Caldo, inverni miti e gelate tardive mettono sotto pressione questa specie frutticola. Le reti ombreggianti aiutano a ridurre lo stress idrico e i danni termici, ma la loro efficacia dipende da portainnesto, vigoria, forma di allevamento e gestione del ceraseto.

Contesto climatico
La crisi climatica impatta sul ciliegio (Prunus avium) con alte temperature, forte irraggiamento e (anche se non si direbbe) ritorni di freddo che influenzano le annate produttive.
In cerasicoltura è oramai riconosciuto l'effetto mitigante delle reti multifunzionali contro il caldo, tramite la creazione di ombra. Nonostante il loro largo utilizzo è bene sapere come funziona l'ombreggiamento, cosa influenza e come la pianta risponde alla copertura per evitare errori che potrebbero risultare determinanti nella produzione di ciliegie.
AgroNotizie®, in collaborazione con la Società di Ortoflorofrutticoltura Italiana, ha intervistato Brunella Morandi, professoressa associata di Arboricoltura Generale e Coltivazioni Arboree presso di Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari dell'Università di Bologna, per approfondire il ruolo delle reti ombreggianti e il loro corretto uso per difendersi efficacemente da un meteo sempre più imprevedibile.
La Società di Ortoflorofrutticoltura Italiana si adopera per sviluppare la cooperazione scientifica e tecnica tra il mondo della ricerca, gli imprenditori ed i professionisti del settore ortoflorofrutticolo. Interessando con le sue azioni ed attività un ampio settore dell'agricoltura: dalle colture arboree da frutto e da legno, alle piante ortive, floricole e ornamentali, fino al vivaismo, ai tappeti erbosi, alla gestione del paesaggio e alla tutela degli spazi verdi. L'obiettivo è favorire il progresso e la diffusione del comparto.
Ciliegio: meno freddo più problemi
Il caldo crea in Prunus tre sfide principali che vediamo di seguito.
La prima sfida è l'aumento della traspirazione e quindi, un eventuale aumento del fabbisogno idrico dell'albero che se non viene soddisfatto adeguatamente porta a risposte fisiologiche di "risparmio idrico". Per traspirazione si intende la quantità di acqua che viene persa, sotto forma di vapore acqueo, dalle foglie. Una foglia che traspira richiamerà dal tronco e dalle radici acqua e nutrienti dal suolo. Quando l'irrigazione non compensa la traspirazione allora subentra il "risparmio idrico", attraverso la chiusura degli stomi e la conseguente riduzione della fotosintesi e quindi della sintesi di carboidrati necessari per la crescita dei frutti.
Il periodo più sensibile allo stress idrico è il post raccolta e non il pre raccolta come si potrebbe pensare: "Prima della raccolta non ci sono particolari momenti di carenza idrica perché la produzione di ciliegie avviene abbastanza presto durante la stagione e poi perché l'albero confida molto nelle riserve accumulate l'anno prima - spiega Brunella Morandi -. Il problema si pone quando la mancanza di acqua subentra dopo la raccolta. I sintomi non si vedono immediatamente ma nella stagione successiva, poiché una riduzione della fotosintesi limita la produzione di riserve".
Differenziazione e qualità
La seconda sfida riguarda la differenziazione a fiore. Non è ancora chiaro infatti come e quanto le temperature e l'eventuale ombreggiamento delle coperture influenzino questo aspetto, anche se in altre specie come l'Actinidia è stato visto come un ombreggiamento eccessivo possa ridurre l'entità della fioritura l'anno successivo.
La terza sfida riguarda la qualità delle ciliegie: "Si osserva spesso la produzione di frutti doppi che sono causati da ondate di calore avvenute l'anno precedente, ovvero il momento in cui le gemme si differenziano. Poi se la respirazione della drupa è eccessiva questa tende ad accumulare meno zucchero nei tessuti".
Perciò tutti e tre i problemi sono interconnessi far loro e se non correttamente gestiti portano non solo a basse rese ma soprattutto ad un prodotto poco attraente e dolce. "L'unica caratteristica a non risentirne è il colore perché la ciliegia è geneticamente ben pigmentata, a differenza invece della mela" continua Morandi.
Freddo e gelate tardive
Quando si parla di alta temperatura non bisogna però pensare solo al periodo estivo. Difatti, la crisi climatica causa inverni più miti, una condizione che, per alcune varietà, non permette di soddisfare il naturale fabbisogno in freddo.
Questo problema colpisce soprattutto il Sud Italia, mentre nell'Italia Nordorientale le ore di freddo vengono, ancora, soddisfatte ma subentra un'altra sfida: le gelate tardive.
"Il ciliegio fisiologicamente deve superare l'endodormienza e l'ecodormienza. La prima si supera con una certa quantità di ore "di freddo" mentre la seconda con determinate ore “di caldo”. Nelle regioni del Nord, a febbraio solitamente l'albero ha già superato l'endodormienza, e temperature alte in questo mese velocizzano il superamento dell'endodormienza con fioriture troppo precoci che vengono poi colpite dai ritorni di freddo e dal rischio sempre più elevato di gelate tardive".
Le reti, anche in questo senso, se aperte, potrebbero contenere i danni perché durante la notte riducono la dispersione del calore per irraggiamento. Il risultato è un innalzamento della temperatura dell'impianto di 1-2 gradi proteggendo le piante dallo shock termico causato dalla gelata. Tuttavia nel periodo della fioritura le reti sono tendenzialmente chiuse per favorire l'impollinazione.
"Ci sono cerasicoltori che aprono la rete proprio in vista di una gelata. La scelta di aprirle o meno però dipende dal numero di ettari e dalla disponibilità di manodopera perché rappresenta un costo significativo" specifica Morandi.
Come la rete protegge il ciliegio
Per abbassare di 2-3 gradi la temperatura del ceraseto si usano coperture che sono monoblocco o monofila a seconda dell'esigenze dell'azienda agricola.
Il materiale gioca un ruolo importante: la copertura fatta di rete consente di arieggiare l'impianto e di ombreggiare, abbassando di qualche grado la temperatura. Invece le coperture plastiche creano tendenzialmente una condizione di effetto serra, aumentando la temperatura, quindi sono poco consigliate.
Poi, come scritto in precedenza, fa la differenza anche il momento di apertura: "Solitamente, le coperture multifunzionali si aprono in prossimità dell'invaiatura per proteggere la produzione dalla Drosophila suzukii e dalla grandine, e si chiudono dopo la raccolta. Il consiglio però è di ombreggiare anche durante il post raccolta in modo da ridurre lo stress idrico e favorire l'accumulo delle riserve che serviranno per la stagione successiva".
Microclima sotto copertura
Nella pratica l'ombra ha un effetto sul Deficit di Pressione di Vapore (Vpd), un parametro che serve a misurare la velocità di traspirazione della pianta. Morandi infatti specifica: "Più si ombreggia più tende ad abbassarsi il Vpd: la temperatura dell'impianto diminuisce e aumenta l'umidità relativa. Questo lo sappiamo grazie alle prove svolte in campo in cui sono state testate diverse percentuali di ombra, dal 20% al 40%".
Anche se le prove si sono spinte fino al 40% la percentuale ottimale per il ciliegio è del 20-30% di ombra per non risentire negativamente sulla fotosintesi.
Visto che sotto la copertura il microclima è più umido l'agricoltore deve prestare attenzione a non creare un ambiente favorevole ai funghi patogeni, quali monilia e oidio. La scelta del materiale può fare la differenza: "Consiglio di prediligere coperture antipioggia ma arieggiate e non teli plastici che sono completamente impermeabili. Questa scelta va ponderata in base alla latitudine di coltivazione".
Infine, in ceraseto si usa spesso la rete bianca piuttosto che nera perché disperde meglio i fotoni in più direzioni. Il bianco crea molta luce diffusa che raggiunge le parti più interne della chioma favorendo lo sviluppo di giovani germogli.
Ombra e vigoria: come cambia l'effetto per ogni impianto
"Nei ceraseti abbiamo ancora una grande variabilità nella vigoria e nella densità d'impianto. Passiamo da impianti super intensivi con 6mila piante ad ettaro innestate su Gisela a impianti con 400-500 piante ad ettaro innestate su Colt. La vigoria di questi due portainnesti è diversa, perciò la risposta della pianta non sarà la stessa" dice Morandi.
In poche parole: ciliegi con uno sviluppo vegetativo differente vorranno percentuali diverse di ombra."Nei frutteti ad alta intensità con Gisela, che si sa essere un portainnesto nanizzante, l'ombreggiamento aiuta molto perché la chioma è spargola e la luce diffusa raggiunge tutte le sue parti: il microclima così si migliora. Invece, nei frutteti a bassa intensità con portainnesti più vigorosi come Colt la chioma è molto voluminosa creando auto-ombreggiamento nelle parti più interne. In questo caso aggiungere ombra con una rete non è fisiologicamente conveniente in quanto la fotosintesi rallenta e i frutti fanno fatica a crescere".
In base alla spinta vegetativa si avranno poi forme di allevamento diverse. Tradizionalmente ai portainnesti vigorosi ci si associano forme di allevamento in volume più tendenti all'auto-ombreggiamento, mentre ai portainnesti meno vigorosi ci si associano forme di allevamento a parete che lasciano la chioma molto aperta.
Forme di allevamento
"Le forme di allevamento in parete, come per esempio il multiasse, il candelabro o il Bibaum®, si possono associare a portainnesti un po' più vigorosi , mantenendo ugualmente chiome ben arieggiate ed organizzate a parete che intercettano molto bene la luce diffusa prodotta dalla copertura" conclude Morandi.
A questo tipo di ceraseti si associano molto bene coperture ombreggianti al 20-30%.
L'ombreggiamento, quindi, non può essere standardizzato in tutti i frutteti. Per essere davvero efficace nel mitigare gli effetti del cambiamento climatico bisogna valutare molti aspetti agronomici e ambientali.
Fonte: agronotizie.imagelinenetwork.com
Fonte immagine: Stefano Lugli
Chiara Gallo
AgroNotizie
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