Fabbisogno in freddo e cambiamento climatico: criticità, implicazioni e prospettive future per il ciliegio dolce

10 apr 2026
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Il progressivo aumento delle temperature invernali rappresenta una grande criticità per la frutticoltura, influenzando in modo diretto i processi di dormienza e la fenologia delle specie arboree.

In questo contesto, un recente studio ha analizzato la risposta di 22 cultivar di ciliegio dolce in condizioni climatiche mediterraneo-continentali (Zaragoza, Spagna), integrando dati sperimentali e modellistica climatica per valutare la loro adattabilità futura. L'accumulo di freddo e di calore sono stati quantificati utilizzando i modelli Dynamic, Chilling Hours e Utah per il freddo, ed il modello Growing Degree Hours per il caldo.

Risultati dello studio

I risultati evidenziano come il riscaldamento invernale stia modificando la dormienza, con implicazioni per la produttività e la sostenibilità dei ceraseti. L’analisi, condotta su due stagioni con caratteristiche opposte (2022–2023 e 2023–2024), ha permesso di determinare con precisione i fabbisogni agroclimatici delle cultivar in termini di freddo (chilling) e caldo (forcing).

I fabbisogni in freddo, espressi in Chilling Portions (CP), mostrano un’ampia variabilità tra 37,6 e 66,6 CP, mentre quelli in caldo per la fioritura (7095–9992 Growing Degree Hours) confermano la complessità dell’interazione tra le fasi di dormienza e ripresa vegetativa.

Le cultivar a basso fabbisogno, come ‘Symphony’, risultano più adatte a condizioni di inverno mite, mentre quelle ad alto fabbisogno, come ‘Sentennial’, appaiono prossime ai limiti di adattamento nelle condizioni attuali.

Parallelamente emerge la complessità tra dormienza e ripresa vegetativa, che varia in funzione delle condizioni climatiche e delle caratteristiche genetiche.

Fonte: Santolaria et al 2026

Trend climatici

Dal punto di vista climatico, l’analisi delle serie storiche (1974–2024) evidenzia una riduzione significativa dell’accumulo di freddo, pari a circa 6–8 CP dagli anni ’80, corrispondente ad un calo del 6–10%.

La stagione 2023–2024 ha rappresentato un caso estremo, con il più basso accumulo di freddo degli ultimi 50 anni e un ritardo della fioritura fino a 11 giorni. Questo risultato mostra come, in ambienti a inverno mite, la carenza di freddo possa determinare ritardi fenologici anziché anticipi, a differenza dei climi più freddi.

Le simulazioni climatiche indicano una prosecuzione della riduzione del freddo invernale, basandosi su 18 modelli globali e scenari SSP2-4.5 e SSP5-8.5. Entro il 2050, molte cultivar potranno ancora soddisfare i fabbisogni, ma alcune mostreranno rischi di adattamento.

Entro il 2085, soprattutto nello scenario ad alte emissioni, tutte le cultivar risultano esposte a insufficiente accumulo di freddo in almeno uno dei modelli considerati.

Implicazioni agronomiche

Questo scenario implica una potenziale perdita di idoneità produttiva per molte aree vocate alla cerasicoltura. Alcune cultivar mostrano comportamenti non lineari della fioritura, suggerendo meccanismi fisiologici alternativi o effetti compensativi.

Le evidenze indicano una interazione dinamica tra chilling e forcing e la necessità di approfondire i meccanismi della dormienza. La selezione varietale rappresenta uno strumento strategico, privilegiando cultivar a basso fabbisogno in freddo, insieme a strategie agronomiche adattive come la scelta di siti più idonei e pratiche gestionali mirate.

Nel lungo periodo, il miglioramento genetico orientato alla riduzione dei fabbisogni in freddo rappresenta la soluzione più promettente.

Conclusioni

L’integrazione tra fisiologia della dormienza e modellistica climatica costituisce un approccio efficace per valutare la sostenibilità futura delle cultivar, offrendo uno strumento per tecnici e produttori in un contesto influenzato dai cambiamenti climatici.

Fonte: Santolaria, N., Castel, L., Rodrigo, J., & Fadón, E. (2026). Warming winters and cultivar resilience in sweet cherry: agroclimatic requirements and future suitability under Mediterranean-continental conditions. Agricultural and Forest Meteorology, 383, 111138. https://doi.org/10.1016/j.agrformet.2026.111138 

Fonte immagine apertura: Stefano Lugli

Andrea Giovannini
Dottore di Ricerca in Scienze e Tecnologie Agrarie, Ambientali e Alimentari - Arboricoltura Generale e Coltivazioni Arboree, Università di Bologna, IT


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