La qualità delle ciliegie può superare ogni ostacolo?

29 ott 2026
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Per oltre un decennio, la ciliegia cilena ha registrato margini straordinari sulla base di un presupposto piuttosto semplice: arrivare a destinazione prima del Capodanno cinese. Questa strategia era sufficiente perché la domanda assorbisse quasi qualsiasi volume. Tuttavia, la stagione 2024-25 ha presentato risultati meno ottimistici, con un segnale che il settore ha definitivamente confermato nel 2025-26.

Il Cile ha esportato meno ciliegie rispetto alla campagna precedente e, nonostante ciò, i prezzi non si sono ripresi, con una redditività più contenuta rispetto agli ultimi anni.

Il quadro della stagione 2025-26

Il Comitato ciliegie di Frutas de Chile prevedeva di superare i 131 milioni di casse nel 2025-26, mantenendo la tendenza alla crescita osservata nell’ultimo decennio. Tuttavia, i volumi hanno totalizzato 113,9 milioni di casse (569.200 tonnellate), il 13% in meno rispetto alle previsioni e il 9% in meno rispetto ai 125,2 milioni di casse (626.000 tonnellate) del 2024-25.

Analizzando le destinazioni di questa produzione, il blocco Cina-Hong Kong si è confermato il principale destinatario, assorbendo 98,9 milioni di casse. La sua quota storica ha però subito una contrazione, passando dal 91% all’86,9% del totale e raggiungendo il livello più basso dalla campagna 2017-18. Il volume restante è stato distribuito tra mercati secondari, ma strategici.

Gli Stati Uniti hanno importato 5,1 milioni di casse (4% del totale), Taiwan ne ha ricevute 2,1 milioni (2%) e la Corea del Sud 1,4 milioni (1%), oltre ad altre destinazioni.

La diversificazione dei mercati è progredita, seppure lievemente. Le esportazioni verso gli Stati Uniti sono aumentate del 27%, le spedizioni verso l’America Latina del 51%, quelle verso l’Europa del 12% e verso i Paesi del Medio Oriente del 34%. Nel frattempo, i volumi destinati all’Estremo Oriente sono diminuiti del 12% rispetto al 2024-25.

Che cosa è successo durante la stagione?

Nonostante i minori volumi esportati, la campagna 2025-26 ha presentato difficoltà di redditività dovute a un disallineamento temporale. La precocità della raccolta cilena rispetto a un Capodanno cinese tardivo, nella settimana 8, ha fatto sì che il grosso dell’offerta arrivasse con eccessivo anticipo rispetto alle festività.

Questo scenario ha generato un’eccedenza di offerta che, pur essendo stata parzialmente assorbita dal mercato, ha superato la capacità di risposta della domanda ai livelli di prezzo attesi, erodendo i margini previsti e costringendo in una certa misura il settore a privilegiare la rotazione delle scorte rispetto alla speculazione sui prezzi.

Di fronte alla persistente tendenza al ribasso delle quotazioni, che ha caratterizzato il periodo tra dicembre e gennaio, la strategia commerciale di diversi importatori si è orientata verso la conservazione delle ciliegie. Nell’aspettativa di una ripresa dei prezzi alla vigilia del Capodanno cinese, si è scelto di stoccare i lotti in ottime condizioni, rinviandone la vendita sul mercato nell’immediato.

Questa tattica si è però rivelata controproducente. Anziché consentire di ottenere margini maggiori, ha determinato una perdita di valore a causa del naturale deterioramento della frutta e della saturazione dell’offerta nelle settimane cruciali.


La Cina resta il mercato di riferimento, ma il consumatore è cambiato

La Cina si conferma il mercato più importante per la ciliegia cilena, ma negli ultimi anni le sue abitudini di consumo sono cambiate radicalmente. L’aumento costante della produzione interna cinese, insieme alla crescita dell’offerta importata a prezzi più competitivi, ha esteso il consumo del prodotto alle famiglie a reddito medio. Tuttavia, l’attuale incertezza economica e la debolezza della domanda interna hanno reso gli acquirenti particolarmente sensibili al prezzo dei beni non essenziali.

Oggi il consumatore è molto più esigente e selettivo e confronta attentamente attributi qualitativi concreti come calibro, croccantezza, dolcezza, colore e presentazione. In questo contesto, le opportunità di crescita si spostano verso i centri urbani più piccoli, oltre Shanghai o Guangzhou, e verso la digitalizzazione.

Il commercio elettronico e i social network, attraverso dirette streaming, video brevi e collaborazioni con influencer, guidano la commercializzazione della frutta e impongono dinamiche e formati completamente diversi da quelli del tradizionale canale all’ingrosso.

I fattori chiave per la nuova stagione

La qualità emerge come la parola più ricorrente nelle analisi del settore. Una parte non trascurabile delle spedizioni della stagione 2025-26 era costituita da frutti di calibro L (22-24 mm) e XL (24-26 mm); tuttavia, alcuni lotti presentavano seri problemi di conservazione, come imbrunimento interno, frutti molli, carenza di colore e di consistenza.

La diagnosi del settore indica chiaramente che il mercato penalizza la mancanza di qualità e di buone condizioni del prodotto, soprattutto nelle ciliegie di calibro inferiore, per le quali i ricavi non riescono più a compensare i costi di produzione. Commercializzare frutta di questo tipo non compromette soltanto la sostenibilità finanziaria del produttore, ma incide direttamente anche sulla percezione del marchio Paese.

Di conseguenza, per mantenere la competitività internazionale, lo standard minimo per la frutta destinata all’esportazione dovrebbe essere fissato nei calibri J (26-28 mm) o 2J (28-30 mm).

Oltre ad aumentare i calibri, diventa indispensabile riesaminare le varietà coltivate. Quelle che presentano difficoltà legate al fabbisogno in freddo, all’allegagione, al calibro e al post-raccolta, o che semplicemente non soddisfano più le esigenze dei consumatori, dovrebbero essere valutate con urgenza, soprattutto quando i ceraseti hanno smesso di essere redditizi.

Alla luce della crescita costante della superficie coltivata negli ultimi anni, con un’ampia quota di ettari non ancora entrati in piena produzione, ogni cambiamento rappresenta un’opportunità. Ciò vale soprattutto considerando fattori operativi che mostrano già segnali di saturazione, come la disponibilità di manodopera, la capacità degli impianti di confezionamento e le infrastrutture logistiche, sia all’origine sia a destinazione.

Dal punto di vista climatico, i segnali attuali sono contrastanti. Le piogge invernali stanno modificando i calendari di applicazione dei regolatori di crescita e degli altri mezzi tecnici agricoli, con possibili ripercussioni sulle date di raccolta previste.

Verso la fine dell’anno, il fenomeno di El Niño potrebbe intensificarsi, portando una primavera più piovosa e un’estate più calda del consueto nella zona centrale. Questa irregolarità termica può alterare l’uscita dalla dormienza, interferire con la fioritura e il germogliamento, aumentare il rischio di gelate e accrescere la carica patogena sui frutti.

Sul piano fitosanitario, la mosca mediterranea della frutta (Ceratitis capitata) costituisce oggi uno dei principali rischi per le esportazioni verso la Cina, con campagne di eradicazione attive nelle regioni di Atacama, Coquimbo, Valparaíso e nella Regione Metropolitana. In assenza di controllo, nuovi rilevamenti comporterebbero l’applicazione di misure di quarantena e trattamenti a freddo, complicando nuovamente la logistica delle spedizioni.

A questa minaccia si aggiungono la tignoletta della vite (Lobesia botrana), soggetta al rigoroso protocollo di tolleranza zero del Servicio Agrícola y Ganadero (SAG), e la drosofila ad ali macchiate (Drosophila suzukii), che incide direttamente sulla qualità e sulle condizioni della frutta in campo.

Infine, alle difficoltà agroclimatiche e di mercato si aggiungono fattori esterni che il settore non può eludere e che ne aumentano la pressione. Da un lato, le crisi in Medio Oriente, come le tensioni nello Stretto di Hormuz e i persistenti conflitti nel Mar Rosso, hanno costretto le compagnie di navigazione a deviare le rotte tradizionali, allungando i tempi di viaggio e facendo aumentare le tariffe di trasporto a livello globale.

Dall’altro, la recente applicazione da parte degli Stati Uniti di un dazio aggiuntivo del 12,5% su un ampio gruppo di prodotti cileni, comprese le ciliegie, colpisce direttamente uno dei mercati chiave per la strategia di diversificazione commerciale del Paese.

Le prospettive per il 2026-27

Il potenziale di esportazione per la prossima stagione prevede una soglia minima superiore a 130 milioni di casse (650.000 tonnellate) e, negli scenari più ottimistici, potrebbe persino oltrepassare i 140 milioni di casse (700.000 tonnellate). Tuttavia, la sfida per il settore non consiste più nel massimizzare i volumi, ma nel salvaguardare la qualità.

La stagione 2025-26 non ha rappresentato soltanto un calo delle esportazioni, ma è stata l’anno in cui il settore ha preso atto di qualcosa che veniva segnalato da tempo: il mercato della ciliegia cilena in Cina non tornerà a essere quello di prima. Resta aperta la domanda se esistano le condizioni produttive, logistiche e qualitative necessarie per mantenere il vantaggio competitivo o se siano necessarie correzioni strategiche.

L’adeguamento riguarda il modello, non il mercato. Il Cile deve decidere se governare la crescita, con tutto ciò che questo comporta, oppure lasciare che sia il mercato stesso a fare il proprio lavoro.

Kori Luengo e América Ramírez - Dipartimento Informazioni Decofrut

Fonte: Vision Magazine


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