La sostenibilità energetica dei sistemi frutticoli è una delle grandi sfide dell’agricoltura moderna, ancor più in un contesto caratterizzato da costi crescenti dell’energia e dalla necessità di ridurre le emissioni di gas climalteranti.
Un recente studio condotto nella provincia di Konya, in Turchia, sul ciliegio acido (Prunus cerasus L.), ha analizzato quantitativamente i flussi energetici e le emissioni di gas serra associate al sistema produttivo, fornendo indicazioni utili sia sotto il profilo ambientale che economico.
I dati sono stati raccolti tramite interviste a trentanove agricoltori.

Efficienza energetica
I risultati evidenziano innanzitutto come il sistema colturale sia energeticamente efficiente: a fronte di un input totale pari a 13.652 MJ/ha, l’output energetico raggiunge 43.906 MJ/ha, con un indice di efficienza energetica (EUE) pari a 3,26.
Ciò significa che il sistema produce oltre tre volte l’energia impiegata, posizionandosi oltre il punto di pareggio energetico e risultando competitivo rispetto ad altre colture frutticole.
Anche altri indicatori confermano questa performance: l’energia specifica si attesta intorno a 0,94 MJ/kg, mentre la produttività energetica è pari a 1,11 kg/MJ, con un saldo netto positivo superiore a 30.000 MJ/ha. Tuttavia, a fronte di questa efficienza produttiva, emerge una marcata dipendenza da fonti energetiche non rinnovabili.
Dipendenza dagli input
Circa il 94,8% dell’energia impiegata deriva infatti da input di origine fossile o industriale, mentre la quota di energia rinnovabile si limita al 5,2%. In particolare, fertilizzanti chimici ed energia elettrica rappresentano insieme circa il 70% del fabbisogno energetico complessivo, evidenziando un forte squilibrio nella composizione degli input.
Questo dato sottolinea come, nonostante l’efficienza energetica globale, il sistema presenti criticità in termini di sostenibilità a lungo termine. Dal punto di vista delle emissioni, il sistema mostra un’impronta carbonica complessiva pari a 1.367,8 kg CO2-eq/ha, con un’intensità emissiva di 0,09 kg CO2-eq/kg di prodotto.
Si tratta di valori moderati rispetto ad altre colture frutticole, ma che nascondono una distribuzione fortemente sbilanciata delle fonti di emissione. L’energia elettrica, utilizzata principalmente per l’irrigazione, contribuisce da sola a circa il 59% delle emissioni totali, confermandosi il principale hotspot ambientale del sistema.
Seguono il lavoro umano ed i fertilizzanti azotati, mentre il contributo del diesel risulta relativamente contenuto, segnale di una certa efficienza nelle operazioni meccaniche.Il ruolo dei fertilizzanti è interessante: essi risultano essere il principale fattore sia di consumo energetico sia di emissioni indirette.
Bilancio energetico
In particolare, l’azoto incide in modo significativo sul bilancio energetico ed ambientale, suggerendo ampi margini di miglioramento attraverso strategie di ottimizzazione della nutrizione.
Parallelamente, l’utilizzo, seppur limitato, di letame aziendale evidenzia il potenziale delle fonti rinnovabili nel riequilibrare il sistema energetico.
Le conclusioni dello studio indicano tre direttrici di intervento per migliorare la sostenibilità della produzione del ciliegio acido in Turchia: la transizione verso fonti energetiche rinnovabili, in particolare per l’irrigazione; la riduzione dell’uso di fertilizzanti chimici a favore di quelli organici; e l’adozione di una gestione integrata dell’energia lungo l’intero ciclo produttivo.
In sintesi, il sistema analizzato dimostra come sia possibile coniugare elevata efficienza energetica e buona produttività, ma evidenzia al contempo la necessità di una riorganizzazione degli input per ridurre la dipendenza da risorse non rinnovabili e migliorare la resilienza ambientale del comparto.
Fonte: Candemir, S., Bozdemir Akçil, M., Doğan, H. G., & Bayramoğlu, Z. (2026). Energy Use Efficiency and Greenhouse Gas Emissions in Sour Cherry (Prunus cerasus L.) Production Systems in Türkiye. Applied Fruit Science, 68(1), 49. https://doi.org/10.1007/s10341-025-01759-z
Fonte immagine: Stefano Lugli
Andrea Giovannini
Dottore di Ricerca in Scienze e Tecnologie Agrarie, Ambientali e Alimentari - Arboricoltura Generale e Coltivazioni Arboree, Università di Bologna, IT
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