La produttività del ciliegio dolce dipende in larga misura dall’efficienza dell’impollinazione entomofila, soprattutto nei moderni impianti caratterizzati da cultivar autoincompatibili che richiedono il trasferimento di polline compatibile tra varietà differenti. Un recente studio condotto in 16 ceraseti convenzionali del Cile centrale ha analizzato il ruolo dei principali visitatori dei fiori, analizzandone il comportamento di foraggiamento attraverso un sistema di monitoraggio video ad alta risoluzione.
L’obiettivo era comprendere quali gruppi di insetti possiedano caratteristiche realmente favorevoli al trasferimento del polline e, quindi, all'efficace fecondazione dei fiori.
Nel corso delle osservazioni sono state registrate oltre 3000 visite floreali. Gli imenotteri hanno rappresentato il gruppo dominante, con il 65% delle visite complessive, quasi interamente attribuibili all’ape domestica (Apis mellifera), mentre le api selvatiche hanno inciso in maniera marginale.
I ditteri hanno costituito circa un terzo delle visite, soprattutto grazie all’elevata presenza di Bibionidae del genere Dilophus e di numerose specie di sirfidi. Coleotteri e lepidotteri sono risultati invece scarsamente rappresentati.

Comportamenti degli insetti
Lo studio ha riportato differenze comportamentali tra i vari gruppi di insetti. Le api hanno mostrato peculiarità più favorevoli all’impollinazione: permanenza molto breve sul singolo fiore, elevata frequenza di movimento tra fiori e frequente contatto diretto con lo stigma.
Queste caratteristiche sono considerate molto importanti nei sistemi autoincompatibili, dove il successo dell’allegagione dipende dalla capacità dell’insetto di trasferire rapidamente polline tra fiori appartenenti a cultivar differenti. Bombi e api mellifere, in particolare, hanno evidenziato percentuali di contatto con lo stigma superiori al 90%.
Al contrario, molti ditteri e coleotteri hanno manifestato comportamenti meno efficienti dal punto di vista dell’impollinazione. I Bibionidae, pur molto abbondanti, rimanevano a lungo sullo stesso fiore e raramente entravano in contatto con le strutture riproduttive.
Anche i piccoli coleotteri mostravano movimenti estremamente limitati, spesso restando per diversi minuti all’interno della stessa infiorescenza. Questo comportamento riduce la dispersione del polline e limita la probabilità di impollinazione incrociata.
Contatto con lo stigma
I sirfidi hanno mostrato una situazione intermedia: pur trascorrendo meno tempo sui fiori rispetto ad altri ditteri, entravano in contatto con lo stigma soprattutto attraverso le zampe, modalità ritenuta meno efficace per il trasporto del polline rispetto al contatto diretto del corpo.
La dimensione del corpo dell’insetto ha mostrato una relazione positiva con la probabilità di contatto con lo stigma. Gli insetti di maggiori dimensioni, come bombi, api mellifere e alcuni coleotteri di grandi dimensioni, risultavano molto più inclini a sfiorare le strutture riproduttive del fiore durante il foraggiamento.
Al contrario, molte piccole api selvatiche riuscivano ad alimentarsi senza toccare efficacemente lo stigma, riducendo il loro potenziale contributo all’impollinazione.
La diversità complessiva degli impollinatori presenti nei ceraseti convenzionali studiati è risultata bassa. Rispetto ai sistemi europei o nordamericani, i frutteti cileni mostravano una scarsissima presenza di api selvatiche di media e grande taglia, considerate tra gli impollinatori più efficienti del ciliegio.
Strategie agronomiche
Probabilmente la gestione intensiva dei frutteti e la limitata disponibilità di habitat e risorse floreali alternative hanno penalizzato fortemente queste specie.
Nel complesso, lo studio conferma che la semplice abbondanza di visitatori floreali non è sufficiente per garantire un’elevata qualità dell’impollinazione. L’efficacia dipende soprattutto da specifici tratti comportamentali e morfologici, quali mobilità tra fiori, rapidità di visita e frequenza di contatto con lo stigma.
I risultati suggeriscono quindi l’adozione di strategie agronomiche orientate a incrementare la biodiversità degli impollinatori, favorendo la presenza di api selvatiche e riducendo la dipendenza esclusiva dagli alveari commerciali, con possibili benefici sia sulla stabilità produttiva sia sulla resilienza ecologica dei ceraseti.
Fonte: Rivers‐Moore, J., Murúa, M., & Zaviezo, T. (2026). Foraging Behaviour of Floral Visitors as an Indicator of Pollination Potential in Sweet Cherry Orchards. Journal of Applied Entomology, 150(4), 475-486. https://doi.org/10.1111/jen.70050
Fonte immagine: Stefano Lugli
Andrea Giovannini
Dottore di Ricerca in Scienze e Tecnologie Agrarie, Ambientali e Alimentari - Arboricoltura Generale e Coltivazioni Arboree, Università di Bologna, IT
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