La coltivazione in serra del ciliegio dolce ha registrato una rapida espansione. In queste condizioni di ambiente protetto la stabilità dell’allegagione rappresenta una delle principali criticità in quanto la limitata circolazione dell’aria e le condizioni microclimatiche possono ridurre l’efficienza dei processi di impollinazione e fecondazione.
Anche le cultivar autocompatibili, pur non dipendendo completamente da polline proveniente da altre varietà, possono infatti presentare un’allegagione disomogenea quando la dispersione del polline è insufficiente. Per individuare strategie efficaci, un recente studio ha confrontato tre tecniche per incrementare l’allegagione nella cultivar autocompatibile ‘Sunburst’: impollinazione manuale, trattamento con regolatori di crescita e impollinazione mediante api da miele (Apis mellifera ligustica).
La sperimentazione è stata condotta nel 2025 in una serra solare al Tongzhou Cherry Base a Pechino, in Cina, su alberi di otto anni innestati su portinnesto ‘Landing 2’, confrontando i tre trattamenti con un controllo non trattato. I risultati hanno evidenziato differenze sia nella percentuale di allegagione che in diversi parametri qualitativi dei frutti.
L’impollinazione manuale si è dimostrata particolarmente efficace, portando l’allegagione al 71,68%, contro il 38,21% del controllo. Anche il trattamento con regolatori di crescita ha fornito un risultato positivo, raggiungendo il 66,05%. Al contrario, l’introduzione delle api non ha determinato un miglioramento significativo dell’allegagione, che si è attestata al 42,06%.

Allegagione e risultati dei trattamenti
Questo risultato suggerisce che, nelle condizioni specifiche della prova, l’attività degli impollinatori non sia stata sufficiente a compensare i limiti alla distribuzione del polline e che, per una cultivar autocompatibile come ‘Sunburst’, il contributo delle api possa risultare meno determinante rispetto ad altri sistemi.
L’efficacia agronomica dei trattamenti deve tuttavia essere valutata considerando anche la qualità dei frutti. L’impollinazione manuale ha consentito di ottenere ciliegie più compatte rispetto al controllo, con una consistenza media di 86,50 g, contro 70,10 g, e ha incrementato il contenuto di raffinosio, uno degli zuccheri coinvolti nel metabolismo e nella regolazione osmotica.
Inoltre, non ha determinato alterazioni della forma o del peso medio dei frutti, mantenendo un profilo qualitativo complessivamente equilibrato. Il trattamento con regolatori di crescita ha determinato la maggiore consistenza dei frutti, pari a 97,00 g, ma ha anche allungato il peduncolo, portandolo a 3,43 cm rispetto ai 2,81 cm del controllo.
Sul piano biochimico, questo trattamento ha aumentato il contenuto di acido gluconico, fino a 3,44 mg/g di peso fresco, e ridotto quello di acido ascorbico, sceso a 0,23 mg/g rispetto a 0,34 mg/g nel controllo. Si tratta di variazioni che evidenziano come l’impiego di sostanze regolatrici possa influenzare non soltanto l’allegagione, ma anche il metabolismo degli acidi organici e alcuni caratteri qualitativi.
Qualità dei frutti e variazioni biochimiche
L’impollinazione mediante api ha invece determinato i valori più elevati di solidi solubili totali, pari al 16,68%, e di fenoli totali, pari a 1,93 mg/g, accompagnati da maggiori concentrazioni di saccarosio e sorbitolo.
Nel complesso, lo studio identifica l’impollinazione manuale come una valida strategia per aumentare l’allegagione in coltura protetta senza ricorrere a fitoregolatori esogeni, mantenendo al contempo una buona consistenza e un profilo zuccheri-acidi equilibrato. La sua applicazione pratica dovrà comunque essere valutata in rapporto ai costi di manodopera e alla dimensione degli impianti.
Inoltre, è necessario sottolineare che lo studio ha riguardato una sola cultivar, una singola stagione e una dimensione del campione relativamente limitata. Saranno quindi indispensabili prove pluriennali, su varietà e ambienti differenti, per verificare la trasferibilità dei risultati e definire protocolli operativi affidabili.
Fonte: Chuanbao Wu et al. (2026). Effects of Different Fruit Set Enhancement Treatments on Fruit Set Rate and Fruit Quality of the Self-Compatible Sweet Cherry Cultivar ‘Sunburst’ Under Protected Cultivation. Horticulturae, 12(9), 1094. https://doi.org/10.3390/horticulturae12091094
Fonte immagine: Stefano Lugli
Andrea Giovannini
Dottore di Ricerca in Scienze e Tecnologie Agrarie, Ambientali e Alimentari - Arboricoltura Generale e Coltivazioni Arboree, Università di Bologna, IT
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