Ciliegie argentine tra sfide e strategie: la Patagonia punta sull'export di qualità

24 set 2025
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Nonostante l’asfissiante concorrenza cilena e l’assenza di sostegno governativo, i produttori di ciliegie della Patagonia continuano a puntare sulla qualità, sull’identità territoriale e sulla diversificazione dei mercati per affermarsi a livello globale.

Una stagione in anticipo

Secondo Aníbal Caminiti, direttore della CAPCI (Camera Argentina dei Produttori di Ciliegie Integrati), la stagione 2025 si è avviata con largo anticipo rispetto alla media degli ultimi sei anni. Le temperature insolitamente elevate registrate nella seconda metà di agosto hanno accelerato la fioritura, in particolare nelle zone di Chimpay, in provincia di Río Negro.

Le varietà precoci mostrano già segni di allegagione, e se le condizioni climatiche resteranno favorevoli, si potrà anticipare la raccolta: un vantaggio competitivo cruciale per l’export. Tuttavia, eventuali ritorni di freddo o gelate potrebbero rallentare il processo.

Export in crescita

Se il clima continua a collaborare, l’Argentina punta a un incremento del 8-12% dell’export, una tendenza positiva che si conferma da oltre un decennio, frutto di una gestione produttiva sempre più efficiente.

Tuttavia, il confronto con il vicino cileno è impietoso: mentre l’Argentina ha esportato 8.100 tonnellate nella scorsa stagione (record storico), il Cile ha spedito ben 650.000 tonnellate, l’equivalente di quanto esporta una sola azienda media cilena. E nel 2025, la stima cilena si attesta a 690.000 tonnellate.

Differenziarsi per sopravvivere

Di fronte a una concorrenza tanto schiacciante, l’Argentina punta sulla differenziazione di prodotto. Dal 2022 è attivo un protocollo qualitativo che fissa standard minimi per l’export. Inoltre, l’84% delle ciliegie argentine viene esportato via aerea, preservando freschezza e qualità, a differenza del trasporto marittimo preferito dal Cile.

La denominazione di origine del Valle de Los Antiguos – che vanta le ciliegie più australi del mondo – e il marchio “Patagonia” sono leve di marketing forti nei mercati internazionali. Anche la strategia di penetrazione in mercati secondari o emergenti come Egitto, Lituania, Nepal e Irlanda mira a sfuggire all’egemonia cilena nei mercati principali.

Un business di qualità

Sebbene la produzione di ciliegie richieda investimenti importanti in impianti di selezione e confezionamento, in alcune aree come Los Antiguos (Santa Cruz) e Gaiman (Chubut) sono attive cooperative di piccoli produttori che riescono a competere unendo le forze. La chiave del successo resta l’integrazione tra produzione e commercializzazione, per garantire omogeneità e tempestività nel confezionamento.

Mercati e sfide internazionali

Gli Stati Uniti restano il primo mercato per la ciliegia argentina (30%), seguiti da Cina (28-29%), Unione Europea e Regno Unito (22%), Medio Oriente (8-9%) e numerosi mercati minori sparsi tra Asia, Africa e Sud America.

In vista ci sono nuovi sbocchi: Israele potrebbe aprirsi nel 2026, un mercato di valore dove il Cile non è ancora presente. Tuttavia, sul fronte degli accordi commerciali l’Argentina è in forte ritardo: mentre il Cile vanta una rete capillare di trattati di libero scambio, l’Argentina sconta da anni un’arretratezza strutturale nella politica estera commerciale. I dazi d’ingresso in molti Paesi (India 30%, Cina 10%, Corea del Sud bloccata) sono un ostacolo enorme per la competitività.

Mercato interno e prezzi

Il consumo interno di ciliegie è in crescita, soprattutto nelle fasi iniziali della stagione, quando la novità del prodotto giustifica prezzi più elevati. Tuttavia, la forte importazione di ciliegie cilene nei mesi di gennaio e febbraio ha fatto crollare i prezzi e creato difficoltà nella vendita del prodotto nazionale.

Sul fronte export, il prezzo medio della scorsa stagione si è attestato intorno ai 3,80 USD/kg (circa 3,55 €/kg) FOB Buenos Aires, ma è estremamente variabile: le prime spedizioni valgono anche tre volte tanto rispetto al periodo di picco dell’offerta cilena.

Costi e risposta istituzionale

Caminiti denuncia l’aggravarsi dei costi di produzione, in particolare per energia (con aumenti del 320% in un anno a Neuquén), manodopera e tasse. Il settore frutticolo ha presentato più volte le proprie istanze al governo centrale tramite il coordinamento “Frutas de Argentina”, ma senza ricevere risposte né interlocutori stabili.

Secondo CAPCI, la frutticoltura occupa in Argentina manodopera quanto l’industria automobilistica, e sostiene intere economie regionali. Ma continua a essere ignorata.

Uno sguardo al futuro

Il mercato globale della ciliegia continua ad espandersi, ma la pressione dell’offerta cilena e l’assenza di una politica estera commerciale attiva rendono la posizione argentina sempre più precaria. Solo un lavoro di squadra tra produttori, istituzioni e promozione internazionale potrà garantire un futuro sostenibile a un settore che ha tutte le carte in regola – qualità, clima, know-how – per essere protagonista nel mondo.

Fonte: masp-lmneuquen-com


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