 6 ha raggiunto una percentuale di radicazione del 57%, contro il 16% osservato nel metodo convenzionale, mentre Prunus avium è passato dal 10% al 44%.
Sebbene tali valori rimangano inferiori agli standard desiderabili per una propagazione commerciale su larga scala, i risultati dimostrano come il sistema SETISTM possa migliorare la qualità funzionale del materiale propagato e favorire un acclimatamento più efficace.
L'analisi fisiologica e biochimica ha però evidenziato una risposta fortemente dipendente dal genotipo.
Gisela 6 ha mantenuto livelli pressoché invariati di pigmenti fotosintetici, flavonoidi, malondialdeide (MDA) e prolina nei due sistemi di coltura, indicando una buona stabilità fisiologica.
Fisiologia
Al contrario, Prunus avium ha manifestato una maggiore sensibilità al sistema di immersione temporanea.
Nei germogli coltivati nei bioreattori sono stati riscontrati una riduzione del contenuto di clorofille e carotenoidi e un aumento dei marcatori associati allo stress ossidativo, fenomeni riconducibili alla comparsa di “iperidricità”.
Questa alterazione fisiologica, caratterizzata da un eccessivo accumulo di acqua nei tessuti, compromette la normale morfologia dei germogli e rappresenta uno dei principali limiti ancora da superare nell'impiego dei sistemi a immersione temporanea.
Secondo i ricercatori, l'iperidricità potrebbe essere mitigata attraverso un'ottimizzazione dei parametri di coltura, intervenendo sulla frequenza e durata delle immersioni, sulla ventilazione dei bioreattori e sul bilanciamento dei regolatori di crescita, in particolare delle citochinine, il cui eccesso è spesso associato all'insorgenza del fenomeno.
Conclusioni
Nel complesso, lo studio dimostra che i bioreattori a immersione temporanea SETISTM rappresentano una soluzione promettente per la micropropagazione dei portinnesti di ciliegio dolce, consentendo di ottenere germogli più vigorosi, una crescita più rapida e una migliore capacità di radicazione rispetto ai sistemi tradizionali.
Rimane tuttavia fondamentale adattare i protocolli alle caratteristiche specifiche dei diversi genotipi, così da limitare gli effetti dell'iperidricità e sfruttare appieno il potenziale di questa tecnica per la produzione vivaistica su scala commerciale.
Fonte: Baltazar, E., Correia, M., Lopes, T., Martins, J., Canhoto, J., & Correia, S. (2026). Sweet cherry rootstock micropropagation using SETISTM bioreactor: evaluation, challenges, and biochemical characterization of regenerated shoots. Plant Cell, Tissue and Organ Culture, 164(3), 68.
Fonte immagine: Stefano Lugli
Andrea Giovannini
Dottore di Ricerca in Scienze e Tecnologie Agrarie, Ambientali e Alimentari - Arboricoltura Generale e Coltivazioni Arboree, Università di Bologna, IT
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