La gestione dell’azoto negli impianti frutticoli richiede un approccio sempre più preciso, capace di considerare non solo la quantità di elemento presente nel suolo, ma anche la forma chimica in cui esso è disponibile.
Nitrato (NO3−) e ammonio (NH4+), infatti, rappresentano le principali forme di azoto minerale presenti nella rizosfera e sono soggetti a processi di trasformazione, assorbimento e perdita fortemente influenzati dalle condizioni ambientali e biologiche.
Un recente studio ha evidenziato che la specie arborea potrebbe rappresentare un ulteriore fattore che contribuisce alla composizione dell’azoto minerale.

Lo studio nei frutteti tedeschi
Lo studio ha confrontato impianti di melo (Malus domestica) e ciliegio dolce (Prunus avium) attraverso un esperimento di lunga durata condotto a Klein-Altendorf, in Germania, e una successiva verifica in un frutteto commerciale a Beesenstedt.
Nel primo sito sono stati analizzati i suoli di impianti sottoposti a differenti strategie di fertilizzazione, con controllo non fertilizzato, calcinazione, calce più compost e calce più concimazione NPK, mentre nel frutteto commerciale il confronto è stato effettuato in condizioni produttive ordinarie.
I campionamenti, concentrati nella fase di fine inverno-inizio primavera, hanno interessato lo strato superficiale 0-20 cm, che corrisponde alla zona principale di esplorazione delle radici dei portinnesti considerati.
Le differenze tra meleti e ceraseti
I risultati hanno evidenziato una marcata differenza nella composizione dell’azoto minerale. Nei suoli dei meleti il nitrato rappresentava mediamente circa l’83% dell’azoto minerale, mentre nei ceraseti la distribuzione risultava molto più equilibrata, con circa il 42% di nitrato e il 58% di ammonio.
Il dato è interessante perché il diverso rapporto tra le due forme azotate è risultato coerente nei diversi anni, nei due siti e nei differenti sistemi di fertilizzazione.
Nel lungo periodo, l’apporto di compost ha determinato un aumento sia delle disponibilità di nitrato sia di ammonio rispetto agli altri trattamenti, indicando una maggiore mineralizzazione della sostanza organica e un conseguente rilascio di azoto minerale.
Il ruolo delle condizioni climatiche
Anche le condizioni climatiche hanno influenzato i livelli assoluti di azoto minerale: nel 2021, caratterizzato da condizioni più fresche e umide, le disponibilità di entrambe le forme sono risultate inferiori rispetto al 2020.
Tuttavia, questi fattori non sono stati sufficienti a spiegare la diversa composizione osservata tra melo e ciliegio.
Nel frutteto commerciale, inoltre, il confronto tra febbraio e marzo ha mostrato un aumento dell’NH4+ nei suoli del ceraseto durante il passaggio dalla dormienza al germogliamento, mentre nei meleti è rimasta evidente la predominanza del nitrato.
Le possibili interazioni tra pianta e suolo
Secondo i ricercatori, il fenomeno potrebbe essere collegato a differenze specie-specifiche nelle interazioni pianta-suolo, eventualmente associate all’attività radicale, alla ritenzione dell’ammonio o ai processi di nitrificazione nella rizosfera.
Si tratta tuttavia di ipotesi ancora da verificare: lo studio non ha misurato direttamente caratteristiche dell’apparato radicale, comunità microbiche o tassi di nitrificazione.
In sintesi, il risultato più interessante sono le differenze emerse nella composizione dell’azoto minerale nel suolo, legate alle specie, tra meleti e ceraseti, al di là degli effetti esercitati da fertilizzazione, sito e condizioni ambientali.
Implicazioni per la fertilizzazione dei frutteti
Per la gestione nutrizionale dei frutteti, ciò suggerisce di considerare le caratteristiche della coltura e delle interazioni pianta-suolo nella definizione dei programmi di fertilizzazione, con l’obiettivo di aumentare l’efficienza d’uso dell’azoto e ridurre il rischio di perdite ambientali.
Fonte: Schwitzky, E., Kalbitz, K., Blanke, M., & Siewert, C. (2026). Contrasting Nitrate and Ammonium Stocks in Soils of Sweet Cherry and Apple Orchards. Agronomy, 16(12), 1179. https://doi.org/10.3390/agronomy16121179
Fonte immagine: Stefano Lugli
Andrea Giovannini
Dottore di Ricerca in Scienze e Tecnologie Agrarie, Ambientali e Alimentari - Arboricoltura Generale e Coltivazioni Arboree, Università di Bologna, IT
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