Ciliegio: la nuova sfida è cercare di automatizzare le coperture

23 giu 2026
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"Una coltura ad alto reddito e ad alto investimento". La professoressa Brunella Morandi, coordinatrice del Corso di Laurea Magistrale in Scienze e tecnologie agrarie dell'Università di Bologna, interviene sul tema ciliegio sollecitata da Alegra, nell'ambito di "Connessioni", una strategia di comunicazione e conoscenza per fare rete.

"È una coltura molto delicata, che va gestita ovviamente con le opportune conoscenze agronomiche. La qualità del frutto si fa in pre-raccolta e ci sono diversi aspetti agronomici da considerare", ha aggiunto.

Quali sono le sfide per ottenere il massimo dal ciliegio? Le situazioni da affrontare sono molteplici. Di certo, una che è trasversale su più coltivazioni, ma che nel ciliegio incide in maniera particolare, è la gestione delle coperture.

"Le coperture aiutano a prevenire il cracking, ma aiutano anche a contrastare altri stress biotici e abiotici, la Drosophila in primis.

Coperture e microclima

Si è visto che un certo livello di ombreggiamento, intorno al 20-30% qui in Emilia-Romagna, ha degli effetti molto positivi sulla fisiologia, quindi sulla capacità, in qualche modo, di tollerare ondate di calore oppure stress idrico; quindi in qualche modo mantiene all'interno del ceraseto un microclima molto favorevole, nonostante quel 20-30% in meno di luce che comunque non comporta problemi a livello produttivo".

"Se riuscissimo a meccanizzare le coperture, o comunque a trovare delle soluzioni tecniche per ridurre il carico di lavoro nella gestione di reti e teli, ciò da un lato permetterebbe di ridurre i costi di gestione, dall'altro manterrebbe tutti quei benefici contro il cracking, contro Drosophila e, non da ultimo, ci aiuterebbe con la gestione degli stress abiotici, quindi delle ondate di calore e dell'eventuale stress idrico".

Ma il successo parte dalla giusta scelta varietale e del portinnesto, a seconda dell'ambiente in cui va realizzato l'impianto.

"Innanzitutto occorre concentrarsi sulla scelta varietale: i programmi di breeding a oggi esistenti mettono a disposizione un ampio range di varietà, più o meno resistenti al cracking, più o meno di elevato valore qualitativo e con una buona finestra di raccolta.

Portinnesto e resilienza

Molto importante è la scelta del portinnesto, perché ovviamente si sta andando verso frutteti super-intensivi, ma si cerca anche di trovare un equilibrio, perché il frutteto super-intensivo può non essere ottimale nelle condizioni di cambiamento climatico che stiamo vedendo".

"Quindi dobbiamo trovare una specie di compromesso tra un portinnesto che non sia troppo vigoroso, per avere delle piante che abbiano un buon equilibrio vegeto-produttivo e una buona produttività, ma allo stesso tempo che non siano troppo delicate dal punto di vista della gestione".

In Emilia-Romagna, il Gisela 6 rimane uno dei portinnesti che va per la maggiore, molto promettente, ma se ne stanno studiando altri per garantire una buona resilienza e tolleranza anche agli stress abiotici e, allo stesso tempo, un ottimo equilibrio vegeto-produttivo e una buona capacità di gestione della chioma".

"Dietro al portinnesto - ha continuato Brunella Morandi - ci va la forma di allevamento e anche qui l'asse colonnare che si adatta a portinnesti molto nanizzanti potrebbe non essere la scelta migliore, in un contesto di cambiamento climatico".

Forme di allevamento

Equilibrio tra portinnesto e corretta scelta della forma di allevamento può portare anche ad avere degli impianti meccanizzabili. "Negli Stati Uniti, stanno studiando moltissimo questi aspetti, soprattutto con forme di allevamento a parete quindi a UFO (Upright Fruiting Offshoot) non necessariamente ad altissime densità, ma con forme di allevamento a media densità, però sviluppate sulla parete.

La potatura meccanizzata si può fare, mentre la raccolta a macchina rimane ancora un po' un fattore limitante, perché il nostro consumatore vuole la ciliegia con il peduncolo attaccato, mentre la meccanizzazione che si sta sviluppando negli Stati Uniti si basa su scuotitrici che raccolgono ciliegie senza peduncolo".

Ma prima o poi arriveranno i robot per una raccolta anche con il peduncolo...

Infine un accenno all'irrigazione: "La ricerca a livello fisiologico sta cercando di capire quelli che sono i meccanismi alla base del cracking e si è visto che l'acqua, non solo l'acqua piovana che bagna la ciliegia dall'esterno ma anche l'acqua che può essere assorbita dalle radici, ha un ruolo nel cracking e quindi sicuramente in futuro dovremo cercare di capire come ottimizzare l'irrigazione per evitare di predisporre i nostri impianti e le nostre ciliegie al cracking. Questo ovviamente non è facile perché la causa principale di cracking normalmente è la pioggia".

Fonte: freshplaza.it

Fonte immagine: Stefano Lugli


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