La ciliegia in Perù sarà una coltura di nicchia, altamente tecnica e con ritorni potenzialmente elevati

12 feb 2026
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Negli ultimi dieci anni, l’agro peruviano ha valutato in modo discreto una possibilità che fino a poco tempo fa sembrava improbabile: produrre ciliegie con potenziale commerciale.

Prove agronomiche realizzate in regioni altoandine come Arequipa, Junín, Ayacucho, Huancayo, Cajamarca e Huaraz hanno consentito di individuare varietà con minori esigenze di ore di freddo, maggiore tolleranza alle variazioni termiche e frutti con calibro e consistenza compatibili con gli standard internazionali.

In questo articolo daremo uno sguardo agli sforzi che si stanno compiendo sulla ciliegia. Seguirà forse le orme del mirtillo?

Il Ministero dello sviluppo

Il Ministero dello Sviluppo Agrario e dell’Irrigazione (Midagri), insieme a INIA, Senasa e imprese agroesportatrici, stima che il 2026 potrebbe segnare il punto di svolta, con le prime raccolte dal valore commerciale.

Tuttavia, il consolidamento di un’industria esportatrice richiederebbe tra i 7 e i 10 anni, data la natura altamente tecnica e delicata della coltura.

A differenza del mirtillo, che ha permesso al Perù di superare 1,88 miliardi di dollari annui (circa 1,73 miliardi di euro) di export grazie a varietà adattate a climi caldi, la ciliegia richiede freddo prolungato (tra 800 e 1.500 ore sotto i 7 °C) seguito da un periodo di caldo definito per ottenere colore, dolcezza e consistenza.

Questa limitazione spiega perché la coltivazione non sia praticabile sulla costa peruviana e concentri il proprio potenziale nelle valli interandine d’altura.

Indicatori e monitoraggio

In questo contesto, per monitorare l’effettivo avanzamento del progetto, gli specialisti propongono alcuni indicatori chiave: i) ettari sperimentali installati, ii) resa per ettaro, iii) percentuale di varietà autorizzate dopo quarantena fitosanitaria e iv) tempo medio di entrata in produzione.

Senza questi indicatori, avvertono, il rischio di sovrastimare le aspettative è elevato.

Cina e Chancay: una finestra logistica senza precedenti.

È particolarmente rilevante sottolineare che l’attrattività della ciliegia è direttamente legata alla Cina, il maggiore importatore mondiale.

Mercato cinese e scenario globale

Solo nel 2023, quel mercato ha movimentato circa 3 miliardi di dollari (circa 2,76 miliardi di euro), trainato dal forte valore culturale del frutto durante il Capodanno Lunare.

Il Cile domina attualmente oltre il 90% di questo mercato, con esportazioni che tra gennaio e ottobre 2025 hanno raggiunto 463.565 tonnellate per 1,846 miliardi di dollari (circa 1,70 miliardi di euro).

Tuttavia, lo scenario globale inizia a mostrare crepe.

Problemi climatici in Turchia, Stati Uniti ed Europa potrebbero determinare un calo superiore al 10% della produzione mondiale nella campagna 2025/26, secondo l’USDA.

Logistica e finestra precoce

Questo contesto apre una finestra per nuovi fornitori, a condizione che possano garantire qualità e precisione logistica.

Qui entra in gioco uno dei fattori più rilevanti per il Perù: il megaporto di Chancay.

Con la sua entrata in funzione, il tempo di transito marittimo verso l’Asia potrebbe ridursi da 33–40 giorni a soli 21–23 giorni, una differenza cruciale per un frutto altamente deperibile.

Questo vantaggio consentirebbe al Perù di puntare alla cosiddetta “finestra precoce” (settembre e inizio ottobre), prima dell’ingresso massiccio della frutta cilena.

Prezzi e strategia competitiva

In quel periodo, i prezzi in Cina possono oscillare tra 80 e 120 dollari al chilo (circa 74–110 euro), rispetto ai 10–12 dollari (circa 9–11 euro) tipici della piena stagione.

Tuttavia, competere in questa finestra richiede estrema precisione.

Gli indicatori chiave includono tempo totale di transito, percentuale di frutta premium a destinazione, data media di raccolta, costo logistico per chilo e rapidità nell’apertura dei protocolli fitosanitari con la Cina.

Se questa strategia dovesse consolidarsi, associazioni come AGAP stimano che la ciliegia potrebbe eguagliare o persino superare, tra il 2028 e il 2035, i ricavi attualmente generati dal mirtillo peruviano.

Impatto territoriale, salute e sostenibilità

Al di là del mercato internazionale, la ciliegia potrebbe diventare un motore di sviluppo rurale nelle zone altoandine, dove le alternative produttive sono limitate.

L’impianto dei frutteti richiederebbe occupazione formale, irrigazione tecnificata, infrastrutture del freddo, viabilità rurale e formazione tecnica specializzata, integrando piccoli produttori in filiere ad alto valore aggiunto.

L’impatto può essere misurato attraverso indicatori quali posti di lavoro diretti generati per regione, ettari sotto irrigazione tecnificata e percentuale di piccoli agricoltori integrati nella filiera export.

In un contesto in cui l’agricoltura familiare concentra ancora una parte significativa della povertà rurale, questo approccio risulta particolarmente rilevante.

Benefici e politiche alimentari

Parallelamente, diversi studi internazionali evidenziano i benefici della ciliegia per la salute: riduzione dei marcatori infiammatori, miglioramento della pressione arteriosa e alto contenuto di antiossidanti come antociani, quercetina e melatonina.

In un Paese con crescente prevalenza di obesità e ipertensione, la coltivazione apre anche opportunità per politiche di alimentazione sana, misurabili attraverso consumo pro capite, accesso a frutta ricca di antiossidanti e incidenza di malattie metaboliche.

Infine, la sfida di fondo sarà la sostenibilità.

Il Perù ha il vantaggio di partire da zero, incorporando buone pratiche fin dall’inizio.

La ciliegia sulla torta

Indicatori come impronta idrica per chilo prodotto, superfici certificate a livello ambientale e utilizzo di agrochimici per ettaro saranno determinanti affinché la ciliegia peruviana sia non solo competitiva, ma anche responsabile.

La ciliegia non sarà il prossimo mirtillo in termini di velocità o volumi.

Tutto indica che si tratterà di una coltura di nicchia, altamente tecnica e selettiva, ma con ritorni potenzialmente elevati.

La domanda strategica non è più se il Perù possa produrre ciliegie, ma quale tipo di ciliegia intenda produrre, in quali territori e con quale livello di esigenza.

Se il Paese riuscirà ad articolare ricerca scientifica, logistica moderna, sviluppo territoriale e sostenibilità, la ciliegia potrebbe diventare, tra il 2026 e il 2035, uno dei progetti più sofisticati e strategici dell’agricoltura peruviana moderna.

Fonte: Gestion

Fonte immagine: Vigoflex 


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