Il commercio internazionale delle ciliegie rappresenta una possibile via di trasferimento di organismi fitopatogeni tra aree geografiche distanti. Questo rende necessaria una valutazione accurata dei rischi fitosanitari associati alla movimentazione dei frutti.
In questo contesto un recente studio condotto in Cile ha esaminato la capacità germinativa dei semi di sei cultivar commerciali di ciliegio dolce dopo l’esposizione a condizioni ambientali rappresentative del percorso commerciale e del successivo smaltimento dei frutti in Cina.
L’obiettivo era valutare la possibilità che i semi contenuti nelle ciliegie destinate al consumo umano potessero germinare e originare nuove piante, contribuendo potenzialmente alla diffusione del Prunus necrotic ringspot virus (PNRSV).
Questo virus, appartenente al genere Ilarvirus, è diffuso a livello mondiale e in grado di infettare diverse specie della famiglia delle Rosaceae, e la trasmissione può avvenire attraverso polline, semi e materiale vegetale contaminato. Questo aspetto assume particolare rilevanza per il Cile, uno dei principali esportatori mondiali di ciliegie, con 207.504 tonnellate di prodotto fresco esportate verso la Cina nelle ultime quattro stagioni.
Lo studio ha coinvolto sei cultivar di ampia diffusione commerciale: ‘Royal Dawn’, ‘Santina’, ‘Regina’, ‘Bing’, ‘Lapins’ e ‘Sweet Heart’, valutate nelle stagioni 2022 e 2023. I frutti sono stati inizialmente conservati a 0 °C per 30 giorni, simulando le condizioni della catena del freddo durante l’esportazione.
Successivamente, semi estratti dai noccioli e frutti interi sono stati sottoposti a sei differenti scenari sperimentali, basati sui regimi termici invernali e primaverili delle province cinesi di Shanxi, Shanghai e Shandong, importanti aree di destinazione delle ciliegie cilene.
Le prove hanno riprodotto condizioni successive al consumo o allo smaltimento dei frutti, utilizzando terreno franco-sabbioso umido e mantenendo il materiale al buio, prima del trasferimento in serra.
Dopo 45 giorni in condizioni di serra, nessuna delle sei cultivar ha mostrato germinazione in alcuno degli scenari simulati, indipendentemente dal fatto che il materiale fosse costituito da frutti interi o da noccioli.
Il risultato è coerente con le caratteristiche fisiologiche della specie: i semi di ciliegio presentano una dormienza profonda, il cui superamento richiede generalmente un periodo prolungato di stratificazione fredda e umida, spesso intorno a 4 °C per 2-4 mesi. Le condizioni sperimentali successive al consumo non avrebbero quindi garantito il soddisfacimento del fabbisogno in freddo necessario all’avvio della germinazione.
Il trattamento di controllo, nel quale i noccioli erano stati sottoposti a tre mesi di stratificazione a 4 °C prima del trasferimento in serra, ha invece evidenziato differenze tra cultivar: la germinazione è variata dallo 0% di ‘Regina’ al 20,3% di ‘Sweet Heart’, con valori di 17,7% per ‘Lapins’, 15,7% per ‘Bing’, 4,3% per ‘Santina’ e 1,7% per ‘Royal Dawn’.
Questi dati confermano l’importanza delle condizioni di stratificazione e della componente varietale nel determinare la risposta germinativa. Le analisi di vitalità hanno inoltre rilevato un’elevata proporzione di semi morti o con vitalità ridotta, suggerendo un effetto combinato del regime termico, del substrato e della presenza dell’endocarpo, che può ostacolare meccanicamente l’emissione della radichetta.
I ricercatori sottolineano tuttavia un limite importante: il disegno sperimentale non consente di isolare il contributo dei singoli fattori ambientali e fisiologici. Soprattutto, lo studio ha misurato la germinazione e la vitalità dei semi, senza verificare direttamente la trasmissione o l’infettività del virus.
Nel complesso, i risultati indicano che, nelle condizioni post-consumo considerate, la probabilità che i semi delle ciliegie fresche esportate dal Cile originino nuove piante è molto bassa e, di conseguenza, anche il rischio di disseminazione del PNRSV attraverso questa specifica via appare minimo.
La valutazione costituisce un elemento utile per la gestione del rischio fitosanitario nel commercio internazionale, pur non escludendo la necessità di ulteriori verifiche sulla trasmissibilità del patogeno.
Fonte: Gebauer, M., Rodríguez-Alvarez, Y., Muñoz, M., Vergara, C., Moore, C., & Escudero, P. (2026). Germination potential of sweet cherry seeds from commercial cultivars in Chile and implications for PNRSV dissemination risk. Chilean journal of agricultural research, 86(5), 825-831. http://dx.doi.org/10.4067/s0718-58392026000500825
Fonte immagine: Stefano Lugli
Andrea Giovannini
Dottore di Ricerca in Scienze e Tecnologie Agrarie, Ambientali e Alimentari - Arboricoltura Generale e Coltivazioni Arboree, Università di Bologna, IT
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