Coltivare il successo: le idee di Vivai Spinelli, lo specialista italiano degli alberi da frutto

22 set 2023
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L'azienda Vivai Spinelli si è affermata nel settore con una lunga tradizione di gestione completa del ciclo produttivo, dalla fase iniziale di propagazione fino alla distribuzione delle piante mature sul mercato. Vanta un assortimento diversificato che include una vasta gamma di piante da frutto e portainnesti pronti, disponibili in numerose combinazioni e varianti. Per Cherry Times ha parlato Vito Spinelli.

Siete un vivaio specializzato nella produzione di piante da frutto. Nel ciliegio in questi anni avete investito molto, sia nell'aggiornamento della offerta varietà ed anche nella scelta di portinnesti diversi dal Megaleppo. Su quali proposte di cultivar / portainnesti avete investito?

Poiché siamo un'azienda vivaistica che nasce storicamente in un ambiente meridionale, come quello pugliese, siamo partiti da varietà storiche e portinnesti radicati proprio in questo territorio. Nel corso degli anni abbiamo avuto un’espansione della clientela, dal nord al sud Italia. Proprio per questo motivo abbiamo dovuto riadattare la nostra offerta, proponendo un prodotto dedicato alle esigenze e caratteristiche di clienti e territori differenti.

Per quanto riguarda i portinnesti, se parliamo di sesti di impianto tradizionali, abbiamo puntato su Prunus Mahaleb ‘Magaleppo’. Se poi invece dobbiamo garantire sistemi più intensivi, abbiamo favorito portinnesti nanizzanti come Colt e Gisela 6. Ad oggi, l'orientamento delle tecniche vivaistiche e delle richieste generali punta su impianti ad alta intensità. Dal nostro canto, stiamo anche lavorando e contiamo su partnership con altre realtà vivaistiche per proporre nuovi portinnesti che possano favorire l'alta intensità.

Noi come azienda Spinelli abbiamo seguito sin dagli albori la serie Sweet e l'idea di innovazione intrapresa dall'Università di Bologna. Ci sentiamo di affermare che si tratta di un progetto vincente ed è destinato a rimanere tale, e potremmo menzionare tutte le varietà poiché rispondono a pieno ai canoni del mercato.

Senza considerare, inoltre, che si tratta di varietà con alta produttività. Per altri contesti, invece, possiamo menzionare la Royal Tioga per territori meridionali, favorita dalla precocità dei mercati. Se poi ci si focalizza sul segmento tardivo possiamo parlare di Regina e Kordia.

La cultivar Ferrovia, indubbiamente tra le migliori e più saporite del mercato, è ancora molto ricercata. Ad oggi però, abbiamo bisogno di una ciliegia si buona ma, attrattiva grazie ai grandi calibri che con Ferrovia non si riescono a garantire.

Le nuove aree di produzione del ciliegio si stanno spostando dalle aree tradizionali (es Italia, Spagna) a nuovi areali (es. Uzbekistan, Azerbaijan ecc.). Quanto credete sia importante ragionare in un contesto globale?

L’unicità del prodotto italiano deve essere arricchita da un'organizzazione di mercato che rende forte il marchio. Se potenziamo il tessuto che sta alla base della produzione riusciremo ad avere un prodotto sul mercato che ci metta in netta contrapposizione dal prodotto estero. Questo ci permetterebbe di offrire in qualsiasi tipo di mercato un prodotto unico e diverso.

Per quanto ci riguarda, ci muoviamo in buona parte, circa 85-90%, sul mercato italiano. La fetta di mercato estero che ricopriamo è spesso legata a programmazioni e richieste specifiche. Ci si adopera per produrre piante dedicate per determinare aree. Ricordando come fuori dal contesto europeo si deve fare fronte a quelle che sono le direttive legate alle privative dei breeder, rendendo così il nostro prodotto chiaramente più appetibile per il mercato Italiano e Comunitario.

I costi di produzione delle piante in vivaio in Italia sono piuttosto elevati. Molte aziende vivaistiche (es. in Grecia o Turchia) riescono a produrre a costi inferiori. Molto spesso anche in maniera illegale, offrendo varietà e portinnesti protetti da brevetto senza alcuna licenza per farlo e senza nessuna garanzia certificata. Come si potrebbe arginare questa pirateria?

In linea di massima bisogna cercare di intraprendere un discorso più generale, che parta da tutte le figure vivaistiche del settore. Noi vivai che produciamo grandi volumi dovremmo lavorare per sfavorire questo tipo di slealtà, che spesso proviene anche da paesi esteri, non solo in Italia. Se però si investono tempo e risorse, dobbiamo essere consapevoli, e soprattutto coordinati anche assieme ad altre figure del settore, come ad esempio i breeder. Lavorando in questo modo credo sia possibile sfavorire questo fenomeno.

Le garanzie genetiche e sanitarie sono fondamentali per offrire al frutticoltore un prodotto di elevata qualità e piena tracciabilità. In Italia con il marchio di certificazione QVI siamo leader in Europa. Il vostro vivaio aderisce a questo progetto?

La nostra azienda aderisce al QVI. In Puglia siamo tutt'ora parte integrante del COVIP, il consorzio vivaistico pugliese. Dobbiamo anche dire, però, che fare certificazione volontaria oggi rispetto ad anni fa ha un costo. E questo costo non viene sempre recepito dal produttore.

Parliamo quindi di un costo fisso che noi singole aziende dobbiamo ripartire in lavorazioni che operiamo quotidianamente. Ci sforziamo per produrre piante che rientrino in questi canoni. Avendo a disposizione varietà, lavorando con breeder, partiamo da una fonte sempre certa, è per noi ormai è un discorso imprescindibile, è un fattore che non può mancare.


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