Fertilizzazione dell’amarena in Russia: strategie azotate per aumentare la resa agricola

05 set 2025
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La Russia ad oggi è il paese leader in Europa sia per volume di produzione che per superficie coltivata di amarena. In cifre questo si traduce con 297.200 tonnellate di amarene raccolte da 46.442 ettari.

Con l’espansione della coltivazione, cresce anche la necessità di strategie di fertilizzazione più intelligenti, in particolare per quanto riguarda l’azoto, che è un nutriente fondamentale per la crescita dei frutti.

La gestione di questo macronutriente si basa sul monitoraggio continuo nel suolo durante tutta la stagione vegetativa. Infatti, la disponibilità di azoto nel suolo subisce variazioni tra primavera e autunno a causa dell’attività microbica.

L’azoto è un elemento determinante per lo sviluppo dei frutti, influenzando sia la resa che la qualità.

Gestione dell'azoto e impatti ambientali

Attenzione però: un eccesso di fertilizzanti azotati può avere effetti controproducenti perché riduce l’efficienza agronomica, altera il ciclo naturale dell’azoto e accelera la mineralizzazione della sostanza organica, contribuendo all’inquinamento ambientale se viene applicato in elevate quantità.

All’ Istituto di ricerca per la selezione delle colture frutticole della provincia di Orël (Russia) hanno analizzato l’effetto dei fertilizzanti azotati e potassici sulle dinamiche stagionali dell’azoto minerale nel suolo, sulla resa degli alberi e sull’accumulo di nitrati nei frutti.

L’esperimento si è svolto tra il 2018 e il 2022 in un frutteto non irrigato situato nella zona della steppa forestale dell'Altopiano Centrale Russo (regione di Orel).

Ogni primavera sono stati applicati urea e solfato di potassio, con dosi crescenti da N30-K40 fino a N120-K160.

Risultati sull'azoto e resa delle piante

E’ stato riscontrato che le fluttuazioni stagionali dell’azoto minerale nel suolo—soprattutto ammonio (NH4) e nitrato (NO3)—sono state influenzate dalle condizioni meteorologiche, dall’assorbimento da parte delle piante e dalle dosi di fertilizzanti applicate.

I livelli di NH4 erano più alti a maggio, per poi diminuire drasticamente (da 2,5 a 12 volte) entro luglio-agosto. Questo andamento si è osservato sia nei terreni fertilizzati che in quelli no.

Nei suoli non fertilizzati, i livelli di nitrati sono rimasti abbastanza costanti durante la stagione, mentre i suoli fertilizzati hanno mostrato variazioni legate principalmente al meteo stagionale.

L’applicazione annuale di urea (N60–120) ha aumentato sensibilmente l’azoto disponibile nello strato superficiale del suolo (0–20 cm): NH4 è aumentato da 2 a 12 volte, mentre NO3 da 18 a 70 volte.

Ottimizzazione della fertilizzazione

Tuttavia, non si è verificato un accumulo a lungo termine di azoto nella zona radicale. I livelli di azoto disponibile dipendevano dalle condizioni idriche e termiche, dalle esigenze degli alberi e dalle quantità di fertilizzanti applicati.

Quando le dosi superavano N60-K80, i nitrati cominciavano a migrare negli strati più profondi del suolo.

Per quanto riguarda la resa, gli alberi non hanno mostrato risposte significative alla fertilizzazione azoto-potassica fino a quando la produzione non ha superato le 15 tonnellate per ettaro.

Per ottenere questa resa, erano sufficienti le riserve naturali di azoto minerale (NH4 e NO3) pari a 18 ± 5 mg/kg.

Per aumentare la resa fino a 20 t/ha, era necessario aggiungere N60-K80, il che ha portato a un incremento del 33,7%.

Dosi superiori (N90-K120 o N120-K160) si sono rivelate eccessive e non hanno prodotto ulteriori benefici.

Inoltre, l’applicazione dei fertilizzanti non ha provocato accumuli di nitrati nei frutti, mantenendoli sicuri per il consumo.

Fertilizzare è importante, ma farlo nei giusti quantitativi lo è ancora di più.

Fonte: Roeva, T.A., Leonicheva, E.V. & Leontieva, L.I. The Nitrogen Regime of Haplic Luvisol under a Cherry Orchard and the Yield of Trees Associated with the Application of Fertilizers. Moscow Univ. Soil Sci. Bull. 79 (Suppl 2), S84–S94 (2024). https://doi.org/10.3103/S014768742470056X

Fonte immagine: 

Melissa Venturi
Università di Bologna


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