Per anni, la ciliegia cilena è stata il simbolo per eccellenza dell’agricoltura d’esportazione: un prodotto altamente deperibile capace di sedurre il mercato più esigente e lontano del mondo, quello cinese.
Tuttavia, il boom delle ultime stagioni potrebbe aver raggiunto un punto di svolta, con segnali che fanno riflettere sull’equilibrio tra offerta, domanda e rischi sistemici.
Un’impennata rischiosa
Nell’ultima campagna, l’export cileno verso la Cina ha registrato un aumento del 50% nel volume di ciliegie spedite. Un salto che ha fatto suonare più di un campanello d’allarme, specialmente alla luce di una risposta del mercato cinese inferiore alle aspettative.
I dati definitivi non sono ancora stati resi pubblici, ma il sentimento diffuso tra i produttori è di preoccupazione: per molti, i ricavi non basteranno nemmeno a coprire i costi.
Se da un lato il successo della ciliegia cilena è indiscusso – basti pensare alla complessità logistica superata per consegnare frutta fresca a 19.000 km (11.800 miglia) di distanza in modo puntuale – dall’altro si sta manifestando un rischio già noto: la dipendenza da un solo, gigantesco mercato.
E questo vale anche per un frutto che ha saputo conquistare il consumatore cinese fino a diventare simbolo di prestigio e regalo di valore durante il Capodanno Lunare.
La regola della domanda finita
Non esiste prodotto agricolo con domanda infinita, eppure il settore continua a scommettere come se fosse così. In Cile ci sono attualmente piantagioni di ciliegie capaci di generare fino a 200 milioni di casse potenziali.
Una cifra imponente, destinata a crescere, ma con un’incognita pesante: la domanda riuscirà a tenere il passo?
Se ciò non accadrà, il rischio è evidente: un eccesso strutturale di offerta difficilmente riallocabile in altri mercati con la stessa rapidità e appetibilità.
E qui si inserisce anche la variabile geopolitica: la Cina non è solo un mercato, ma un contesto altamente influenzato dalle dinamiche politiche del Partito Comunista.
Basta un attrito commerciale – ad esempio su acciaio o energia – per generare una reazione a catena anche sull’import agroalimentare, come già visto con episodi passati legati a presunte contaminazioni da COVID-19.
Strategia, non improvvisazione
La domanda che molti investitori si pongono è: “Cosa conviene piantare oggi?”. Una risposta assoluta non esiste, ma un principio guida sì: puntare su ciò in cui si eccelle.
La varietà migliore non è necessariamente quella con i margini più alti del momento, ma quella in cui si può offrire un vantaggio competitivo duraturo – che sia per qualità, calendario di raccolta, o efficienza produttiva.
Diversificare è fondamentale, certo, ma ancora più importante è investire in ciò che permette di aggiungere valore reale.
Solo così si costruisce un “boom agricolo sostenibile”, capace di durare ben oltre una stagione.
Conclusione
Il caso della ciliegia cilena in Cina resta un esempio straordinario di capacità tecnica, organizzativa e promozionale.
Ma anche i successi più brillanti devono affrontare le regole fondamentali dell’economia agricola.
Il futuro del comparto dipenderà dalla capacità di leggere in tempo i segnali del mercato, diversificare le rotte commerciali e investire in valore, non solo in volume.
Fonte: latinoamerica.visionmagazine.com
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