Come gestire al meglio gli apporti azotati negli impianti di ciliegio

10 dic 2024
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Le drupacee sono un gruppo di piante da frutto che include pesche, susine, ciliegie, albicocche e mandorle. Queste specie, di grande diffusione e rilevanza economica, richiedono un’attenta gestione, in particolare per quanto riguarda la fertilizzazione azotata.

Infatti, tra i macroelementi, l’azoto (N) gioca un ruolo fondamentale nello sviluppo delle foglie, nella capacità fotosintetica e nella formazione di zuccheri e carboidrati indispensabili per la crescita dei frutti. Tuttavia, la gestione di questo elemento richiede estrema attenzione per evitare sia carenze, che possono compromettere la qualità del raccolto, sia eccessi, che possono influire negativamente sulla struttura e sul sapore del frutto, oltre ad aumentare i rischi di malattie ed i costi.

Un aspetto importante nella gestione azotata è l’interazione con la sostanza organica del suolo, che ne influenza la dinamica. Ad esempio, l’aumento di sostanza organica nel suolo può potenzialmente aumentare la disponibilità di azoto per microrganismi e piante.

L’azoto viene rimobilizzato dalle foglie senescenti agli organi di riserva della pianta, come radici, tronco e rami. Questo processo, tipico delle specie decidue, avviene in autunno e permette di accumulare azoto per il successivo periodo di utilizzo in primavera, quando la pianta riprende la crescita. Questo meccanismo è molto importante per le prime fasi del ciclo vegetativo, quando le basse temperature del suolo limitano l’assorbimento di nutrienti dalle radici. In queste condizioni, le riserve accumulate forniscono il nutrimento necessario per lo sviluppo di germogli, foglie e fiori.

La fertilizzazione azotata influisce su importanti aspetti della produzione, come la qualità del frutto. Dosaggi moderati favoriscono una maggiore dolcezza, consistenza e dimensione dei frutti, mentre dosi eccessive possono comprometterne la qualità, riducendo la compattezza della polpa, il contenuto zuccherino e portando ad una maggiore suscettibilità a malattie e difetti estetici (es. scarsa colorazione). Per evitare questo, è essenziale monitorare lo stato nutrizionale della pianta, ad esempio tramite analisi fogliari.

L’applicazione di azoto in momenti specifici, come in estate o autunno, si è dimostrata più efficace rispetto all’inverno, limitando al contempo i rischi di lisciviazione e ottimizzando la disponibilità del nutriente nel periodo di maggiore richiesta. La combinazione dell’azoto con altri nutrienti, in particolare il potassio, può migliorare i benefici, ottimizzando sia la qualità del frutto che la sua conservabilità. Anche l’applicazione fogliare può essere efficace, soprattutto se integrata con la fertilizzazione al suolo. 

Tuttavia, l’efficienza di questa pratica dipende da diversi fattori, tra cui lo spessore della cuticola fogliare, le condizioni ambientali ed il momento di applicazione. L'applicazione al suolo è generalmente preferita per fornire un apporto di azoto prolungato, mentre l'applicazione fogliare e la fertirrigazione a goccia possono essere utilizzate per un'integrazione più mirata e immediata.

Infine, sulla base degli studi effettuati, in generale, per una crescita e produttività ottimali, nelle drupacee è necessario un dosaggio di azoto compreso tra 60 e 130 kg/ha/anno. Nel contesto della moderna agricoltura, la gestione dell’azoto rappresenta una priorità. Il monitoraggio dello stato nutrizionale delle piante è fondamentale per migliorare la produttività e la qualità del raccolto, riducendo al contempo l’impatto ambientale. Adattare le pratiche alle esigenze specifiche delle varietà e alle condizioni locali è la fondamentale per una coltivazione efficiente e sostenibile delle drupacee.

Fonte: Chawla, R., & Kumar Sharma, S. (2024). Nitrogen fertilization of stone fruits: a comprehensive review. Journal of Plant Nutrition, 1-41. https://doi.org/10.1080/01904167.2024.2405990.
Immagini: SL Fruit Service

Andrea Giovannini
Università di Bologna (IT)


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