L’incompatibilità d’innesto è una delle criticità più rilevanti per la frutticoltura, poiché può compromettere la continuità vascolare tra nesto e portinnesto, ridurre la produttività e la longevità degli impianti e, nei casi più gravi, provocare la rottura o la morte delle piante.
Il problema può manifestarsi poco dopo l’innesto oppure anche dopo 10-15 anni, rendendo difficile individuare tempestivamente le combinazioni a rischio. Una review ha riassunto i recenti progressi compiuti con approcci fisiologici, biochimici, molecolari e tecnologici (come tecniche di imaging non distruttivo e intelligenza artificiale), per migliorare la diagnosi precoce e rendere più affidabile la selezione delle combinazioni nesto-portinnesto.
Alla base dell’incompatibilità vi è un’integrazione anatomica e fisiologica incompleta tra i due bionti che ostacola la formazione di una connessione funzionale tra xilema e floema. In condizioni favorevoli, dopo l’innesto si sviluppa un tessuto di callo, dal quale differenziano nuove cellule cambiali e vascolari, consentendo il trasporto di acqua, elementi minerali e assimilati.
Nelle combinazioni incompatibili, invece, possono verificarsi discontinuità dei tessuti conduttori, degenerazione del floema, differenziazione vascolare irregolare e accumulo di composti fenolici in corrispondenza del punto d’innesto. Le conseguenze si riflettono sull’intera pianta: diminuiscono l’assorbimento idrico e la traslocazione dei carboidrati, si riducono la conduttanza stomatica e l’attività fotosintetica e possono comparire clorosi, arrossamenti fogliari, appassimento, defogliazione anticipata e rallentamento della crescita.
Tra gli strumenti più accessibili figurano le misure del contenuto in clorofilla mediante indice SPAD e l’analisi dell’attività fotosintetica, parametri che possono evidenziare alterazioni fisiologiche prima della comparsa di sintomi macroscopici. A questi si affiancano indicatori biochimici quali l’accumulo di fenoli, le variazioni dei profili di amido e zuccheri e l’attività degli enzimi antiossidanti, tra cui perossidasi e superossido dismutasi.
Nelle combinazioni incompatibili sono state frequentemente osservate modificazioni del metabolismo ossidativo e accumuli di composti fenolici, sebbene l’entità e la direzione delle risposte dipendano dalla specie e dalla specifica combinazione d’innesto. Questi indicatori, pertanto, risultano più informativi se interpretati congiuntamente anziché utilizzati singolarmente.
Un contributo importante alla diagnosi precoce deriva dalle prove di associazione degli internodi e dalle tecniche di fusione del callo, che permettono di valutare in laboratorio la capacità dei tessuti di marza e portinnesto di formare una connessione stabile. Studi sul ciliegio dolce hanno evidenziato differenze nel contenuto fenolico, nell’attività perossidasica e nel tasso di successo dell’unione tra combinazioni compatibili e incompatibili.
In particolare, alcune combinazioni con il portinnesto GF-305 hanno mostrato elevata attività perossidasica e minore successo della fusione, mentre altre con Gisela 6 hanno fornito risultati positivi in specifiche combinazioni cultivar-portinnesto. Tali risultati sottolineano l’importanza di valutare ogni combinazione specifica, evitando generalizzazioni basate sul solo genotipo del portinnesto.
Le tecnologie emergenti ampliano ulteriormente le possibilità di analisi. Microtomografia computerizzata, risonanza magnetica, spettroscopia terahertz e imaging iperspettrale consentono di studiare la struttura interna e le proprietà dei tessuti senza ricorrere necessariamente a campionamenti distruttivi.
Parallelamente, analisi trascrittomiche, metabolomiche ed epigenetiche stanno contribuendo a identificare geni e vie metaboliche coinvolti nella cicatrizzazione, nella riconnessione vascolare e nelle risposte allo stress. Marcatori genetici come SNP e regioni genomiche associate a caratteri di compatibilità potrebbero inoltre supportare i programmi di miglioramento genetico.
L’integrazione di queste informazioni con algoritmi di apprendimento automatico offre prospettive promettenti per classificare le combinazioni e prevedere il comportamento, ma richiede ancora validazione su specie, cultivar, portinnesti e condizioni ambientali differenti.
Il messaggio operativo è chiaro: nessun singolo test è oggi universalmente risolutivo. Combinare osservazioni anatomiche, indicatori fisiologici e biochimici e strumenti molecolari e digitali può tuttavia ridurre i tempi di valutazione e limitare gli insuccessi.
Fonte: Hamza, M., Soysal, D., Ullah, I., Sultan, Y., Aydin, E., Demirsoy, H., & Mohamed, H. I. (2026). Graft incompatibility in fruit trees in early detection: integrating physiological, molecular, and technological approaches. Planta, 264(3), 67. https://doi.org/10.1007/s00425-026-05094-9
Fonte immagine: Stefano Lugli
Andrea Giovannini
Dottore di Ricerca in Scienze e Tecnologie Agrarie, Ambientali e Alimentari - Arboricoltura Generale e Coltivazioni Arboree, Università di Bologna, IT
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