Se le ciliegie non vengono raccolte, il problema del prezzo si trasforma in un rischio di approvvigionamento

24 set 2026
16

Nell’Altes Land le ciliegie restano sugli alberi perché raccoglierle non è più economicamente conveniente.

Non si tratta di una semplice storia regionale della Germania settentrionale, né di una nota a margine dell’agricoltura.

È il segnale di una logica di approvvigionamento che per lungo tempo ha funzionato bene nel commercio alimentare tedesco, ma che, nelle nuove condizioni, sta diventando sempre più fragile.

La risposta più immediata è: allora la merce arriverà semplicemente dall’estero, a un prezzo più basso. Nel breve periodo spesso è così. Nel lungo periodo, però, la distribuzione dovrebbe guardare più attentamente alla questione.

Dipendenza dalle importazioni

La Germania dipende da tempo dalle importazioni di frutta e verdura. Per quanto riguarda la frutta, la produzione nazionale copre solo circa un quinto del fabbisogno, mentre per gli ortaggi la quota è di poco inferiore al 40%.

Allo stesso tempo, Edeka, Rewe, Schwarz-Gruppe e Aldi concentrano nelle proprie mani una quota predominante del commercio alimentare. Insieme controllano la maggior parte del mercato alimentare tedesco.

Questa combinazione tra un forte potere d’acquisto sul mercato interno e un’elevata dipendenza da fonti di approvvigionamento esterne può essere efficiente. Ma non è automaticamente anche resiliente.

L’alternativa più economica non è automaticamente più sicura

La pressione sulla frutticoltura nazionale è reale. I costi del lavoro aumentano, la raccolta richiede molta manodopera e gli eventi climatici estremi accrescono il rischio imprenditoriale.

Le fioriture sempre più precoci rendono le colture frutticole più vulnerabili alle gelate tardive. A questo si aggiungono caldo, siccità, piogge intense e grandine.

Le aziende investono quindi in sistemi antibrina, irrigazione, bacini di accumulo dell’acqua, reti antigrandine e varietà più resistenti.

Rischi trasferiti

Ma l’alternativa delle importazioni non è esente da questi rischi. Li sposta semplicemente in altre regioni e lungo catene di approvvigionamento più lunghe.

Cambiamento climatico, scarsità d’acqua, perdite di raccolto e pressione dei parassiti interessano ormai anche le aree produttive dell’Europa meridionale e dei Paesi extraeuropei da cui provengono frutta e verdura destinate alla Germania.

A questo si aggiunge il trasporto. I prodotti freschi richiedono rotte affidabili, refrigerazione e rapidità.

Conflitti geopolitici, interruzioni delle rotte marittime e aumento dei prezzi dell’energia non sono aspetti secondari quando si parla di prodotti deperibili. Possono far aumentare i noli, allungare i tempi di consegna e modificare improvvisamente i calcoli economici.

Catene più lunghe

Le persistenti perturbazioni nel Mar Rosso dimostrano quanto rapidamente una rotta considerata stabile possa trasformarsi in un rischio.

Parallelamente alla crescita di questi rischi, l’UE ha ridimensionato in modo significativo i requisiti previsti dalla direttiva sulle catene di approvvigionamento.

Il pacchetto Omnibus I limita i nuovi obblighi di dovuta diligenza alle imprese molto grandi, con almeno 5.000 dipendenti e un fatturato mondiale di 1,5 miliardi di euro. L’applicazione è stata rinviata al 2029.

Questo può inizialmente alleggerire il carico per le imprese interessate. Ma non cambia nulla nei rischi stessi.

Trasparenza e solidità

Le conseguenze climatiche, i conflitti politici, la scarsità d’acqua e le interruzioni dei trasporti non scompaiono solo perché dovranno essere analizzati sistematicamente più tardi o da un numero minore di aziende.

Per la distribuzione la domanda rimane quindi la stessa: quanto sono trasparenti e solide le catene di approvvigionamento da cui dipende ogni giorno la disponibilità di prodotti freschi?

La distribuzione non dovrebbe quindi chiedersi soltanto: da dove possiamo acquistare questa settimana al prezzo più basso? La domanda più importante è: quale struttura di approvvigionamento resta solida anche quando energia, trasporti e raccolti non sono più prevedibili?

Il potere di mercato comporta responsabilità

Il fatto che la distribuzione influenzi in modo determinante prezzi e condizioni non è un’affermazione ideologica. Quattro gruppi della distribuzione dominano il mercato tedesco. Questa concentrazione rafforza considerevolmente il loro potere contrattuale nei confronti di produttori e fornitori.

Naturalmente anche la distribuzione è sotto pressione. I consumatori confrontano i prezzi, i discount dettano segnali al mercato e la concorrenza non resta a guardare.

Questo spiega la logica della competizione sui prezzi. Ma non solleva dalla responsabilità per le sue conseguenze.

Prezzi e conseguenze

Quando le aziende frutticole regionali riescono a malapena a produrre coprendo i propri costi, la distribuzione non perde soltanto un fornitore.

Nel medio periodo perde fonti di approvvigionamento regionali, varietà dell’assortimento, competenze e una possibilità di proteggersi dai rischi più vicino al proprio mercato.

Quello che oggi appare come un prezzo d’acquisto ottimizzato potrebbe rivelarsi domani una dipendenza ottenuta a caro prezzo.

Il problema non si risolve scaricandolo verso il basso

Nella lettera aperta dei frutticoltori compare anche la richiesta di un’esenzione o di un alleggerimento delle norme sul salario minimo per i lavoratori stagionali. La richiesta mostra quanto sia forte la pressione economica.

Come soluzione, tuttavia, non convince. Le persone che raccolgono manualmente la frutta con il caldo, sotto la pioggia e spesso in condizioni difficili sono quelle che dispongono del minor potere contrattuale lungo la filiera.

Se la risposta a un problema strutturale di prezzi e approvvigionamento consiste proprio nell’abbassare i loro salari, la pressione viene semplicemente trasferita ancora più in basso.

Pressione lungo la filiera

La distribuzione non può tirarsi indietro su questo punto. Chi rivendica filiere eque, sostenibili o regionali deve prendere sul serio anche il modo in cui valore aggiunto e rischi vengono distribuiti lungo queste catene.

Altrimenti la sostenibilità resta soltanto un’etichetta applicata a un modello di business rimasto invariato.

La disponibilità tutto l’anno è una costruzione

La distribuzione tende a richiamarsi alle esigenze dei consumatori. Frutta e verdura dovrebbero essere disponibili in ogni momento, altrimenti le persone comprerebbero altrove. Non è falso. Ma è solo metà della verità.

L’aspettativa di una disponibilità permanente nasce anche davanti allo scaffale. Non viene soltanto soddisfatta attraverso l’offerta, ma viene continuamente rafforzata attraverso promozioni, posizionamento e comunicazione.

Chi propone determinati frutti dodici mesi all’anno come parte scontata dell’assortimento contribuisce a definire ciò che i consumatori considerano normale. I mirtilli provenienti da Cile, Perù o Sudafrica a gennaio non sono una legge di natura.

Sono il risultato di una scelta di assortimento. Nel commercio esistono già tentativi seri di adottare un approccio diverso.

Scelte di assortimento

Rewe richiama l’attenzione sugli assortimenti stagionali, dal rabarbaro in primavera ai cavoli in inverno. Edeka lavora con assortimenti regionali e calendari della stagionalità.

Anche i discount propongono programmi regionali o campagne temporanee dedicate all’origine dei prodotti.

Il problema non è che queste iniziative non esistano. Il problema è il ruolo che ricoprono nel quadro complessivo. La regionalità viene spesso presentata come un’opzione aggiuntiva, mentre l’alternativa importata resta la normalità data per scontata.

Il prodotto regionale può partecipare alla partita, ma la disponibilità durante tutto l’anno resta lo standard.

Domanda già presente

Esistono peraltro indicazioni secondo cui i consumatori potrebbero essere più aperti a una logica diversa di quanto la distribuzione spesso immagini.

Il 79% degli intervistati dichiara di prestare attenzione alla stagionalità quando acquista frutta e verdura; il 77% afferma di considerare anche l’origine regionale.

Questi dati non rappresentano un via libera automatico a prezzi più elevati e non garantiscono che davanti allo scaffale venga sempre scelto il prodotto regionale. Ma mostrano una cosa: la domanda non deve essere inventata da zero.

La regionalità deve essere più di un semplice effetto legno

Il compito della distribuzione non è educare i consumatori o eliminare dagli scaffali i prodotti importati. Consiste però nel costruire possibilità di scelta in modo più trasparente.

Si parte da indicazioni chiare sull’origine dei prodotti e da una comunicazione comprensibile della stagionalità. L’indicazione dell’origine è in linea di principio obbligatoria per frutta e verdura vendute sfuse.

La questione decisiva, però, è se queste informazioni si perdano come un semplice cartello obbligatorio oppure diventino un vero strumento di orientamento.

Stagionalità visibile

Serve poi una presentazione diversa: rendere visibili i produttori regionali, spiegare la disponibilità anziché nascondere la scarsità e non presentare il prodotto stagionale come una soluzione di seconda scelta accanto alla merce importata disponibile tutto l’anno.

Chi a gennaio offre mirtilli provenienti dall’oltremare può allo stesso tempo spiegare chiaramente che la stagione nazionale è in estate e perché questo aspetto è rilevante.

Non sarebbe una lezione morale. Sarebbe un buon Category Management adattato a condizioni mutate: offrire orientamento ai consumatori, tutelare i rapporti di fornitura regionali e rendere più trasparenti le dipendenze.

Meno romanticismo, più resilienza

La regionalità non è una soluzione universale. Una produzione vicina non è automaticamente più sostenibile dal punto di vista ambientale, non tutte le aziende possono o vogliono vendere direttamente e non tutti i prodotti possono essere approvvigionati in modo sensato dalla Germania.

Banane, agrumi e numerosi prodotti invernali continueranno a essere importati.

Ma proprio nel caso della frutta e della verdura fresche, la regionalità non dovrebbe essere trattata soltanto come un argomento di comunicazione. È uno degli elementi utili per costruire un sistema di approvvigionamento più resiliente.

La Germania non può raggiungere una completa autosufficienza per frutta e verdura. Proprio per questo è ancora più importante non indebolire ulteriormente le strutture produttive esistenti.

Sicurezza di approvvigionamento

Le ciliegie dell’Altes Land rappresentano quindi molto più di un problema di prezzo.

Mostrano quanto un sistema apparentemente conveniente dipenda da raccolti stabili, prezzi dell’energia prevedibili, rotte di trasporto funzionanti e dal fatto che i costi sociali vengano sostenuti altrove o dai soggetti più deboli della filiera.

La domanda strategica per la distribuzione non è se i prodotti regionali debbano entrare nell’assortimento per solidarietà.

La vera domanda è: quanta dipendenza dalle importazioni può permettersi un mercato fortemente concentrato nel settore dei prodotti freschi, mentre clima, energia e geopolitica diventano contemporaneamente sempre più imprevedibili?

Chi considera la produzione regionale soltanto come un’aggiunta gradevole all’assortimento potrebbe accorgersi in seguito che rappresentava, in realtà, una parte della propria sicurezza di approvvigionamento.

Fonte: zukunftdeseinkaufens.de

Fonte immagine: Stefano Lugli

Heike Scholz


Cherry Times - Tutti i diritti riservati

Potrebbe interessarti anche

Ciliegie cilene pronte a crescere nel Sud-est asiatico: Tailandia mercato chiave

Mercati

03 ott 2025

La ciliegia cilena consolida la sua presenza nel Sud-est asiatico: oltre 2.200 tonnellate esportate in Tailandia e nuove aperture per Vietnam e Indonesia. La missione ASEAN di ProChile apre opportunità anche per kiwi, mirtilli e agrumi, rafforzando la diversificazione frutticola.

Ciliegia di Vignola IGP: il campo sperimentale a Vignola porterà il nome di Andrea Bernardi

Tipicità

15 giu 2026

A Vignola il campo sperimentale è stato intitolato ad Andrea Bernardi, ex presidente del Consorzio e figura chiave per la Ciliegia di Vignola IGP. Il tributo valorizza il suo impegno per innovazione, ricerca e dialogo tra produttori, istituzioni e filiera locale e futuro.

In evidenza

Diradamento fiorale nel ciliegio e altri fruttiferi: principi fondamentali, metodi e raccomandazioni gestionali

Gestione

24 set 2026

Il diradamento dei fiori aiuta a regolare la carica produttiva di melo, pesco, pero, ciliegio e susino. Tecniche manuali, meccaniche e chimiche possono migliorare pezzatura, qualità e regolarità produttiva, ma richiedono tempi, dosi e valutazioni precise in campo oggi.

Se le ciliegie non vengono raccolte, il problema del prezzo si trasforma in un rischio di approvvigionamento

Gestione

24 set 2026

In Germania le ciliegie dell’Altes Land restano sugli alberi mentre costi, importazioni e clima mettono sotto pressione la filiera. La distribuzione affronta una sfida chiave: conciliare prezzi, regionalità, sicurezza degli approvvigionamenti e resilienza nel tempo.

Tag Popolari