La crescente variabilità climatica sta influenzando la cerasicoltura, specialmente nelle aree continentali ad alta quota dello Utah, dove il ciliegio acido (Prunus cerasus L.) è una coltura strategica.
Un recente studio ha analizzato due aspetti critici per la gestione tecnica del ceraseto: l’insorgenza di frutti doppi a causa degli stress termici estivi e l’affidabilità dei modelli fenologici basati sulla temperatura per la previsione della fioritura.
Entrambi i fenomeni sono strettamente legati alla dinamica termica e hanno ricadute economiche dirette sulla filiera.

Il problema dei frutti doppi
Il problema dei frutti doppi, una fisiopatia che comporta la formazione di due o più pistilli all’interno dello stesso fiore e lo sviluppo di frutti concresciuti, deformi e non idonei alla denocciolatura industriale.
Attraverso l’impiego di strutture mobili ricoperte in plastica per indurre stress termico controllato su piante adulte in diversi intervalli post-raccolta, è stato possibile individuare la finestra di maggiore suscettibilità durante la differenziazione delle gemme a fiore.
I trattamenti sono stati applicati settimanalmente per nove settimane dopo la raccolta e l’incidenza dei frutti doppi è stata valutata l’anno successivo sia sulle piante che sul prodotto raccolto meccanicamente.
I risultati evidenziano che lo stress termico imposto nella quinta settimana dopo la raccolta ha determinato l’incidenza più elevata di frutti doppi, con valori superiori a tre volte rispetto ai controlli non trattati in entrambe le annate di prova.
Variabilità interannuale e implicazioni
Ciò suggerisce che in questa fase avvenga la differenziazione dei primordi carpellari, analogamente a quanto osservato nel ciliegio dolce, specie nella quale temperature superiori a 30 °C durante la formazione del pistillo aumentano significativamente la frequenza di frutti doppi.
Un ulteriore aspetto emerso è la marcata variabilità interannuale: una stagione ha mostrato livelli complessivi di frutti doppi sensibilmente più elevati rispetto alla successiva, suggerendo che oltre al singolo evento di stress sono importanti anche le condizioni termiche pregresse e cumulative.
Dal punto di vista applicativo, l’individuazione di una finestra critica consente di concentrare eventuali strategie mitigative, come interventi irrigui o tecniche di raffrescamento, in un periodo circoscritto, ottimizzando costi e benefici.
I cambiamenti climatici e i modelli
I cambiamenti climatici stanno mettendo a dura prova la capacità predittiva dei modelli fenologici classici nel prevedere lo sviluppo delle gemme e la data di fioritura.
Durante lo studio sono stati raccolti dati di campo su più località per cinque anni consecutivi, confrontando l’andamento reale delle fasi fenologiche con le previsioni di diversi modelli termici: Utah Model, Utah Modified, North Carolina e Dynamic Model.
L’analisi mostra che il modello Utah rimane quello con la migliore accuratezza complessiva nella previsione della piena fioritura, con uno scarto medio contenuto entro due giorni ed una percentuale di classificazione corretta del 79%.
Tuttavia, le performance variano sensibilmente in funzione dell’anno e del sito, evidenziando limiti strutturali dei modelli a due fasi (chilling + heat accumulation) in condizioni climatiche non stazionarie.
In particolare, inverni più miti e primavere anticipate modificano l’equilibrio tra soddisfacimento del fabbisogno in freddo e accumulo di calore, rendendo meno robusta l’assunzione di sequenzialità netta tra endodormienza ed ecodormienza.
L’analisi suggerisce possibili miglioramenti, quali l’aggiornamento dei parametri di chilling requirement, l’integrazione di dati microclimatici aziendali e lo sviluppo di approcci dinamici.
Conclusioni dello studio
In conclusione, lo studio definisce una finestra temporale (tra la 4° e la 6° settimana dopo la raccolta) in cui lo stress termico estivo può portare alla formazione di frutti doppi, compromettendo la produzione.
Inoltre, conferma l’utilità dei modelli fenologici come strumenti predittivi a supporto delle decisioni, pur sottolineando la necessità di un loro adattamento alle nuove condizioni climatiche.
Nel complesso, emerge l’importanza della gestione della temperatura, che rappresenta oggi uno dei principali fattori per garantire stabilità produttiva e qualità industriale nel ciliegio acido.
Fonte: Moon, J. M. (2025). Temperature Effects on Fruit Doubling and Bloom Prediction in Tart Cherry. All Graduate Theses and Dissertations, Fall 2023 to Present. 589. https://doi.org/10.26076/0f3c-86ba
Fonte immagine: Stefano Lugli
Andrea Giovannini
Dottore di Ricerca in Scienze e Tecnologie Agrarie, Ambientali e Alimentari - Arboricoltura Generale e Coltivazioni Arboree, Università di Bologna, IT
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