L'influenza delle coperture antipioggia nella prevenzione del cracking e nel miglioramento della qualità delle ciliegie

03 mar 2026
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Le piogge intense rappresentano una delle minacce più insidiose per il comparto cerasicolo: quando l’acqua penetra nella buccia, le ciliegie si spaccano e diventano invendibili.

Per contrastare questo rischio crescente, diversi produttori di frutta estiva in Nuova Zelanda e Australia stanno sperimentando coperture antipioggia.

Ma proteggere il raccolto non è l’unica variabile in gioco: queste strutture modificano profondamente il microclima del frutteto, con effetti ancora in fase di studio sulla qualità finale del frutto.

Coperture antipioggia: protezione sì, ma con effetti collaterali

Secondo quanto riportato da Plant & Food Research, le coperture consentono di preservare la produzione dalle precipitazioni e, in molti casi, favoriscono un aumento del calibro delle ciliegie.

Tuttavia, trattengono calore e incrementano l’umidità relativa sotto i tunnel plastici, creando condizioni ambientali differenti rispetto ai frutteti non protetti.

Claire Scofield, ricercatrice nel team di fisiologia frutticola del Bioeconomy Science Institute, sottolinea che i primi risultati raccolti in Australia, insieme ai feedback dei produttori, indicano un quadro complesso: “Le coperture proteggono il raccolto e migliorano la pezzatura, ma possono ridurre la consistenza della polpa. Sia nei frutteti coperti sia in quelli scoperti emergono vantaggi e criticità”.

La compattezza della ciliegia non è un dettaglio secondario: rappresenta uno dei parametri chiave per l’export verso mercati premium oltremare. I consumatori prediligono frutti sodi, capaci di sopportare lunghi trasporti senza perdere qualità.

Il ruolo del microclima tra Nuova Zelanda e Tasmania

Il progetto di ricerca si sviluppa su entrambe le sponde del Mar di Tasmania, con un piccolo trial a Central Otago (Nuova Zelanda) e prove più estese in frutteti della Tasmania, in Australia.

Nelle parcelle sperimentali sotto tunnel plastici sono state create condizioni differenziate di temperatura e umidità, monitorate tramite sensori che registrano dati ogni dieci minuti da settembre a febbraio.

L’obiettivo è comprendere in modo puntuale come le variazioni microclimatiche incidano sulla tessitura del frutto. Un nodo cruciale riguarda la relazione tra umidità relativa e consistenza: esiste un collegamento diretto? E in che misura l’ambiente più umido influisce sui parametri qualitativi richiesti dal commercio internazionale?

Calcio e ormoni naturali: leve per la qualità

Parallelamente, la ricerca analizza il ruolo del calcio, elemento già impiegato dai produttori in specifiche fasi della stagione per rafforzare le pareti cellulari del frutto.

Proprio come contribuisce alla solidità delle ossa umane, il calcio sostiene la struttura delle ciliegie. Scofield sta verificando se condizioni di elevata umidità possano ridurre l’assorbimento di calcio da parte delle piante e se un apporto supplementare sia in grado di compensare eventuali effetti negativi.

Inoltre, il team sta studiando l’impiego di ormoni vegetali naturalmente presenti come ulteriore strumento per migliorare la qualità. Finora sono state analizzate quasi 4.000 ciliegie, misurandone la consistenza per valutare l’impatto combinato di microclima, trattamenti nutrizionali e altre pratiche agronomiche.

Verso una cerasicoltura più resiliente

In uno scenario climatico caratterizzato da eventi meteorologici sempre più imprevedibili e onerosi per le aziende agricole, questa ricerca punta a fornire basi scientifiche solide per nuove strategie di gestione del frutteto.

L’ambizione è chiara: offrire ai cerasicoltori strumenti concreti per adattarsi ai cambiamenti climatici, tutelare la qualità delle ciliegie e massimizzare il valore di ogni campagna produttiva. Per un settore fortemente orientato all’export, la sfida non è solo produrre di più, ma produrre meglio — anche sotto la pioggia.

Fonte: fruchthandel.de

Fonte immagine: Stefano Lugli


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