I biostimolanti favoriscono la produzione di ciliegie?

12 mag 2026
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Fonte: Stefano Lugli

Il progetto Arbiozome, coordinato dalla stazione di ricerca di Pugère, si è svolto per tre anni consecutivi, dal 2022 al 2024. Si è basato sull'aggregazione di esperimenti condotti in tre siti, ciascuno monitorato da un partner diverso, per valutare il potenziale impatto dei biostimolanti sulle colture arboree. Presso la stazione di ricerca di Tapy, sono stati confrontati quattro trattamenti con un trattamento di controllo, tutti in ciliegeti ma con una gamma variabile di misure.

Come possiamo aiutare il settore intervenendo sulla qualità del suolo?

In Francia, la produzione di ciliegie è fortemente concentrata in tre principali regioni agricole: Provenza-Alpi-Costa Azzurra (36%), Alvernia-Rodano-Alpi (33%) e Occitania (22%). La produzione nazionale è stimata in circa 32.000 tonnellate all'anno (fonte: Statistiche agricole annuali). Il Vaucluse è il dipartimento leader nella produzione di ciliegie, rappresentando circa il 25% del tonnellaggio nazionale di ciliegie da consumo.

La frutticoltura francese, e in particolare la coltivazione delle ciliegie, è in forte declino. Nel sud-est, la superficie coltivata si è ridotta del 10-30% in dieci anni (Agreste, 2011), a causa della pressione sul territorio (urbanizzazione, infrastrutture) e del calo della redditività delle aziende agricole. Inoltre, l'arrivo di parassiti difficili da controllare, come la Drosophila suzukii, ha fortemente scoraggiato i produttori, contribuendo alla diminuzione della superficie coltivata da 15.000 ettari nel 1989 a 8.000 ettari nel 2020.

L'impianto di un frutteto rappresenta un investimento significativo, fino a 60.000 euro, con una protezione insetticida che dura dai 15 ai 20 anni. Questa transizione avviene in un contesto in cui la meccanizzazione rimane limitata e il fabbisogno di manodopera è molto elevato, raggiungendo le 900 ore/ettaro/anno. A ciò si aggiungono le sfide agronomiche (impoverimento del suolo, compattazione, marciume radicale), le problematiche fitosanitarie (malattie, perdita di principi attivi autorizzati) e le preoccupazioni sociali (pressioni normative, immagine della professione).

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