Ciliegio e suoli salini: la scelta del portinnesto è strategica

27 ago 2026
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L’eccessiva salinità del suolo porta a stress abiotici in grado di limitare la produttività del ciliegio dolce, soprattutto in aree aride e semiaride come quelle dello Xinjiang, in Cina, dove l’accumulo di sali nel terreno è più accentuato. In questo contesto, la scelta del portinnesto può assumere un ruolo strategico, poiché la tolleranza allo stress salino varia significativamente tra i diversi genotipi.

Un recente studio ha confrontato la risposta di cinque portinnesti di ciliegio – ‘Mahaleb CDR-1’, ‘Daqingye’, ‘Krymsk5’, ‘Gisela 6’ e ‘Colt’ – sottoposti a concentrazioni crescenti di NaCl, da 0 a 300 mmol L−1, in condizioni ambientali controllate. L’obiettivo era studiare parametri di crescita, fotosintesi, osmoregolazione e difesa antiossidante per ottenere una valutazione complessiva della tolleranza alla salinità dei portinnesti.

I risultati evidenziano una risposta dose-dipendente, caratterizzata da una fase iniziale di adattamento seguita da un progressivo peggioramento alle concentrazioni più elevate. A 150 mmol L−1 NaCl, infatti, alcuni indicatori fisiologici hanno mostrato un temporaneo incremento, mentre a 300 mmol L−1 tutti i portinnesti hanno evidenziato una marcata riduzione della crescita e della funzionalità fotosintetica.

Risposta fisiologica

‘Mahaleb CDR-1’ è risultato il genotipo più tollerante: alla massima salinità ha registrato le minori riduzioni della fotosintesi netta, della traspirazione e della conduttanza stomatica, rispettivamente pari al 55,77%, 19,82% e 58,31% rispetto al controllo.

La risposta biochimica conferma questa maggiore capacità di adattamento. Zuccheri solubili, proteine solubili e prolina, composti coinvolti nell’aggiustamento osmotico, hanno generalmente mostrato un aumento sotto stress moderato, seguito da una diminuzione con salinità più severa.

La prolina ha raggiunto il massimo a 150 mmol L−1, con il valore più elevato in ‘Mahaleb CDR-1’ (29,81 μg g−1), mentre ‘Colt’ ha evidenziato il valore più basso (25,85 μg g−1). Parallelamente, le attività degli enzimi antiossidanti catalasi (CAT), superossido dismutasi (SOD) e perossidasi (POD) sono aumentate alle concentrazioni moderate di NaCl, per poi diminuire alle dosi più elevate, indicando che la capacità di contrastare lo stress ossidativo viene progressivamente superata quando lo stress diventa troppo intenso.

Difesa antiossidante

Il contenuto di malondialdeide (MDA) – indicatore della perossidazione lipidica e del danno alle membrane – a 300 mmol L−1 è aumentato dell’80,84% in ‘Colt’, mentre l’incremento è stato molto più contenuto in ‘Mahaleb CDR-1’ e ‘Daqingye’.

L’analisi delle correlazioni ha inoltre evidenziato che crescita, aggiustamento osmotico, attività antiossidante e mantenimento della fotosintesi sono strettamente associati, mentre l’accumulo di MDA è correlato negativamente con questi parametri. Integrando dieci indicatori fisiologici e biochimici mediante un’analisi basata sulla funzione di appartenenza, è stata ottenuta una graduatoria interessante: ‘Mahaleb CDR-1’ > ‘Daqingye’ > ‘Krymsk5’ > ‘Gisela 6’ > ‘Colt’.

Lo studio identifica quindi ‘Mahaleb CDR-1’ e ‘Daqingye’ come i portinnesti più promettenti per condizioni saline, grazie alla capacità di coordinare aggiustamento osmotico, difesa antiossidante, integrità delle membrane e attività fotosintetica.

Prospettive di campo

I ricercatori sottolineano tuttavia che i risultati derivano da stress indotto esclusivamente con NaCl in condizioni controllate e non riproducono completamente la complessità dei suoli salino-alcalini dello Xinjiang, caratterizzati anche da solfati e bicarbonati. Sono pertanto necessarie ulteriori prove in condizioni di campo e con miscele saline più rappresentative al fine di validare i risultati ottenuti.

Fonte: Zhang, J., Lan, G., An, F., Xing, Z., Lin, C., & Cai, Y. (2026). Integrative Evaluation of Salt Tolerance in Cherry Rootstocks Using Phenotypic and Biochemical Markers. Plants, 15(5), 737. https://doi.org/10.3390/plants15050737 

Fonte immagine: Stefano Lugli

Andrea Giovannini
Dottore di Ricerca in Scienze e Tecnologie Agrarie, Ambientali e Alimentari - Arboricoltura Generale e Coltivazioni Arboree, Università di Bologna, IT


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