Propagazione del portinnesto GiSelA 5: quale metodo scegliere per ottimizzarne le performance nei ceraseti

14 gen 2025
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La coltivazione del ciliegio è in aumento in Europa grazie alla crescente domanda di frutti di alta qualità ed al loro valore economico. La scelta del portinnesto e del metodo di propagazione riveste un ruolo cruciale nel determinare il successo della coltivazione.

Tra i portinnesti più utilizzati, GiSelA 5 si distingue per la capacità di ridurre il vigore delle piante, migliorare la resa e facilitare la gestione degli impianti intensivi. Il problema principale di questo portinnesto è la difficoltà di propagazione, che tradizionalmente richiede tecniche in vitro complesse e costose.

Un recente studio dalla Polonia ha confrontato due metodi di propagazione per GiSelA 5: l'utilizzo di talee semi-legnose ed il metodo in vitro, valutandone l'impatto sulla crescita degli alberi, in particolare sulle varietà “Bellise”, “Earlise”, “Lapins” e “Vanda”.

I risultati ottenuti evidenziano che il metodo di propagazione tramite talea offre vantaggi rispetto al metodo in vitro, specialmente per quanto riguarda alcuni parametri di crescita. Le piante propagate per talea hanno mostrato un diametro del tronco maggiore, con incrementi variabili dal 23% al 29% a seconda della varietà, e un numero di rami laterali notevolmente superiore, con aumenti compresi tra il 73% e il 172%.

Inoltre, l’apparato radicale delle piante propagate per talea si è dimostrato più sviluppato rispetto a quello delle piante propagate in vitro (dal 13.5% al 21.2%), ad eccezione della varietà “Earlise”.

Dal punto di vista fisiologico, non sono state riscontrate differenze significative nei parametri analizzati: peso fresco totale delle piante, massa fogliare o l'area della lamina fogliare. Tuttavia, i processi fisiologici come la fotosintesi netta e la concentrazione interna di CO2 delle foglie hanno mostrato valori più elevati durante il primo anno rispetto al secondo.

Questo risultato è attribuibile alle condizioni climatiche più favorevoli di quell'anno, caratterizzate da piogge frequenti e temperature estive miti, che hanno favorito la crescita vegetativa e migliorato l'efficienza fisiologica.

Un altro aspetto rilevante emerso dallo studio riguarda il rapporto tra la struttura dell’apparato radicale e l’assorbimento di acqua e nutrienti. Le piante propagate con talea presentavano radici più lunghe e robuste, il che ha consentito un migliore accesso alle risorse idriche e nutritive, soprattutto nei terreni con caratteristiche subottimali. Al contrario, le radici delle piante propagate in vitro tendevano ad essere più numerose ma meno sviluppate in lunghezza, limitando la capacità di adattamento a condizioni di stress idrico.

In conclusione, lo studio suggerisce che il metodo di propagazione tramite talea rappresenta una valida alternativa al metodo in vitro, non solo per il costo inferiore ma anche per i migliori parametri di crescita osservati in molte delle varietà analizzate. Tuttavia, esistono molte variabili che possono influenzare i risultati, come suolo, clima e varietà.

In generale, il metodo per talea è risultato particolarmente indicato per cultivar a crescita vigorosa e in condizioni climatiche favorevoli. Tuttavia, per garantire il successo, è essenziale adottare pratiche agronomiche adeguate, inclusa l'eventuale irrigazione supplementare, soprattutto in annate caratterizzate da scarsa disponibilità idrica. La scelta del metodo di propagazione dovrebbe quindi essere guidata non solo da considerazioni economiche ma anche dalle specifiche esigenze delle varietà e dalle condizioni ambientali del sito di coltivazione.

Fonte: Świerczyński, S., & Schroeter-Zakrzewska, A. (2024). Comparative Study on the Effect of GiSelA 5 Rootstock Propagation Methods on Sweet Cherry Growth and Physiology. Agronomy, 14(11), 2701. https://doi.org/10.3390/agronomy14112701.
Immagini: SL Fruit Service

Andrea Giovannini
Università di Bologna (IT)


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