Portinnesti nanizzanti e stress idrico nel ciliegio: risposte fisiologiche e gestione irrigua nel post-raccolta

03 feb 2026
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L’impiego di portinnesti a ridotta vigoria è oggi una strategia consolidata nella cerasicoltura moderna, grazie ai vantaggi in termini di densità d’impianto, facilità di gestione e precocità produttiva.

Tuttavia, in contesti climatici continentali caratterizzati da estati calde e siccitose, come quello ungherese, la limitata disponibilità idrica rappresenta un fattore critico.

Un recente studio svolto a Érd, nel cuore dell’Ungheria, ha analizzato le relazioni idriche di giovani ciliegi delle cultivar ‘Carmen’ e ‘Regina’ innestati su tre portinnesti nanizzanti: MaxMa 14, GiSelA 6 e WeiGi 2, durante il periodo post-raccolta, in condizioni di stress idrico severo.

L’obiettivo era individuare le differenze fisiologiche delle piante a seguito dello stress idrico, attraverso la misura del potenziale idrico del fusto a mezzogiorno (MSWP), della conduttanza stomatica (gs) e della velocità del flusso di linfa nel tronco.

Risposte fisiologiche dei portinnesti

Gli alberi su MaxMa 14 hanno mostrato i valori di MSWP più negativi, sia in condizioni di carenza idrica sia dopo l’irrigazione.

Nonostante ciò, questo portinnesto ha mostrato una risposta stomatica molto dinamica: la conduttanza stomatica aumentava in modo marcato dopo l’apporto idrico, con variazioni fino a tre volte superiori rispetto a GiSelA 6.

Ciò suggerisce una capacità di modulare rapidamente la traspirazione in funzione della disponibilità idrica nel suolo.

Al contrario, GiSelA 6 ha evidenziato le variazioni più contenute sia in conduttanza stomatica sia in MSWP, mentre WeiGi 2 ha mostrato un comportamento intermedio, ma più vicino a MaxMa 14 per quanto riguarda la reattività stomatica.

Analisi del flusso di linfa

L’analisi del flusso di linfa, indicatore diretto della traspirazione a livello di intera pianta, ha fornito ulteriori elementi: la relazione tra flusso di linfa ed evapotraspirazione di riferimento (ET0) ha seguito una curva di saturazione, il cui parametro di pendenza aumentava significativamente dopo l’irrigazione in GiSelA 6 e WeiGi 2, ma non in MaxMa 14.

Questo indica che, nei primi due portinnesti, la capacità di trasporto idrico migliora soprattutto in condizioni di bassa domanda evaporativa, mentre MaxMa 14 mantiene un comportamento idraulico stabile sia in condizioni di siccità sia dopo il ripristino dell’umidità del suolo.

Strategie fisiologiche e adattamento

Dal punto di vista fisiologico, questi risultati suggeriscono strategie differenti di gestione dello stress idrico: MaxMa 14 sembra adottare un comportamento più isoidrico, con una regolazione stomatica rapida e marcata, mentre GiSelA 6 e WeiGi 2 mostrano tratti più anisodrici, mantenendo più a lungo l’attività traspirativa durante la carenza idrica.

Tuttavia, il fatto che MaxMa 14 mantenga flussi di linfa simili in condizioni sia secche che umide indica una notevole capacità di adattamento a diverse condizioni idriche, tipiche della gestione post-raccolta.

Conclusioni applicative

Le conclusioni dello studio evidenziano MaxMa 14 come il portinnesto con la maggiore plasticità fisiologica in ambienti siccitosi come quello dell’Ungheria centrale: presenta una risposta stomatica dinamica, un trasporto idrico stabile ed una buona capacità di adattamento a diverse condizioni di disponibilità idrica.

WeiGi 2 mostra caratteristiche intermedie, mentre GiSelA 6 appare il meno tollerante allo stress idrico prolungato.

I risultati, dal punto di vista applicativo, forniscono indicazioni utili per tecnici ed agricoltori per la scelta del portinnesto in aree con disponibilità idrica limitata.

In un contesto di cambiamento climatico e crescente scarsità delle risorse idriche, l’individuazione di portinnesti con elevata capacità di adattamento allo stress idrico è cruciale per garantire una maggiore sostenibilità economica e ambientale alla cerasicoltura intensiva.

Fonte: Mohay, P., & Lakatos, T. (2025). Impact of Severe Drought Stress on Water Relations of Young Cherry Trees Grafted onto Growth-Reducing Rootstocks. Horticulturae, 11(9), 997. https://doi.org/10.3390/horticulturae11090997 

Fonte immagine: Stefano Lugli

Andrea Giovannini
Dottore di Ricerca in Scienze e Tecnologie Agrarie, Ambientali e Alimentari - Arboricoltura Generale e Coltivazioni Arboree, Università di Bologna, IT


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