La difesa di ciliegie e frutti rossi entra in una fase decisiva. Nel 2026, in Francia, la pressione di Drosophila suzukii resta una delle principali criticità per i produttori, spingendo istituti di ricerca, tecnici e imprese private a sperimentare soluzioni più mirate, sostenibili e compatibili con la riduzione degli input chimici.

Esche attrattive: meno insetticida, stessa protezione?
Tra le linee di lavoro annunciate dal CTIFL per il 2026 figurano formulazioni attrattive pensate per indurre i moscerini della frutta a ingerire dosi molto basse di insetticida. L’obiettivo è contenere i danni sui frutti senza ricorrere a trattamenti generalizzati.
Esperienze condotte all’estero hanno indicato che alcune formulazioni possono mantenere un livello di protezione comparabile, riducendo la quantità di insetticida fino al -90%. In questo scenario, prodotti come Probandz di Russell IPM e Combi-protec di Andermatt, già citati come riferimenti operativi in altri Paesi, saranno oggetto di prove comparative per verificarne l’adattabilità alle filiere francesi.
I test valuteranno l’efficacia sui frutti raccolti, la durata della protezione e l’accettabilità sul piano regolatorio e commerciale.
Ganaspis kimorum e lotta biologica mirata
Un secondo fronte riguarda la lotta biologica diretta. Nel 2026 sono programmati lanci pilota di Ganaspis kimorum, parasitoide specifico di D. suzukii, in collegamento con le autorizzazioni disponibili e con le capacità di allevamento di Inrae.
L’obiettivo è osservare l’insediamento del parasitoide e il suo impatto in condizioni francesi. Il percorso richiede però tempo: la durata media di installazione di un parasitoide è stimata intorno a tre anni, motivo per cui i siti pilota saranno seguiti su base pluriennale.
Le équipe tecniche monitoreranno anche le interazioni con gli insetti utili già presenti, oltre all’effetto delle pratiche colturali come reti, irrigazione e trattamenti residui.
Maschi sterili e incompatibilità microbica
La tecnica dell’insetto sterile, o TIS, viene testata sia in condizioni semi-controllate sia in frutteti aperti. Il principio è ridurre la riproduzione delle popolazioni selvatiche attraverso il rilascio di maschi irradiati.
Alcune prove in frutteti protetti hanno già mostrato una diminuzione dei danni su determinate varietà, soprattutto quando la quota di accoppiamenti con maschi sterili risulta elevata. Restano però da definire meglio i calendari di rilascio in funzione della fenologia varietale.
Secondo Simon Fellous di Inrae, sarà essenziale coinvolgere produttori volontari per verificare l’effettiva applicabilità in campo e stimare costi, organizzazione e logistica.
In parallelo, il progetto Optimistii punta a combinare TIS e tecnica dell’insetto incompatibile (TII), basata su Wolbachia. La prospettiva è migliorare la competitività dei maschi rilasciati e ridurre la dose di irradiazione necessaria.
Gli esperimenti TIS-TII previsti nel 2027 saranno condotti su piccoli ciliegi in serra, con l’obiettivo di affinare dosi, frequenza dei rilasci e rapporto tra maschi sterili e maschi selvatici prima di un eventuale passaggio ai frutteti.
Verso strategie integrate per le aziende
Per i produttori interessati, il coinvolgimento passerà dai network regionali, tra cui CTIFL, camere dell’agricoltura e associazioni di produttori. L’adesione ai siti-test richiederà preparazione tecnica: monitoraggio fenologico, trappole, gestione delle reti e coordinamento con i protocolli sperimentali.
Le autorità sanitarie e ambientali continueranno a seguire autorizzazioni e valutazioni dei rischi non target. I risultati attesi tra 2026 e 2027 potranno orientare nuove raccomandazioni operative per una difesa integrata più sostenibile, particolarmente importante per le aziende di piccola e media dimensione.
Fonte: Agronews
Fonte immagine: FiBL, S. Stöckli
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