Droni spruzzatori sui ciliegi del Michigan (USA): difesa mirata e alta precisione

04 apr 2025
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Dall’alto dei cieli dei frutteti del Michigan arriva un alleato high-tech per la difesa delle colture: il drone spruzzatore. A confermare il crescente interesse del settore è stato il simposio dedicato ai droni, organizzato lo scorso dicembre durante il Great Lakes Fruit, Vegetable and Farm Market EXPO, dove Mike Reinke – specialista in viticoltura dell’Università Statale del Michigan (MSU) – ha condiviso le ultime novità su questa tecnologia in rapida evoluzione.

Reinke, che ha iniziato nel 2022 a testare i droni per l’applicazione di fitosanitari su uva e frutta specializzata, oggi lavora con modelli avanzati come l’XAG P100 Pro, fornito in prova da Pegasus Robotics, distributore statunitense dell’omonimo costruttore cinese. I suoi test, finanziati dal USDA Specialty Crop Block Grant Program, dalla Michigan State Horticultural Society e dal Michigan Cherry Committee, dimostrano risultati promettenti: l’efficacia dei droni è risultata pari a quella degli atomizzatori tradizionali, sia in vigneto che in frutteto.

“Non ci sono differenze sostanziali nel controllo di malattie e insetti”, ha spiegato Reinke.

Veloci, autonomi e precisi

I droni utilizzati vanno da 1 a 3 metri di apertura alare, con capacità di carico fino a 200 libbre (oltre 90 kg) e serbatoi che possono contenere fino a 68 litri di liquido. Il P100 Pro, ad esempio, ha una capacità di 57 litri. I modelli più recenti sono dotati di atomizzatori rotanti, che permettono di modulare la dimensione delle gocce e il flusso senza cambiare ugelli, offrendo maggiore flessibilità rispetto alle vecchie versioni.

Totalmente autonomi nel volo, i droni seguono rotte preprogrammate, permettendo agli operatori di concentrarsi più sulla pianificazione che sulla guida.

Un confronto sul campo

Nel 2024, durante una prova condotta presso il Southwest Michigan Research and Extension Center, è emerso che un trattore ha impiegato 5,2 ore per effettuare otto applicazioni di pesticidi su un campo di 2,5 acri. Un drone ha svolto la stessa funzione in 3,4 ore. Un’efficienza operativa che potrebbe fare la differenza, soprattutto in fine stagione o per interventi localizzati.

In collaborazione con l’entomologo Rufus Isaacs, Reinke ha inoltre testato l’efficacia dei droni nel contenimento della tignoletta dell’uva (grape berry moth). Questo lepidottero, particolarmente attivo in prossimità della raccolta, tende a invadere i vigneti dai margini. L’utilizzo dei droni per trattamenti di bordo ha mostrato risultati efficaci nel prevenire l’ingresso del parassita, offrendo una soluzione pratica senza dover rimettere in funzione i macchinari pesanti.

Un potenziale tutto da esplorare

Anche nei frutteti di ciliegio, pero e melo, i droni stanno attirando l’attenzione dei ricercatori. Emily Lavely, educatrice in arboricoltura presso MSU, ha condotto dimostrazioni su impianti a densità variabile nel centro sperimentale di West Central Michigan. Secondo Lavely, i droni possono essere ideali per applicazioni mirate, specie dove le chiome alte rendono difficoltoso l’intervento da terra.

Nel corso del 2025, un nuovo progetto prevede l’impiego di droni per il trattamento mirato del ciliegio acido, mirando alla parte alta della chioma dove si sviluppano le prime infezioni di cilindrosporiosi (cherry leaf spot), difficile da raggiungere con l’atomizzatore tradizionale.

Conclusione

I droni spruzzatori non rappresentano ancora un’alternativa completa agli spruzzatori terrestri, ma si affermano come uno strumento strategico per l’agricoltura di precisione, con vantaggi evidenti in termini di velocità, accessibilità e versatilità. La sfida ora passa all’ottimizzazione dei protocolli operativi, all’efficienza economica e alla formazione degli operatori. Ma una cosa è certa: l’agricoltura guarda sempre più in alto.

Fonte testo e immagine: goodfruit.com


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