Cile e Drosophila suzukii: mosche sterili e alleanza con l’Argentina per salvare le ciliegie

02 gen 2026
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Il Cile deve far sapere cosa sta facendo", afferma con determinazione Carolina Yáñez Briceño, ingegnere agronomo della Fundación para el Desarrollo Frutícola (FDF) e referente del laboratorio riconosciuto come “terzo autorizzato” dal SAG (Servicio Agrícola y Ganadero).

Un messaggio forte, lanciato nel corso del Taller Internacional sobre Enfoque de Sistemas, svoltosi a Santiago del Cile dal 1° al 4 dicembre 2025, dove esperti e autorità fitosanitarie si sono confrontati su strumenti, approcci e strategie per mantenere aperti i mercati internazionali più severi.

Una priorità assoluta per il Cile, primo esportatore mondiale di ciliegie fresche e principale fornitore del mercato cinese, che da solo assorbe oltre il 90% delle esportazioni cilene di questa drupacea.

Protocolli rigorosi e sistemi di fiducia

La Fundación para el Desarrollo Frutícola è oggi una colonna portante del sistema export cileno. Attraverso la sua unità di entomologia quarantennale, collabora a stretto contatto con il SAG nella gestione di programmi di monitoraggio, prevenzione e certificazione destinati a mercati come Stati Uniti, Giappone, Corea e Cina.

In questo contesto, il laboratorio di Carolina Yáñez opera come tercero autorizado: un'entità esterna, formalmente accreditata per svolgere compiti critici nella verifica della conformità fitosanitaria. Un lavoro tecnico ma fondamentale per garantire ai paesi importatori che le ciliegie spedite non trasportino indesiderati "compagni di viaggio".

Non tutti i paesi hanno sviluppato strumenti come il nostro. Ci chiedono come gestiamo i rischi e come evitiamo che le infestazioni presenti in Cile si diffondano altrove. È tutta una questione di mitigazione del rischio”, sottolinea Yáñez.

Drosophila suzukii: la minaccia invisibile

Tra le sfide più pressanti per la frutticoltura cilena c’è Drosophila suzukii, nota anche come “mosca dalle ali macchiate”. A differenza delle sue simili, è in grado di deporre le uova in frutti sani e di buccia sottile – come ciliegie, mirtilli, lamponi e fragole – rendendone quasi impossibile il trattamento una volta infestate.

Dichiarata ufficialmente “plaga presente con distribución restringida” in Cile nel 2019, la D. suzukii impone al paese un’attenzione costante, con conseguenze rilevanti non solo in campo ma anche sul piano commerciale, poiché rende più complesso soddisfare i requisiti fitosanitari di molti mercati.

La risposta biotecnologica

Per fronteggiare la minaccia, il Cile ha deciso di investire nella Tecnica dell’Insetto Sterile (TIE): un approccio innovativo e sostenibile, che prevede l’allevamento e la sterilizzazione (tramite radiazioni) di insetti maschi che, una volta liberati nei frutteti, si accoppiano senza generare prole, riducendo progressivamente la popolazione della specie target.

Questa tecnica è al centro di una collaborazione con ISCAMEN, istituto argentino con sede a Mendoza e dotato di una bioplanta multiuso già operativa per la mosca mediterranea. Proprio da lì arriveranno le prime mosche sterili destinate alla fase pilota in Cile.

“Abbiamo firmato il primo accordo con ISCAMEN e presto inizieremo con test di laboratorio. L’obiettivo è combinare questa tecnica con un controllo integrato delle infestazioni per abbassare la prevalenza nei frutteti”, spiega Yáñez.

Prime valutazioni e inizio delle liberazioni

Le prime spedizioni di mosche sterili sono attese entro la settimana. Il laboratorio FDF svolgerà test su parametri fondamentali come sterilità, emergenza, qualità e capacità di volo. Solo in seguito si procederà alle prime liberazioni, probabilmente nelle regioni di O’Higgins o del Maule, per motivi logistici.

Anche se non è certo che i rilasci avvengano già in questa stagione, il progetto ha scadenze ben definite: entro il 2027 i risultati dovranno essere consegnati all’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA), partner dell’iniziativa insieme alla FAO.

Oltre la lotta alle mosche

La vera ambizione del progetto non si limita al contenimento della Drosophila suzukii. L’obiettivo è costruire un modello scalabile e replicabile anche per altre colture e fitoparassiti, rafforzando l’immagine del Cile come leader mondiale nella frutticoltura avanzata, capace di integrare biotecnologia, rigore scientifico e diplomazia agricola.

Non abbiamo una bioplanta nazionale, ma collaborando con ISCAMEN sfruttiamo infrastrutture esistenti e mettiamo a valore la nostra esperienza in sorveglianza e certificazione. È un lavoro che unisce competenze, rafforza relazioni internazionali e ci permette di migliorare continuamente”, conclude Yáñez.

In un mondo in cui i consumatori chiedono trasparenza e sostenibilità, la battaglia contro i fitoparassiti si combatte non solo nei campi, ma anche nei laboratori e nelle sale di controllo dei protocolli. Ed è proprio lì che il Cile si gioca il futuro della sua leadership frutticola.

Fonte testo e immagine: diariofruticola.cl


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