Corette: la nuova gamma di portinnesti per impianti di ciliegio intensivi

28 set 2026
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Il ciliegio è una delle colture frutticole a maggiore valore aggiunto e con le migliori prospettive commerciali; allo stesso tempo, però, continua a dipendere da sistemi produttivi che richiedono un’elevata quantità di manodopera e che devono adattarsi alle nuove condizioni climatiche legate al cambiamento climatico.

In Spagna, dove la superficie coltivata a ciliegio si avvicina ai 29.000 ettari e la produzione media annua si attesta intorno alle 121.000 tonnellate, la manodopera rappresenta ormai oltre il 65% dei costi di produzione e può superare le 1.200 ore per ettaro all’anno.

«Ridurre questa dipendenza significa, tra le altre cose, ripensare l’architettura degli impianti, orientando il ciliegio verso modelli intensivi e chiome più bidimensionali, che permettano di svolgere un maggior numero di operazioni da terra e che, progressivamente, possano integrare meccanizzazione, digitalizzazione e persino robotizzazione.

Portinnesti per impianti più efficienti

Per procedere in questa direzione, però, è indispensabile disporre di portinnesti capaci di controllare adeguatamente il vigore», spiega Ignasi Iglesias, direttore tecnico di Agromillora Group.

«Con questo obiettivo abbiamo inserito nel nostro portfolio la serie Corette®, una nuova genetica di portinnesti che Agromillora presenterà a Fruit Attraction 2026 e che si trova attualmente in fase di valutazione precommerciale all’interno di un’ampia rete europea, dopo diversi anni di prove finalizzate a verificare se il comportamento osservato originariamente negli Stati Uniti possa essere replicato in condizioni produttive molto diverse dal punto di vista pedoclimatico».

«Fino a oggi, quando si parla di genetica a basso vigore per il ciliegio, i riferimenti internazionali sono GiSelA® 5 e GiSelA® 6, ma nelle aree calde, caratterizzate da terreni calcarei e pH basici, il loro comportamento presenta alcuni limiti, come scarso vigore e bassa produttività», spiega Iglesias.

«Per questo la ricerca si sta orientando verso materiali capaci di mantenere i vantaggi produttivi dei portinnesti nanizzanti e, allo stesso tempo, di offrire una migliore adattabilità alle condizioni tipiche dell’Europa meridionale».

Cinque portinnesti derivati dalla genetica sviluppata negli Stati Uniti

La serie Corette® è composta da cinque portinnesti, Cass, Clare, Clinton, Crawford e Lake, provenienti dal programma della Michigan State University e originariamente selezionati in diverse contee dell’Oregon a partire da differenti incroci interspecifici di Prunus.

In alcuni casi presentano una base genetica che condivide P. cerasus con materiali utilizzati in portinnesti di riferimento come GiSelA®.

Agromillora dispone di una licenza esclusiva per la sperimentazione di questa genetica in Europa.

«I risultati ottenuti in precedenza negli Stati Uniti indicavano già alberi a basso vigore, generalmente nella fascia di GiSelA® 5 o persino inferiore, associati a una rapidissima entrata in produzione, a un’elevata produttività e a una buona adattabilità agli impianti ad alta o altissima densità.

Origine e caratteristiche della serie Corette®

Alcuni materiali mostravano inoltre caratteristiche interessanti in presenza di condizioni climatiche calde e terreni basici o calcarei».

«Prima di ipotizzarne lo sviluppo commerciale in Europa, tuttavia, Agromillora ha scelto di verificare queste caratteristiche direttamente sul campo, importando il materiale vegetale dagli Stati Uniti, propagandolo in vitro e creando successivamente una rete di prove che permettesse di osservarne il comportamento con differenti combinazioni di suolo, clima, varietà e sistema di allevamento».

«La valutazione è iniziata su scala precommerciale in Spagna nel 2023, con impianti a Mequinenza, in provincia di Saragozza; Albalate de Cinca, in provincia di Huesca; e Cabrero, nella Valle del Jerte, in Estremadura.

Successivamente si sono aggiunte tre località italiane e un’ampia rete di prove che coinvolge istituti e centri di ricerca appartenenti a EUFRIN, con sperimentazioni distribuite in 18 Paesi europei».

Impianti bidimensionali ad alta densità con oltre 14 tonnellate per ettaro al terzo anno nelle prime prove spagnole

Il controllo del vigore garantito da questo tipo di genetica consente di abbandonare i sesti d’impianto tradizionali, associati ad alberi di grandi dimensioni, e di evolvere verso sistemi molto più stretti, con assi centrali e chiome che concentrano la produzione lungo una parete più accessibile, analogamente a quanto avviene in altre specie come melo e pero.

Nelle prove europee su Corette vengono utilizzati sistemi di allevamento ad asse centrale, con sesti di riferimento di 3 x 0,5 metri e, in alcuni casi, di 3,2 x 0,7 metri.

Vengono impiegate varietà differenti a seconda dell’epoca di maturazione e delle condizioni di ciascuna area, tra cui Nimba®, Santina®, Sweet Aryana®, Sweet Sareta®, Regina, Kordia e Sweet Valina®.

Sistemi ad alta densità

Come spiega Iglesias, questa trasformazione consente di realizzare impianti nei quali potatura, diradamento e raccolta possano essere effettuati con maggiore efficienza, riducendo gli spostamenti e il lavoro in altezza e creando un’architettura che, in futuro, possa risultare più compatibile anche con soluzioni meccanizzate e automatizzate.

I risultati ottenuti finora devono comunque essere considerati preliminari, dal momento che la rete di valutazione è ancora attiva.

Le prime esperienze spagnole hanno tuttavia permesso di confermare diverse delle caratteristiche che avevano suscitato interesse verso questa genetica negli Stati Uniti.

Prime conferme nelle prove spagnole

L’adattamento osservato fino a questo momento è infatti risultato soddisfacente per alcuni dei portinnesti valutati, sia nelle condizioni molto calde e nei terreni calcarei della Valle dell’Ebro sia nei terreni a pH neutro della Valle del Jerte.

La compatibilità tra portinnesto e varietà è inoltre risultata buona in tutti i materiali studiati.

«Uno dei dati che ha attirato maggiormente l’attenzione riguarda la precocità produttiva, dal momento che al terzo anno sono state superate le 14 tonnellate per ettaro con varietà come Sweet Aryana® e Sweet Sareta®.

Si tratta di valori che», secondo i risultati disponibili presso Agromillora, «non erano stati raggiunti in precedenza in esperienze comparabili condotte con GiSelA® 5 o GiSelA® 6 nella Valle dell’Ebro».

Il basso vigore apre nuove possibilità anche per il ciliegio in serra

La riduzione del vigore potrebbe avere inoltre un’altra applicazione che sta iniziando a suscitare interesse tra alcune aziende produttrici: la coltivazione del ciliegio all’interno di serre e altre strutture protette.

La coltivazione del ciliegio in serra viene utilizzata principalmente per anticipare la data di raccolta e accedere alle prime finestre commerciali della stagione.

Una struttura completamente protetta può tuttavia offrire anche una difesa aggiuntiva contro alcuni dei rischi che preoccupano maggiormente i produttori nelle settimane precedenti alla raccolta, tra cui le piogge associate al cracking e il rischio di grandine.

Protezione e gestione in serra

«Esistono già esperienze di produzione protetta in aree come Catalogna, Aragona, Valencia e Alicante, anche se lavorare con portinnesti vigorosi come Adara complica notevolmente la gestione all’interno della struttura e può persino rendere necessario il ricorso a regolatori di crescita.

Una genetica meno vigorosa potrebbe invece offrire un’alternativa agronomicamente più equilibrata», sottolinea Iglesias.

«Sebbene oggi la stragrande maggioranza dei ciliegi europei continui a essere coltivata in pieno campo, i portinnesti a vigore ridotto potrebbero favorire l’introduzione della coltura in determinati progetti di agricoltura protetta, soprattutto quando l’obiettivo economico consiste nell’anticipare la raccolta e proteggere un frutto il cui valore può essere straordinariamente elevato nelle prime settimane di commercializzazione.

Per questo, la possibile adattabilità di Corette® alla coltivazione in serra rappresenta una delle linee di ricerca di maggiore interesse».

La prossima grande sfida sarà coltivare ciliegie con sempre meno freddo invernale

Esiste però un’altra sfida destinata a trasformare profondamente la produzione di ciliegie nei prossimi decenni: l’aumento delle temperature associato al cambiamento climatico.

«Il ciliegio deve soddisfare un determinato fabbisogno di freddo durante l’inverno per completare correttamente il proprio ciclo vegetativo e produttivo.

La riduzione delle ore di freddo sta già diventando un fattore limitante in alcune regioni produttrici di Cile, Spagna e Italia e, con ogni probabilità, assumerà un’importanza sempre maggiore sia nell’Europa meridionale sia in altre aree frutticole del mondo».

«I programmi di miglioramento genetico hanno già introdotto con successo varietà caratterizzate da minori esigenze di freddo invernale, mentre anche il lavoro sui portinnesti sta procedendo nella stessa direzione.

Nuove selezioni per il freddo invernale

Agromillora sta infatti valutando, insieme a Ibergen, cinque preselezioni di ciliegio orientate proprio verso minori fabbisogni di freddo invernale.

Questi materiali sono attualmente in fase di studio in Spagna e saranno presto valutati anche in Paesi come Brasile, Perù e Cile».

«La trasformazione prevista per il ciliegio punta verso una nuova concezione dell’impianto, nella quale genetica, densità di piantagione, architettura dell’albero, protezione della coltura e adattamento climatico dovranno evolvere congiuntamente per continuare a produrre ciliegie di alta qualità in uno scenario caratterizzato da una continua evoluzione tecnologica.

Agromillora vuole accompagnare questa trasformazione con nuove proposte di portinnesti adattati alle esigenze del settore produttivo in un contesto di cambiamento climatico».

Fonte immagine: Agromillora

Fonte: Freshplaza


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