Ciliegie in serra: occorre migliorare la salute e lo stato nutrizionale dei suoli

23 dic 2025
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L’agricoltura in ambiente protetto a Chifeng, nella Mongolia Interna (Cina), ha iniziato a svilupparsi agli inizi degli anni Novanta, puntando soprattutto su serre solari e serre in plastica.

In queste strutture si sono affermate coltivazioni come melanzane, frutta, meloni e ortaggi, che per lungo tempo hanno rappresentato una delle principali colonne portanti dell’economia agricola locale.

Tuttavia, con il passare degli anni e il ripetersi delle stesse colture sugli stessi terreni, sono emersi problemi sempre più evidenti: stanchezza del terreno, ostacoli dovuti alla coltivazione prolungata e continua, aumento delle malattie trasmesse dal terreno.

A tutto ciò si sono aggiunti l’andamento instabile del mercato orticolo e il costante aumento dei costi della manodopera, fattori che hanno progressivamente ridotto la redditività delle produzioni tradizionali.

Una nuova coltura alternativa

In questo contesto, la coltivazione del ciliegio dolce in serra solare si è fatta strada come una valida alternativa.

Questa coltura presenta infatti diversi vantaggi: richiede un minore apporto di lavoro umano, garantisce una produzione relativamente stabile e offre buone prospettive economiche.

Studi precedenti hanno dimostrato che il ciliegio dolce è in grado di superare l’inverno e di crescere regolarmente nelle condizioni climatiche di Chifeng, producendo frutti di buona qualità.

Per questi motivi, negli ultimi anni è diventato una delle colture simbolo su cui puntare per la riconversione e l’ottimizzazione dell’agricoltura locale.

Lo stato nutrizionale dei suoli

Con l’espansione su larga scala dei ceraseti in serra, è emersa però una nuova questione cruciale: lo stato nutrizionale dei suoli.

In particolare, la disponibilità di elementi nutritivi e microelementi è sufficiente a sostenere una coltura esigente come il ciliegio dolce?

Per rispondere a questa domanda, lo studio ha analizzato i terreni delle principali aree di produzione di ciliegie in serre solari a Chifeng, valutando il contenuto di diversi microelementi attraverso campionamenti sistematici.

I campioni di suolo sono stati raccolti con il metodo a cinque punti (chiamato anche a forma di “S”), una tecnica che consente di ottenere un quadro rappresentativo delle condizioni del terreno.

I risultati delle analisi

I risultati delle analisi mostrano una situazione articolata. Il contenuto medio di ossido di calcio (CaO) risulta relativamente abbondante, mentre quello di ossido di magnesio (MgO) è complessivamente carente in tutti i campioni analizzati.

Anche lo zolfo totale presenta valori medi discreti, ma con una percentuale significativa di terreni in condizioni di carenza.

Per quanto riguarda i microelementi, rame e zinco si collocano su livelli medio-bassi, mentre il boro risulta marcatamente deficitario nella grande maggioranza dei suoli.

Il molibdeno, al contrario, mostra una disponibilità generalmente soddisfacente.

Strategie per una produzione sostenibile

Nel complesso, i dati indicano che, sebbene il ciliegio dolce possa essere coltivato con successo nelle serre solari di Chifeng, i terreni presentano carenze diffuse di alcuni microelementi fondamentali e una forte variabilità spaziale.

Per garantire una produzione sostenibile e di qualità nel lungo periodo, sarà quindi necessario intervenire con strategie mirate di miglioramento del suolo e di fertilizzazione.

In particolare, lo studio suggerisce di aumentare l’apporto di fertilizzanti a base di magnesio e microelementi, così da soddisfare pienamente le esigenze nutrizionali del ciliegio dolce e consolidare questa coltura come risorsa chiave per lo sviluppo agricolo della regione.

Fonte: Qin, L., Wang, Q., Lv, Y., Zhang, J., Wang, J., Xu, Y., Zhang, D. & Zhou, J. (2025). Classification and Spatial Distribution of Macronutrients and Micronutrients in the Soil of Greenhouse Sweet Cherries. American Journal of Biochemistry and Biotechnology, 21(2), 245-251. https://doi.org/10.3844/ajbbsp.2025.245.251 

Fonte immagine: Porta

Melissa Venutri
Università di Bologna


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