Portinnesti e stress salino: prova di confronto tra MaxMa 14 e Gisela 6

03 apr 2026
15

La salinità del suolo è uno dei principali fattori abiotici limitanti per la produttività delle colture arboree, in particolare nelle aree soggette a irrigazione con acque saline o in condizioni pedoclimatiche sfavorevoli. In questi contesti, la scelta del portinnesto assume un ruolo strategico per garantire produttività e stabilità delle rese nel ciliegio dolce.

Un recente studio ha analizzato la risposta di due portinnesti commerciali: ‘MaxMa 14’ e ‘Gisela 6’, a diversi livelli di stress salino indotto da NaCl, evidenziando differenze nei principali parametri morfologici e fisiologici. L’esperimento, condotto in condizioni controllate per un periodo di quattro mesi, ha previsto la somministrazione settimanale di soluzioni saline a concentrazioni crescenti (0, 1.022, 2.044, e 4.090 g NaCl L−1), consentendo di valutare l’impatto della salinità su crescita vegetativa, biomassa e stato fisiologico delle piante.

I risultati mostrano come l’aumento della concentrazione salina determini una progressiva riduzione di tutti i parametri di crescita considerati, inclusi numero di foglie, biomassa fogliare e radicale, altezza della pianta e contenuto in clorofilla delle foglie, confermando il ruolo della salinità nel compromettere l’assorbimento idrico e nutrizionale e nel perturbare i processi metabolici.

Effetti della salinità

Tuttavia, è emersa una marcata differenziazione tra i due genotipi analizzati: ‘MaxMa 14’ ha dimostrato una maggiore stabilità e capacità di adattamento allo stress salino, mantenendo valori più elevati di numero di foglie, biomassa fogliare e contenuto di clorofilla anche alle concentrazioni più elevate di NaCl.

Al contrario, ‘Gisela 6’ ha evidenziato una spiccata sensibilità manifestando sintomi precoci di stress già a basse concentrazioni saline, quali clorosi, necrosi fogliare e defogliazione quasi completa nei trattamenti più intensi. In particolare, la drastica riduzione del numero di foglie e della biomassa fogliare in ‘Gisela 6’ indica una limitata capacità di esclusione o compartimentazione degli ioni tossici, con conseguente accumulo a livelli fitotossici nei tessuti fogliari.

Meccanismi e differenze

Questo comportamento differenziale suggerisce che i meccanismi di tolleranza alla salinità, come il controllo dell’assorbimento ionico e l’adattamento osmotico, siano più efficienti in ‘MaxMa 14’. Anche se alcuni parametri, come la lunghezza radicale ed il diametro del tronco basale, non hanno mostrato interazioni significative tra genotipo e trattamento, la tendenza generale evidenzia un impatto negativo della salinità su entrambi i portinnesti, seppur con intensità diversa.

È interessante notare come, nelle prime fasi dell’esperimento, non siano state osservate differenze visibili, i sintomi di stress si sono manifestati progressivamente, mostrando la natura cumulativa degli effetti salini.

Dal punto di vista applicativo, i risultati forniscono indicazioni utili per la gestione dei ceraseti in ambienti salini o a rischio di salinizzazione. L’impiego di portinnesti tolleranti come ‘MaxMa 14’ può rappresentare una strategia efficace per mitigare gli effetti negativi della salinità, migliorando la resilienza degli impianti e contribuendo alla stabilità produttiva nel lungo periodo.

Al contrario, l’utilizzo di portinnesti sensibili come ‘Gisela 6’ dovrebbe essere evitato in tali condizioni, pena una significativa riduzione della vigoria e della produttività.

Conclusioni

In conclusione, lo studio conferma l’importanza della scelta del portinnesto come strategia agronomica per affrontare le sfide poste dalla crescente salinità dei suoli, un problema ulteriormente aggravato dai cambiamenti climatici. Inoltre, i ricercatori evidenziano la necessità di ulteriori studi volti a chiarire i meccanismi fisiologici e molecolari alla base della tolleranza allo stress salino nel ciliegio.

Fonte: Slimbas, G., Giatsos, D., Gkalitsas, T., & Lazaridou, T. (2025). Response of two cherry rootstocks to salinity. AGROFOR International Journal, 10(3), 93-100. DOI: 10.7251/AGREN2503093S 

Fonte immagine: Stefano Lugli

Andrea Giovannini
Dottore di Ricerca in Scienze e Tecnologie Agrarie, Ambientali e Alimentari - Arboricoltura Generale e Coltivazioni Arboree, Università di Bologna, IT


Cherry Times - Tutti i diritti riservati

Potrebbe interessarti anche

Regolatori di crescita nei ciliegi, alleati nella ricerca della qualità

Gestione

22 gen 2026

Una guida completa all’uso dei fitoregolatori nella coltivazione del ciliegio. Tecniche, dosaggi e ormoni per migliorare qualità, calibro, allegagione e uniformità dei frutti, ottimizzando ogni fase dalla fioritura alla raccolta, nel rispetto della fisiologia della pianta.

Conservazione delle ciliegie con la tecnologia FreshSens: uno studio con Ana Fruit

Post-raccolta​

03 ott 2024

L'esperimento, condotto da luglio a settembre 2024 presso le strutture di Ana Fruit a Isparta, Turchia, ha testato la tecnologia FreshSens con circa 30 tonnellate di ciliegie Regina e Ziraat 0900, conservate in condizioni di atmosfera controllata utilizzando 200 unità FreshSens.

In evidenza

Portinnesti e stress salino: prova di confronto tra MaxMa 14 e Gisela 6

Portinnesti

03 apr 2026

Uno studio analizza l’impatto della salinità del suolo sul ciliegio dolce, confrontando i portinnesti MaxMa 14 e Gisela 6. Differenze in crescita, biomassa e tolleranza allo stress salino offrono indicazioni pratiche per la gestione sostenibile dei ceraseti moderni.

Le ciliegie a buccia scura, un toccasana per la salute dell'intestino e del cervello

Salute

03 apr 2026

Le ciliegie dolci scure migliorano microbiota intestinale, riducono infiammazione e supportano memoria e concentrazione. Studi scientifici evidenziano effetti positivi su metabolismo e salute cognitiva, soprattutto nei soggetti a rischio elevato e condizioni metaboliche diffuse.

Tag Popolari