Espansione, ricambio varietale e progresso tecnologico ridefiniscono la mappa del comparto ciliegie cileno

05 ott 2026
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La ricerca elaborata da Jaime Ovalle di ODEPA avverte che il vero cambiamento non riguarda soltanto gli ettari coltivati, ma anche l’età dei frutteti, il rinnovo varietale e il potenziale produttivo che deve ancora entrare pienamente a regime.

La cerasicoltura cilena sta vivendo una delle trasformazioni più profonde dell’intero comparto frutticolo nazionale.

È quanto emerge dallo studio “Evoluzione della coltivazione del ciliegio in Cile: cambiamenti varietali, tecnologici e territoriali”, elaborato da Jaime Ovalle Reyes, del Dipartimento di Informazione ed Economia Agraria di ODEPA, che analizza l’evoluzione della coltura tra i cicli catastali 2015-2025 sulla base dei dati dei catasti frutticoli di CIREN.

La diagnosi è chiara: l’industria non è cresciuta soltanto in termini di superficie, ma ha anche modificato la propria distribuzione geografica, rinnovato il patrimonio varietale, aumentato il livello di innovazione tecnologica e si prepara a un nuovo salto produttivo nei prossimi anni.

Espansione e crescita del settore

Il documento evidenzia che, nell’ultimo decennio, la coltivazione ha registrato un’espansione estremamente rapida. La superficie nazionale è passata da 25.109 ettari nel primo ciclo a 77.766 ettari nel quarto, mentre il numero di aziende agricole è aumentato da 2.535 a 4.848.

Parallelamente è cresciuta anche la dimensione media degli appezzamenti produttivi, segnale di una maggiore scala e concentrazione del settore.

Questa crescita produttiva è stata inoltre accompagnata da una forte espansione delle esportazioni.

Secondo lo studio, le spedizioni di ciliegie cilene sono aumentate da 83.523 tonnellate nel 2015 a 694.889 tonnellate nel 2025, mentre il valore delle esportazioni è passato da 514,1 milioni di USD (circa 457,0 milioni di euro) a 3,1796 miliardi di USD (circa 2,83 miliardi di euro) nello stesso periodo.

La Cina rappresenta il principale motore di questa industria, concentrando circa l’89% delle spedizioni cilene.

Molto più di un semplice aumento degli ettari

Uno dei contributi più rilevanti dello studio consiste nell’invitare a osservare l’evoluzione della cerasicoltura andando oltre il semplice incremento delle superfici.

Nelle sue considerazioni finali, ODEPA afferma che la coltura ha attraversato una “trasformazione di grande portata”, nella quale convergono cambiamenti territoriali, varietali e tecnologici.

La ricerca sostiene che l’aumento della superficie, da solo, non sia sufficiente per spiegare la nuova fase del settore. L’età dei frutteti, la concentrazione varietale e la distribuzione geografica stanno ridefinendo la futura capacità produttiva della coltura.

Lo studio avverte infatti che un’analisi basata esclusivamente sugli ettari potrebbe sottostimare i cambiamenti in arrivo, poiché una parte importante delle superfici è ancora costituita da giovani impianti che non hanno ancora espresso pienamente il proprio potenziale produttivo.

Maule e O’Higgins consolidano il cuore della cerasicoltura cilena

Dal punto di vista territoriale, la coltivazione del ciliegio presenta una forte concentrazione nella zona centrale del Paese. Le regioni del Maule, con 32.801 ettari, e di O’Higgins, con 29.935 ettari, rappresentano complessivamente l’80,7% della superficie nazionale censita.

Molto più distante si colloca la Regione Metropolitana, con 6.156 ettari.

Lo studio individua inoltre tassi di crescita particolarmente significativi in diverse regioni. Tra il primo e il quarto ciclo, Valparaíso ha registrato un incremento del 381%, O’Higgins del 245%, Biobío del 214% e Maule del 195%, confermando l’intensità dell’espansione della coltura nel Paese.

L’espansione, tuttavia, non riguarda soltanto le regioni tradizionalmente vocate alla frutticoltura. A livello comunale, il documento evidenzia come nuovi comuni delle aree centro-meridionali e meridionali siano entrati progressivamente nella mappa della cerasicoltura, soprattutto in La Araucanía, Los Ríos e Los Lagos, mentre in altre zone la presenza della coltura è diminuita.

Questo fenomeno dimostra come l’industria continui a cercare nuove condizioni agroclimatiche e nuove finestre produttive per mantenere la propria competitività.

Il rinnovo varietale: da Lapins e Brooks alla leadership di Santina

Un altro dei principali risultati dello studio riguarda il profondo rinnovamento varietale vissuto dall’industria.

Sebbene il numero complessivo delle varietà non sia diminuito, passando da 95 nel primo ciclo a 108 nel quarto, la superficie si è progressivamente concentrata su un gruppo ristretto di cultivar.

Le tre principali varietà hanno aumentato la propria quota complessiva dal 57,3% al 76,2% della superficie nazionale.

Il cambiamento più evidente riguarda l’ascesa di Santina. Se nei primi cicli la varietà dominante era Lapins, nei due periodi più recenti Santina ha assunto una netta leadership, raggiungendo il 35,6% della superficie nel quarto ciclo.

Attualmente le tre varietà dominanti in Cile sono quindi Santina, Lapins e Regina, che insieme rappresentano il 75,9% della superficie nazionale.

Concentrazione varietale e mercato dell’export

ODEPA spiega che questa concentrazione risponde alle esigenze del mercato dell’export.

Il documento sottolinea infatti che le tre principali varietà attualmente coltivate permettono di rifornire il mercato praticamente durante tutta la stagione, dalla fine di ottobre fino a febbraio, offrendo calibri migliori e consentendo di sfruttare le opportunità di prezzo più favorevoli nelle prime fasi della campagna.

Parallelamente, alcune varietà tradizionali hanno perso terreno. Brooks, ad esempio, ha registrato un forte calo in regioni come Coquimbo e Valparaíso, mentre anche Corazón de Paloma Blanca ha ridotto la propria presenza.

Al contrario, Santina e Regina hanno guadagnato terreno praticamente in tutte le regioni, consolidando una progressiva omogeneizzazione del panorama varietale nazionale.

Frutteti giovani: il principale segnale del potenziale futuro

Per produttori ed esportatori, uno dei dati più strategici dello studio riguarda l’età degli impianti. ODEPA rileva che i frutteti di ciliegio in Cile si trovano prevalentemente nelle prime fasi del loro sviluppo produttivo.

Nel quarto ciclo, l’età media ponderata degli impianti è di 7 anni, mentre il 78% della superficie totale è costituito da frutteti di 9 anni o meno, vale a dire impianti ancora in fase di formazione o con livelli produttivi in crescita.

La conseguenza è immediata: il potenziale produttivo continuerà ad aumentare anche nell’ipotesi in cui non venisse piantato un solo ettaro aggiuntivo.

Lo studio precisa che circa 29.900 ettari si trovano attualmente in una fase di produzione crescente e altri 30.700 ettari sono ancora in formazione, mentre la superficie in piena produzione ammonta oggi a circa 16.600 ettari.

Pressione futura sull’offerta

In altre parole, una parte consistente dell’industria non ha ancora raggiunto la propria fase di piena maturità produttiva.

Questo scenario apre nuove opportunità, ma comporta anche alcuni rischi.

Lo studio avverte che, man mano che questi giovani impianti entreranno in piena produzione, il settore potrebbe affrontare una pressione crescente sui mercati di destinazione, con il rischio di un eccesso di offerta e di una conseguente pressione al ribasso sui prezzi qualora la domanda non aumentasse allo stesso ritmo.

L’irrigazione a goccia si afferma come standard

La modernizzazione tecnologica rappresenta un altro tratto distintivo della nuova fase della cerasicoltura cilena. Secondo ODEPA, il 95,2% della superficie coltivata a ciliegio utilizza oggi sistemi di irrigazione tecnificata, principalmente irrigazione a goccia e microirrigazione.

In particolare, il documento parla di un “predominio definitivo dell’irrigazione a goccia”, un sistema che ormai copre l’87,2% della superficie irrigata.

Al contrario, l’irrigazione a solchi è passata dal 19,3% del primo ciclo ad appena il 4,3% nell’ultima rilevazione.

Questa transizione conferma come l’industria si sia orientata verso una maggiore efficienza nell’utilizzo delle risorse idriche, un migliore controllo della nutrizione e una maggiore ottimizzazione produttiva.

Differenze territoriali e specializzazione

Nonostante la concentrazione varietale, lo studio precisa che l’omogeneizzazione non comporta la scomparsa delle differenze territoriali.

Santina domina soprattutto nella zona centrale, mentre Regina acquista maggiore importanza nelle aree centro-meridionali e meridionali, suggerendo come le condizioni agroclimatiche continuino a svolgere un ruolo determinante nella specializzazione produttiva.

A livello comunale, Santina è la varietà più coltivata in 69 comuni, Regina è la principale in 48 e Lapins in 34, delineando una nuova geografia della cerasicoltura cilena, molto più concentrata su poche varietà, ma ancora fortemente influenzata dalle condizioni produttive dei diversi territori.

Le prospettive per l’industria

Il rapporto di ODEPA invia un segnale molto chiaro al settore agrofrutticolo: il comparto ciliegicolo non ha ancora espresso pienamente tutto il proprio potenziale.

Il Paese ha già consolidato un’enorme espansione territoriale ed esportatrice, ma la vera pressione sull’offerta potrebbe arrivare nei prossimi anni, quando migliaia di ettari di giovani impianti entreranno in piena produzione.

Per produttori, esportatori, consulenti e vivaisti, questo scenario impone di prestare sempre maggiore attenzione a variabili come la diversificazione dei mercati, l’efficienza logistica, la gestione varietale, il post-raccolta e le strategie commerciali.

La cerasicoltura cilena continua a crescere, ma entra anche in una fase nella quale gestire il successo sarà importante quanto essere riusciti a ottenere l’espansione.

Una trasformazione ancora in corso

Come conclude lo studio, il principale cambiamento non riguarda soltanto il numero di ettari oggi coltivati in Cile, poiché l’evoluzione della coltura “va oltre il semplice aumento della superficie coltivata”.

Una frase che sintetizza efficacemente l’attuale fase dell’industria: più complessa, più tecnologica, più concentrata e, allo stesso tempo, caratterizzata da nuove sfide per la prossima fase del suo sviluppo.

Consulta il rapporto completo qui

Fonte: https://www.diariofruticola.cl

Fonte immagine : Stefano Lugli


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