Migliorare la germinazione in ciliegio acido per aumentare l’efficienza del miglioramento genetico

09 set 2025
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La scarsa germinazione dei semi è uno dei grossi limiti nei programmi di miglioramento genetico del ciliegio acido (Prunus cerasus L.), questo causa una drastica riduzione del numero di piantine disponibili rispetto all’elevato impegno richiesto in termini di impollinazioni controllate e gestione del materiale vegetale.

Il problema è legato alla dormienza fisiologica tipica delle specie del genere Prunus, dovuta alla presenza di inibitori della germinazione distribuiti in diverse componenti del seme, tra cui endocarpo, tegumento, endosperma e cotiledoni, che ritardano e limitano l’emissione della radichetta anche in condizioni ambientali ottimali.

Tradizionalmente, per superare questa barriera fisiologica, viene utilizzata la stratificazione a freddo, ma questa richiede tempi lunghi e non sempre garantisce una germinazione uniforme, con conseguente allungamento dei cicli di selezione ed aumento dei costi.

Studio recente in Polonia

Un recente studio condotto presso il National Institute of Horticultural Research di Skierniewice, in Polonia, ha testato diverse combinazioni di stratificazione a 5 °C e rimozione meccanica di barriere fisiche e fonti di inibitori in tre cultivar di ciliegio acido: “Wanda”, “Wroble” e Lutowka”, per incrementare la percentuale di germinazione e migliorare la crescita iniziale dei semenzali.

Le prove hanno mostrato che la rimozione del tegumento, seguita dall’esposizione degli embrioni a temperatura di 20 °C dopo 90 giorni di stratificazione a freddo, ha permesso di ottenere percentuali di germinazione comprese tra l’80 ed il 90% in soli 10–15 giorni, rispetto a valori compresi tra il 16,4% e 54,4% con la stratificazione tradizionale, anche se prolungata fino a 150 giorni.

Inoltre, tale protocollo ha permesso di produrre piantine vigorose alte 20–25 cm, in cinque mesi, quando con il metodo convenzionale molti semi non erano ancora germinati.

Durata e risposta dei genotipi

La durata della stratificazione si è rivelata un fattore determinante non solo per la germinazione ma anche per la crescita delle piantine: trattamenti più brevi (30 o 60 giorni) hanno ridotto significativamente sia l’uniformità sia il vigore dei semenzali, con internodi accorciati e crescita stentata.

Il genotipo ha inciso sulla risposta: “Wroble” e “Lutowka” hanno mostrato una capacità di germinazione più elevata rispetto a “Wanda”, confermando quanto riportato in letteratura per cui le drupe di cultivar a maturazione più precoce spesso non raggiungono una completa maturità del seme.

Anche il taglio parziale dei cotiledoni ha influenzato la germinazione, aumentando la percentuale di embrioni che iniziavano lo sviluppo, ma penalizzando la successiva crescita a causa della riduzione delle riserve disponibili nei tessuti embrionali.

Metodologia combinata ed efficienza

I risultati confermano l’importanza di integrare approcci combinati: la disattivazione degli inibitori mediante esposizione al freddo e la rimozione di barriere meccaniche e fonti interne di sostanze inibenti permettono di ridurre i tempi dei cicli per il breeding, migliorando l’e^icienza complessiva.

In particolare, la possibilità di ottenere in tempi rapidi un elevato numero di semenzali vigorosi consente di accelerare le fasi di valutazione dei caratteri d’interesse, con un impatto diretto sui costi e sul miglioramento ottenibile per unità di tempo.

Questa metodologia può fornire un interessante contributo ai programmi di miglioramento di Prunus cerasus L., e può potenzialmente essere estesa ad altre specie a^ini a seme duro e dormienza complessa, aumentando l’e^icienza della gestione del materiale genetico nei centri di ricerca e nelle aziende vivaistiche.

Fonte: Szymajda, M., & Maciorowski, R. (2025). Seed Preparation Methods for Increasing the Germination of Sour Cherry (Prunus cerasus L.). Forests, 16(3), 516. https://doi.org/10.3390/f16030516 

Fonte immagine: Marek Szymajda 2025

Andrea Giovannini
Università di Bologna


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