Il frutteto elettrico che rivoluziona la cerasicoltura in Nuova Zelanda

29 lug 2025
2654

Nel cuore dell’Otago, a Cromwell, sorge Electric Cherries, il primo frutteto di ciliegie interamente elettrico della Nuova Zelanda. Con 9.300 alberi su sei ettari e una produzione annua di circa 80 tonnellate, questa realtà agricola non solo coltiva frutta, ma anche un’idea di futuro sostenibile.

Dietro al progetto c’è Mike Casey, imprenditore visionario e fondatore del gruppo di advocacy Rewiring Aotearoa, che punta a promuovere l’elettrificazione su larga scala nel settore primario.

Una filiera elettrica dalla A alla Z

Fin dall’inizio, l’obiettivo di Casey è stato chiaro: costruire un’azienda agricola dove ogni fase, dalla lavorazione al trasporto, fosse alimentata esclusivamente da energia elettrica.

Per farlo, ha privilegiato l'acquisto di macchinari elettrici reperibili localmente, come veicoli stradali provenienti dai concessionari Hyundai neozelandesi. Tuttavia, non sempre l’offerta locale è risultata sufficiente.

Così, Casey ha iniziato a guardare oltreconfine: un trattore elettrico è arrivato da San Francisco, mentre le ventole per la protezione antigelo sono state acquistate in Sudafrica. Ma quando nemmeno il mercato globale offriva soluzioni adeguate, Casey ha deciso di costruirle in casa.

“Di recente abbiamo convertito un vecchio Hilux degli anni ’80 in elettrico e costruito da zero un atomizzatore a spruzzo elettrico che si collega al nostro trattore”, racconta. “Prima cerchi in Nuova Zelanda, poi nel mondo. Se non trovi niente, lo realizzi tu stesso”.

Infrastrutture su misura e fotovoltaico integrato

La conversione della proprietà, inizialmente un’abitazione con una semplice connessione monofase, ha richiesto un investimento importante: nuovi quadri elettrici, trasformatori e chilometri di cavi sono stati installati per alimentare tutte le aree operative del frutteto.

A supportare il sistema ci sono anche impianti fotovoltaici, che generano energia utilizzata direttamente nella rete interna dell’azienda.

L’elettricista è diventato ormai una figura stabile in azienda: “Abbiamo cinque punti di ricarica per veicoli dislocati in diverse aree del frutteto, incluso uno nel nostro capannone per il trattore elettrico”, spiega Casey.

Più difficile all’inizio, ma economicamente vantaggioso

Casey ammette che la transizione è stata complessa, soprattutto per chi parte da zero. Tuttavia, sottolinea come aziende agricole già operative con impianti elettrici trifase – ad esempio per sale mungitura o impianti d’irrigazione – potrebbero affrontare un’elettrificazione molto più agevolmente.

Pur non sostenendo l’abbandono immediato del parco macchine tradizionale, Casey suggerisce una sostituzione graduale in chiave elettrica: “Una volta che una macchina è arrivata a fine vita, ha senso investire nell’elettrico. Le nuove attrezzature costano di più all’inizio, ma risultano più convenienti nel tempo, soprattutto se si considera il costo crescente del diesel”.

E aggiunge: “Non si tratta di ambientalismo fine a sé stesso. È una scelta economicamente vantaggiosa. Se finanzi un impianto solare con il mutuo aziendale, il costo energetico scende a circa 7 centesimi per kilowattora. Il diesel, invece, equivale a 2-3,5 kWh al litro, con un prezzo che oscilla tra 1,50 e 2 dollari (circa 1,37–1,83 Euro) a litro.

Anche acquistando energia dalla rete, si parla comunque di 25-35 centesimi al kWh: i conti sono facili da fare”.

Guardando avanti: l’elettrificazione come opportunità

Electric Cherries non è solo una case history di successo, ma un modello replicabile, specie nelle realtà agricole che vogliono guardare al futuro con pragmatismo e visione.

In un momento in cui anche i governi iniziano a sostenere la transizione con incentivi mirati, la scelta dell’elettrico si configura come un passo concreto verso una frutticoltura più resiliente, efficiente e sostenibile.

Fonte testo e immagine: ruralnewsgroup.co


Cherry Times - Tutti i diritti riservati

Potrebbe interessarti anche

La raccolta delle ciliegie precoci nella valle dell'Ebro inizierà a metà aprile

Produzione

06 apr 2026

Nella valle dell’Ebro la raccolta delle ciliegie precoci inizierà il 15 aprile. Le produzioni sotto copertura resistono al clima instabile, mentre restano incertezze per le varietà medie e tardive a causa di piogge e vento durante la fioritura.

Ciliegie precoci in Argentina: uno studio si concentra sulla dormienza per anticipare la raccolta

Varietà

21 ott 2024

Lo studio si è concentrato su un blocco sperimentale di 2.000 piante di varietà di ciliegie precoci, tra cui cultivar tradizionali come Brooks e Lapins. La varietà Royal Lee del programma Zaiger è stata la prima a essere pronta per il raccolto il 24 settembre.

In evidenza

Strategie per migliorare l’allegagione del ciliegio dolce in coltura protetta

Gestione

21 ott 2026

Uno studio su ciliegio dolce Sunburst in serra a Pechino, in Cina, confronta impollinazione manuale, fitoregolatori e api. L’intervento manuale porta l’allegagione al 71,68%, mantenendo una consistenza dei frutti. Restano da valutare costi e risultati su più stagioni.

Corretta gestione dei ceraseti: i consigli di un esperto su concimazione e irrigazione

Gestione

21 ott 2026

Irrigazione e fertilizzazione del ciliegio: criteri per gestire acqua, nutrienti e crescita radicale. Approfondisci frequenza irrigua, apporti di calcio e azoto, controlli del terreno e strategie contro la compattazione per sostenere la qualità dei frutti e la resa.

Tag Popolari