Coperture multifunzionali nel ciliegio: gli effetti su microclima, fisiologia e produzione

07 apr 2026
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Negli ultimi anni la cerasicoltura sta affrontando condizioni climatiche sempre più variabili, che rendono necessario l’utilizzo di coperture per proteggere gli impianti dalla pioggia, dalla grandine e nel caso di reti multifunzionali anche dalla Drosophila suzukii e agenti atmosferici. Tuttavia sul mercato esiste un’ampia offerta di coperture caratterizzate da diversi livelli di ombreggiamento, traspirabilità, impermeabilità e colore che possono influenzare in maniera diversa la fisiologia della pianta, anche a seconda della vigoria, dell’architettura della chioma e dell’ambiente di coltivazione del ceraseto.

Il progetto “CHOICE” “Optimizing cherry physiologycal performance through the correct CHOICE of multifunctional covers”, finanziato dal Ministero per l’Università e la Ricerca e portato avanti in collaborazione dall’Università di Bologna, dall’Università di Modena e Reggio Emilia e dall’Università di Napoli Federico II ha studiato gli effetti delle coperture in diversi contesti cerasicoli e ambientali, al fine di sviluppare modelli per aiutare i cerasicoltori a scegliere la copertura corretta in funzione di fattori quali la vigoria del portinnesto (e quindi l’architettura della pianta) e l’ambiente di coltivazione.

I risultati sono stati presentati durante un webinar internazionale ed una conference finale tenutosi rispettivamente il 17 ed il 20 febbraio 2026, per i quali le registrazioni sono disponibili ai seguenti link:

Gli studi sono stati condotti sia in Emilia Romagna, dal team guidato dalla Prof.ssa Brunella Morandi, presso l’azienda sperimentale dell’Università di Bologna, sia in Campania, dal team guidato dal Prof. Boris Basile, presso un’azienda commerciale. Gli studi, portati avanti su diverse cultivar hanno valutato gli effetti di diverse tipologie di copertura su microclima, fisiologia della pianta, crescita del frutto, produzione e qualità del frutto alla raccolta. I ceraseti avevano caratteristiche differenti per gestione colturale, forma di allevamento, portinnesto e vigoria, creando così un range di condizioni in cui è stato possibile testare la risposta della coltura a diversi livelli e tipologie di ombreggiamento.

Microclima del ceraseto e condizioni ambientali

Entrambe le prove hanno mostrato risultati coerenti, evidenziando in modo chiaro come la presenza di reti antipioggia ombreggianti, dal 20 al 40%, modifichi il microclima all’interno del ceraseto, riducendo il VPD negli alberi coperti rispetto al controllo. Questo significa che sotto una rete, se in condizioni sufficientemente arieggiate, si crea un microclima meno stressanti per la pianta: la radiazione solare viene parzialmente attenuata e l’umidità relativa tende a rimanere più elevata, riducendo la velocità con cui l’acqua viene persa attraverso la traspirazione. L’effetto diventa particolarmente evidente nelle ore centrali della giornata, quando temperature elevate e bassa umidità relativa possono determinare condizioni di forte stress evaporativo per gli alberi non coperti.

Tali risultati possono tuttavia non ripetersi in caso di coperture plastiche completamente impermeabili che potrebbero invece creare un effetto serra tale da aumentare troppo la temperatura.

Stato idrico dell’albero e fotosintesi

La modifica del microclima ha avuto effetti diretti anche sul comportamento fisiologico delle piante. In entrambi gli ambienti gli alberi sotto alle coperture hanno mostrato un potenziale idrico del fusto meno negativo, segnale di un migliore stato idrico rispetto alle piante non coperte.

Parallelamente è stata osservata una maggiore conduttanza stomatica, accompagnata da valori più elevati di fotosintesi. Questo indica che un moderato livello di ombreggiamento consente alle piante di mantenere una maggiore attività fisiologica senza subire gli effetti negativi dello stress idrico. Quando l’ombreggiamento diventa più intenso, come nel caso della rete al 40%, il beneficio tende invece a ridursi. Una riduzione troppo marcata della radiazione può infatti limitare la disponibilità di energia per la fotosintesi.

Tabella 1: Valori medi del potenziale idrico del fusto (Ψstem), della conduttanza stomatica (gs) e del tasso fotosintetico netto (Pn) misurati nel 2024 e 2025 sotto diversi livelli di ombreggiamento (0%, 20% e 40%), nella prova condotta a Bologna sulla cultivar “Sweet Saretta”. I simboli riportati nella riga “Statistic” indicano il livello di significatività delle differenze tra i trattamenti: ns = non significativo; * = p < 0,05; ** = p < 0,01; *** = p < 0,001

Crescita del frutto e produttività

Le differenze osservate a livello fisiologico si riflettono anche sulla crescita dei frutti. Nel corso delle diverse stagioni di prova gli alberi sotto rete al 20% hanno generalmente mostrato frutti con diametro leggermente superiore rispetto al controllo, soprattutto durante la fase di rapido accrescimento finale. Questo risultato è coerente con il miglior stato fisiologico delle piante: una maggiore disponibilità di assimilati e un migliore equilibrio idrico favoriscono infatti lo sviluppo dei frutti. Anche dal punto di vista produttivo, gli alberi sotto rete al 20% hanno mostrato valori medi di resa per pianta più elevati, mentre il trattamento con ombreggiamento al 40% ha evidenziato risultati intermedi.

Qualità dei frutti e variabilità dei risultati

Per quanto riguarda la qualità dei frutti, i risultati hanno mostrato una risposta più variabile, lasciando intendere come l’ombreggiamento pur favorendo la crescita del frutto e la produttività, possa invece ridurre il contenuto in sostanza secca ed in solidi solubili, portando ad un prodotto potenzialmente meno dolce. Tuttavia, i dati mostrano come l’effetto dell’ombreggiamento sulla qualità possa dipendere anche dalle condizioni climatiche specifiche dell’annata.

I dati generati dalle prove portate avanti in Emilia Romagna e Campania hanno permesso al gruppo del Dr. Francesco Reyes, dell’Università di Modena e Reggio Emilia di adattare al ciliegio modelli esistenti per la previsione dell’effetto delle coperture sul microclima della chioma e di conseguenza sulla sua capacità di assimilazione. Pur ancora in fase di perfezionamento, l’idea è che i modelli utilizzati possano permettere un giorno di ottimizzare la scelta della tipologia di copertura (es. livello di ombreggiamento, materiale etc.) in funzione dell’ambiente e della vigoria del ceraseto, al fine di massimizzare le performance fisiologiche permettendo alle reti di agire non soltanto come strumento di protezione verso gli agenti atmosferici e/o biotici ma anche come importante strumento di adattamento a stress abiotici quali temperature eccessive o siccità.

Conclusioni e risultati del progetto CHOICE

Nel complesso, i risultati del progetto “CHOICE” indicano come un ombreggiamento moderato, intorno al 20%, possa rappresentare un buon compromesso tra protezione dal clima e disponibilità di luce per la fotosintesi.

Un ombreggiamento più elevato può ridurre parte dei benefici, evidenziando l’importanza di scegliere con attenzione il livello di copertura più adatto alle condizioni dell’impianto. In un contesto di cambiamento climatico, le reti ombreggianti e i sistemi monofila si confermano quindi strumenti utili per rendere i ceraseti più resilienti, migliorando il microclima e sostenendo la fisiologia delle piante senza compromettere la produzione.

Fonte immagine: Stefano Lugli

Brunella Morandi
Università di Bologna

Comitato scientifico Cherry Times


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