L’editing genetico potrebbe cambiare non soltanto il modo in cui vengono coltivati frutta e ortaggi, ma anche l’esperienza dei consumatori a tavola.
Una recente analisi di WIRED mette in luce alcune delle applicazioni più interessanti della tecnologia CRISPR in agricoltura, con Pairwise tra le aziende impegnate a sviluppare colture capaci di combinare praticità, produttività e maggiore resilienza.

Dalle more senza semi alle ciliegie gene-edited
Uno degli esempi più significativi riguarda le more. Pairwise sta lavorando allo sviluppo di frutti senza semi e senza spine, intervenendo contemporaneamente anche sul fronte della produttività. L’obiettivo è quindi ottenere caratteristiche utili sia per chi coltiva sia per chi acquista e consuma il prodotto.
Il raggio d’azione dell’azienda, tuttavia, non si limita alle more. Pairwise sta esplorando l’applicazione dell’editing genetico anche a ciliegie, mais, pesche e altre colture, cercando di introdurre caratteristiche in grado di rispondere alle esigenze dell’agricoltura e del mercato.
CRISPR accelera il miglioramento delle colture
La prospettiva più ampia va ben oltre la possibilità di rendere un frutto più semplice o piacevole da mangiare. CRISPR consente infatti ai ricercatori di realizzare modifiche genetiche mirate in tempi molto più rapidi rispetto ai tradizionali programmi di miglioramento vegetale.
Questo approccio potrebbe permettere di riunire nella stessa coltura caratteristiche differenti, come rese più elevate, maggiore capacità di affrontare caldo e siccità, resistenza alle malattie e una migliore conservabilità dopo la raccolta.
In prospettiva, tecnologie di questo tipo potrebbero contribuire a produrre maggiori quantità di cibo esercitando una pressione inferiore sul territorio e sulle altre risorse necessarie alla produzione agricola.
Partnership e licenze al centro della strategia
Pairwise non punta esclusivamente sulla costruzione di propri marchi destinati direttamente ai consumatori. Parte della strategia passa anche attraverso accordi, partnership e licenze tecnologiche.
L’azienda ha lavorato con importanti realtà dell’agricoltura, tra cui Bayer e Corteva. Parallelamente, alcune collaborazioni nella ricerca stanno studiando colture alimentari di base modificate attraverso gene editing, con l’obiettivo di ottenere varietà più resilienti per gli agricoltori delle aree maggiormente vulnerabili.
Un modello che potrebbe ampliare la diffusione delle innovazioni CRISPR, mettendo la tecnologia a disposizione di operatori già presenti nelle diverse filiere agricole.
Costi, investimenti e consumatori restano nodi decisivi
Il potenziale dell’editing genetico non elimina però gli ostacoli che ancora separano la ricerca dalla diffusione commerciale su larga scala. Le nuove colture dovranno innanzitutto arrivare ad agricoltori e consumatori a prezzi economicamente sostenibili.
A questo si aggiunge il rallentamento degli investimenti nelle tecnologie agricole rispetto ai livelli raggiunti negli anni precedenti. Rimane inoltre aperto il tema dell’accettazione pubblica.
In molti mercati le colture ottenute attraverso CRISPR hanno finora incontrato meno barriere normative rispetto agli organismi geneticamente modificati tradizionali.
Ciò non significa, tuttavia, che le preoccupazioni legate alla modificazione genetica siano destinate a scomparire: la percezione dei consumatori potrebbe avere un peso determinante sulla velocità di adozione dei nuovi prodotti.
Dalla promessa scientifica alla prova del mercato
CRISPR emerge quindi come una tecnologia agricola dalle possibilità considerevoli, ma ancora in una fase di sviluppo e consolidamento. Le applicazioni su ciliegie, more, pesche, mais e altre colture mostrano quanto possa diventare ampio il campo d’azione dell’editing genetico.
Per trasformare queste prospettive in alimenti realmente disponibili su larga scala servirà però l’avanzamento simultaneo di più fattori: ricerca scientifica, quadro normativo, capitali, adozione da parte degli agricoltori e domanda dei consumatori.
La vera sfida dei prossimi anni sarà proprio far convergere questi elementi, portando l’innovazione dai laboratori ai campi e, infine, sugli scaffali e sulle tavole.
Fonte: alimentcap.com
Fonte immagine: Stefano Luglio
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