Pseudomonas e malattie del legno: le nuove minacce per il ciliegio

10 feb 2026
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I casi di morte improvvisa registrati recentemente confermano che Pseudomonas syringae e le malattie del legno continueranno a rappresentare una sfida per l’industria del ciliegio. La combinazione di ricerca applicata, diagnosi, gestione integrata e decisioni tempestive in campo sarà fondamentale per sostenere una crescita sana della coltura.

Il cancro batterico, causato da Pseudomonas syringae, è presente nella frutticoltura cilena da decenni. Tuttavia, il suo comportamento recente ha acceso segnali di allarme nel settore, soprattutto nei giovani impianti di Santina. La rapidità di avanzamento, l’aggressività dei sintomi e l’aumento dei casi hanno colto di sorpresa tecnici e produttori, riaprendo un dibattito che si riteneva ormai superato: comprendiamo davvero la dinamica attuale di questa malattia?

Ciò che un tempo veniva affrontato come un problema localizzato e stagionale, oggi si manifesta come un fenomeno molto più complesso, in cui patogeno, clima e stress fisiologico interagiscono generando scenari di elevata severità. Le evidenze raccolte in campo da Abud & Cía. mostrano che, durante la ripresa vegetativa, piante apparentemente sane possono collassare nel giro di pochi giorni, con gemme che non si aprono, germogli che necrotizzano e perdita totale della parte aerea. Nei casi più gravi, la mortalità può raggiungere il 10–30%, compromettendo la struttura dell’impianto, l’entrata in produzione anticipata e la sua futura sostenibilità.

Sebbene tutte

Sebbene tutte le varietà possano essere colpite da P. syringae pv. syringae, studi come Vanneste (2017) indicano che Santina mostra una maggiore sensibilità, anche quando attiva rapidamente i meccanismi di difesa, rispetto a Bing. Questa condizione risulta accentuata in climi freddi e in suoli a minor vigoria, dove nelle ultime due stagioni sono stati registrati i casi più gravi.

Malattie del legno

In questo periodo ha assunto particolare rilevanza anche il collasso degli impianti associato alle malattie del legno, generalmente legate a materiale infetto proveniente dal vivaio. Tra gli agenti causali più frequenti figurano Cytospora, Chondrostereum purpureum (mal dell’argento) e Calosphaeria. Nelle piante collassate è comune individuare più di uno di questi patogeni, spesso in associazione al cancro batterico, data la loro natura opportunistica. Per questo motivo è fondamentale analizzare non solo le piante già compromesse, ma anche quelle apparentemente sane o che iniziano a manifestare sintomi precoci.

Quando il fungo ha origine vivaistica, è necessario effettuare tagli trasversali nella zona dell’innesto, dove si osservano frequentemente pattern di necrosi da inviare al laboratorio. Nei casi di infezione non severa è possibile convivere con il patogeno, a condizione che venga implementato un programma di gestione volto a limitarne l’avanzamento. Le strategie includono l’uso di elicitori fogliari durante la stagione, fosfito di potassio via irrigazione in post-raccolta e fungicidi ad ampio spettro sempre via irrigazione, in modo da raggiungere lo xilema colpito.

Distinguere tra cancro

Distinguere tra cancro batterico e malattie del legno è essenziale, anche se entrambi i collassi tendono a manifestarsi all’inizio della ripresa vegetativa. La velocità del deterioramento è un elemento chiave: il cancro batterico provoca un collasso molto rapido e generalizzato, caratterizzato da gommosi; le malattie del legno determinano anch’esse un collasso relativamente rapido, ma meno diffuso, che spesso si manifesta come disseccamento regressivo. Negli stadi avanzati è possibile osservare la presenza di corpi fruttiferi. All’analisi interna del tronco, il cancro batterico si evidenzia con una macchia che origina dalla corteccia, mentre le malattie del legno lasciano alterazioni nella zona centrale della sezione trasversale, con pattern variabili a seconda del fungo coinvolto.

Post-raccolta

Una delle principali novità riguarda il periodo di post-raccolta, storicamente sottovalutato. Per anni si è ritenuto che il caldo estivo riducesse l’attività del batterio, ma un recente studio del Centro de Innovación Montefrutal (CIM) insieme ad Agroadvance, condotto su Santina innestata su amarasco a Pichingal (Molina), ha messo in discussione questa convinzione. Il monitoraggio della stagione 2023–2024 ha rilevato popolazioni batteriche superiori alla soglia di rischio (1.000 UFC/g) fin dalla prima rilevazione, anche in piena estate.

La prova ha confrontato un testimone senza applicazioni sanitarie da dicembre con una gestione che prevedeva l’impiego di un battericida biologico a base di Bacillus e batteriofagi applicato a gennaio e successivamente in caduta foglie. L’applicazione di gennaio ha permesso di mantenere il batterio sotto livelli critici per tutta l’estate, mentre il testimone ha mostrato una crescita accelerata. Sebbene l’intervento autunnale abbia ridotto in modo significativo la carica batterica, non è stato sufficiente a riportarla sotto la soglia di rischio, rafforzando l’importanza di arrivare alla caduta delle foglie con popolazioni già contenute.

Gelate e microlesioni

Un ulteriore fattore che ha aggravato la problematica è rappresentato dalle gelate intense. P. syringae possiede proteine nucleanti che favoriscono la formazione di cristalli di ghiaccio anche vicino a 0 °C, causando microlesioni che fungono da porte d’ingresso per l’infezione (Lindow, 1983). Negli alberi giovani, con legno poco lignificato e sottoposti a stress, queste microfratture possono innescare danni rilevanti.

Negli ultimi due anni, le gelate invernali si sono rivelate un importante fattore scatenante dei casi di morte improvvisa, soprattutto in Santina su portinnesti di vigoria medio-bassa e in suoli con problemi di drenaggio o scarsa fertilità. In risposta a questo scenario, diversi tecnici hanno adeguato le strategie, privilegiando la riduzione delle popolazioni di Pseudomonas prima delle gelate mediante rame a lenta cessione e, successivamente, rame a pronta azione quando le temperature superano i 10 °C.

Verso una gestione

Lo stress strutturale dell’impianto emerge come una condizione che favorisce l’avanzamento del patogeno. Zone ghiaiose, variabilità pedologica, compattazione, falda superficiale o irrigazione mal gestita indeboliscono progressivamente la pianta, aumentando la sua suscettibilità. Non è casuale che i primi sintomi compaiano in aree specifiche del frutteto, già caratterizzate da problemi di vigoria o sviluppo.

In questo contesto, la gestione integrata assume un ruolo centrale. Le tecnologie di mappatura multispettrale consentono di individuare precocemente le aree sotto stress e di orientare interventi mirati. L’impiego di coperture vegetali e l’approccio del suolo vivo contribuiscono a migliorare la resilienza dell’impianto.

I recenti casi di morte improvvisa confermano che Pseudomonas syringae e le malattie del legno continueranno a rappresentare una sfida per l’industria del ciliegio. La combinazione di ricerca applicata, diagnosi e gestione integrata sarà decisiva per sostenere una crescita sana della coltura e la competitività futura.

Fonte testo e immagini: mundoagro.io

Patricio Murúa
Senior Advisor e Luis Ahumada, Responsabile Innovazione e Sostenibilità di Abud & Cía


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