La verità è che si prospetta una stagione complicata, molto complicata. Da un lato, vi sono le condizioni climatiche associate a un fenomeno di El Niño che gli esperti del settore hanno definito “Niño Godzilla”, caratterizzato da un aumento anomalo della temperatura superficiale dell’oceano Pacifico, capace di provocare cambiamenti climatici a livello globale.
Il problema è che, per questa stagione, le previsioni sono davvero preoccupanti: la grande maggioranza degli esperti indica infatti che nei mesi di settembre, ottobre e novembre avremo un clima caratterizzato da precipitazioni abbondanti e, in alcuni periodi, da temperature più fredde che miti, mentre in altri le temperature saranno più temperate.
Prima di proseguire, credo sia importante ricordare che, al termine della recente stagione, si sono verificate condizioni climatiche piuttosto estreme, con abbondanti precipitazioni a metà marzo, quando nei vigneti della Regione di O’Higgins rimaneva ancora da raccogliere quasi il 30% dell’uva.
Si trattava, inoltre, di una stagione in cui le notizie provenienti dal mercato lasciavano prevedere prezzi favorevoli. Purtroppo, gran parte di quella frutta è andata perduta a causa delle sue condizioni qualitative e la maggior parte non ha potuto essere esportata.

Qualità e rischi climatici
È stata quindi destinata al mercato interno, con prezzi molto inferiori alle aspettative, perché a quel punto, nel caso dell’uva, la priorità era raccoglierla al più presto.
Queste condizioni climatiche estreme incidono direttamente su un aspetto di primaria importanza: la QUALITÀ. Produrre frutta di qualità è essenziale per conservare i mercati, ottenere migliori risultati economici e, di conseguenza, tutelare i posti di lavoro delle migliaia e migliaia di persone che dipendono dall’attività agricola legata a queste colture.
E arriviamo così ai patogeni fungini: tutte queste condizioni climatiche estreme favoriscono lo sviluppo dei marciumi fungini, che rappresentano il principale fattore in grado di compromettere la qualità dei frutti di queste tre specie.
Se torniamo quindi al titolo, “Come si prospetta questa stagione?”, la risposta è che sarà davvero molto complicata. Perché?
Fioritura e prevenzione
Si inizierà con la fioritura, uno dei periodi più critici per le infezioni in tutte e tre le specie, in presenza di un’elevata carica di inoculo. Se le previsioni degli esperti si avvereranno, con piogge durante la fioritura, questo inoculo troverà condizioni estremamente favorevoli per svilupparsi.
È quindi fondamentale cercare di eliminarlo o almeno di ridurlo in qualche modo, e siamo ancora in tempo per farlo. Una delle possibili soluzioni consiste, per esempio, nell’eliminare i residui di tessuti contaminati presenti sul terreno del frutteto.
Un’altra è applicare formulati biologici a base di Trichoderma due o tre settimane prima della fioritura. Una terza possibilità consiste nell’effettuare trattamenti preventivi con i prodotti più efficaci contro le popolazioni fungine predominanti negli appezzamenti.
Per una migliore comprensione, analizzeremo di seguito i principali problemi fitopatologici che interesseranno il ciliegio, l’uva da tavola e il mirtillo.
Ciliegio
Nel ciliegio, le condizioni climatiche attualmente prevalenti, caratterizzate da un’elevata umidità durante il periodo della potatura, favoriscono le infezioni da Pseudomonas syringae pv. syringae, agente responsabile del cancro batterico, e i cancri fungini associati ai funghi che colpiscono il legno, come Cytospora sp. (C. leucostoma, C. sorbicola) e Calosphaeria pulchella.
Nel caso del cancro batterico, le misure di contenimento prevedono trattamenti preventivi con prodotti a base di sali di rame. Per quanto riguarda i cancri fungini, oltre ai trattamenti rameici, è fondamentale sigillare i tagli di potatura con paste formulate con fungicidi realmente efficaci contro i batteri e i patogeni fungini.
Anche i formulati biologici a base di Trichoderma spp. e Bacillus spp., applicati prima e dopo la potatura, rappresentano strumenti importanti. Il problema principale è che, in questo periodo, piove sul bagnato e, di conseguenza, possiamo fare ben poco sul piano della prevenzione: stiamo piuttosto cercando di tamponare le emergenze.
Marciumi in post-raccolta
Detto questo, oltre a quanto già indicato, un problema altrettanto o persino più importante, capace di compromettere la qualità della frutta e quindi la redditività, è rappresentato, in tutte e tre le specie, dai marciumi causati da Botrytis spp.
Nel ciliegio, alla Botrytis si aggiunge Alternaria spp., agente responsabile del marciume nero. Entrambi questi generi fungini sono responsabili delle maggiori perdite dovute ai marciumi in post-raccolta.
A questo proposito, è importante sottolineare che, secondo i risultati ottenuti dal Laboratorio di Fitopatologia Frutticola e Molecolare dell’Università del Cile nell’ambito di un progetto finanziato dalla Fondazione per l’Innovazione Agraria (FIA PYT-2023-0577), che ha ricevuto anche il sostegno di Fedefruta F.G., Redagrícola e di importanti aziende legate all’industria cerasicola, è stato possibile stabilire che l’importanza relativa dell’uno o dell’altro fitopatogeno può variare da una stagione all’altra, in funzione delle condizioni climatiche presenti durante la fioritura e nel periodo compreso tra lo stadio di frutto color paglierino e la raccolta.
Botrytis e Alternaria
Nelle stagioni caratterizzate da temperature medie da miti a fredde, come quella 2024-2025, sia nella Regione di O’Higgins sia in quella del Maule è prevalsa la Botrytis.
Nell’ultima stagione, la 2025-2026, durante la quale si sono verificati lievi aumenti delle temperature in fioritura e in pre-raccolta, in entrambe le regioni sono invece risultati più frequenti i marciumi causati da Alternaria.
Un’altra domanda che ci siamo posti spesso è: quale di questi patogeni fungini è il più dannoso per il ciliegio? Indipendentemente dalle condizioni climatiche, i risultati delle prove biologiche effettuate indicano la Botrytis come il patogeno più aggressivo (Figura 1).

Quali misure dobbiamo adottare per evitare lo sviluppo delle infezioni causate da questi patogeni fungini nel ciliegio?
Strategia di controllo
Per individuare la strategia di controllo più adeguata, dobbiamo innanzitutto sapere: che cosa dobbiamo controllare? Quale di questi funghi predomina nell’appezzamento? Quali specie di questi patogeni sono maggiormente presenti?
Perché tutte queste domande? Perché, per elaborare strategie di controllo ottimali, abbiamo bisogno di tutte queste informazioni, ADESSO. A tale scopo, era necessario sviluppare una tecnica che permettesse di rilevare e quantificare in tempo reale e, con un’unica reazione, contemporaneamente tutti i funghi appartenenti ai generi Botrytis e Alternaria presenti sui fiori e sui frutti di ciliegio.
Il primo passo consisteva nell’identificare tutti gli altri funghi presenti sui fiori e sui frutti del ciliegio che condividevano la stessa nicchia ecologica con Botrytis e Alternaria. In altre parole, era necessario determinare la microbiota fungina del ciliegio e, sulla base dei risultati, progettare primer e sonde altamente specifici, capaci di riconoscere esclusivamente Botrytis e Alternaria.
A questo scopo è stata sviluppata la tecnica CHECK FAST CHERRY.
Microbiota del ciliegio
Quello che può sembrare semplice e immediato si è rivelato molto più complesso. Analizzando la microbiota, sono stati infatti individuati tre gruppi di Botrytis e, nel caso di Alternaria, nove specie differenti.
Tre di queste erano già state segnalate in precedenza (A. arborescens, A. alternata e A. destruens), mentre cinque specie non erano mai state rilevate prima sul ciliegio in Cile (A. lini, A. cerialis, A. herbiphorbicola, A. angustiovoidea e A. parvicaespitosa).
È stata inoltre individuata una nuova specie (A. sp.), ancora in fase di identificazione.
Qual è l’importanza di Check Fast Cherry per l’industria cerasicola?
Check fast cherry
Riteniamo che possa diventare uno strumento molto importante per l’industria cerasicola. Conoscendo il potenziale d’infezione in tempo reale, a sole 48 ore dal prelievo del campione di tessuto vegetale, è possibile decidere tempestivamente, OGGI, che cosa sia realmente necessario applicare DOMANI.
La tecnica rileva e quantifica i patogeni. I suoi risultati permettono quindi di stabilire se applicare un prodotto con una maggiore azione botriticida oppure uno più efficace contro le Alternaria.
Se il livello d’infezione è basso, è persino possibile adottare un programma di controllo più leggero, sostenibile e meno inquinante, utilizzando, per esempio, prodotti formulati a base di estratti vegetali o antagonisti biologici in prossimità della raccolta.
In questo modo si può produrre frutta sana, con un minore carico di residui, rispondendo anche alle richieste dei mercati di destinazione.
Monitoraggio e post-raccolta
Questa tecnica sarà disponibile già da questa stagione per l’industria cerasicola sotto forma di servizio, con un monitoraggio diretto in campo da parte del personale del laboratorio. Saranno effettuati al massimo 10-15 servizi (Figura 2).

Infine, per quanto riguarda il ciliegio, è opportuno sottolineare che i programmi fungicidi applicati in campo svolgono un ruolo molto importante nella riduzione del potenziale d’infezione.
Tuttavia, un’importanza pari o forse persino superiore è rivestita dal trattamento post-raccolta e dalla corretta gestione della catena del freddo. Per questo motivo, conoscere prima della raccolta il livello d’infezione della frutta rappresenta un’informazione fondamentale per definire meglio l’intero processo.
Fonte immagine: Stefano Lugli
Marcela Esterio Grez
Professore Associato, Università del Cile. Fonte: Fedefruta FG Communications
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