Dall'Università del Cile una nuova scoperta per il controllo della muffa grigia nelle ciliegie

15 set 2026
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Una risorsa microbiologica proveniente da alcuni degli ambienti più estremi del pianeta potrebbe aprire nuove prospettive nella protezione post-raccolta della frutta cilena.

Dopo due anni di ricerca, un progetto guidato dall’Università del Cile ha individuato una cepa di Streptomyces capace di contrastare Botrytis cinerea, agente della muffa grigia e importante causa di perdite in uva, ciliegie e mirtilli.

Il progetto FONDEF ID24I10235 ha concluso la fase di laboratorio e si prepara ora a un passaggio decisivo: verificare direttamente sulla frutta l’efficacia del composto bioattivo selezionato, con l’obiettivo di integrarlo in rivestimenti commestibili destinati alla conservazione post-raccolta.

I risultati finali dell’iniziativa sono stati presentati il 3 settembre.

Il progetto e la ricerca

Il progetto, dal titolo “Diseño y aplicación de extractos de cepas aisladas de ambientes extremos de Chile contra fitopatógenos e incorporación en recubrimiento comestible para su uso en frutas postcosecha”, è diretto dal Dr. Juan Asenjo, con l’accademica Bárbara Andrews nel ruolo di direttrice alterna.

Entrambi fanno parte del Departamento de Ingeniería Química, Biotecnología y Materiales (DIQBM) e del Centro de Biotecnología y Bioingeniería (CeBiB) della Facultad de Ciencias Físicas y Matemáticas (FCFM) dell’Università del Cile.

Al progetto hanno partecipato anche i professori e ricercatori Marcel Jaspars, Emmanuel Oluwabusola e Diego Sandoval, insieme a studenti e componenti delle unità di ricerca: Francisco Molina, Nicolás López, Leonor Retamales, Andony Anziani, Patricio Tirado, Paula Medina, Loreto García e Felipe Torres.

Dai microrganismi estremofili una risposta alla Botrytis

Alla base della ricerca c’è una vasta collezione di microrganismi provenienti dal Deserto di Atacama e dalla Fossa di Atacama, due habitat caratterizzati da condizioni ambientali particolarmente severe.

Nel deserto, aridità e intensa radiazione UV sottopongono gli organismi a forti pressioni selettive, mentre nelle profondità marine della fossa entrano in gioco condizioni di elevata pressione.

Proprio l’adattamento a questi ambienti estremi porta i microrganismi a produrre composti bioattivi con caratteristiche molecolari peculiari.

Durante i due anni di attività, i ricercatori hanno analizzato diverse alternative fino a individuare una cepa appartenente al genere Streptomyces, selezionata per la sua elevata efficacia.

Dalla selezione alla frazione bioattiva

Da questa bacteria è stata isolata e caratterizzata una frazione bioattiva capace di limitare lo sviluppo di Botrytis cinerea, il fungo responsabile della muffa grigia e tra i patogeni di maggiore rilevanza nella fase post-raccolta di uva, ciliegie e mirtilli.

Secondo Juan Asenjo, la disponibilità di un’ampia raccolta di microrganismi provenienti dal deserto e dalla Fossa di Atacama ha consentito di cercare molecole con differenti possibili applicazioni.

In questo caso, il gruppo ha identificato una cepa attiva contro microrganismi dannosi per la frutta cilena destinata all’esportazione, ottenendo successivamente un estratto che dovrà ora essere valutato direttamente sul prodotto.

Per Diego Sandoval, ricercatore post-dottorato del CeBiB-DIQBM, uno degli aspetti centrali del lavoro è stato il passaggio da una prima osservazione dell’attività antagonista a una prova di concetto solida e riproducibile, con un possibile valore applicativo per il settore agricolo.

AgroFresh accompagna il passaggio dal laboratorio alla post-raccolta

Il progetto non si è limitato alla ricerca di laboratorio. Per avvicinare la soluzione alle reali esigenze della filiera agroesportatrice è stata coinvolta AgroFresh, azienda specializzata nelle tecnologie per la conservazione post-raccolta.

Il contributo dell’impresa ha permesso di considerare fin dalle fasi di sviluppo i parametri operativi che un futuro prodotto biotecnologico dovrebbe rispettare per poter essere utilizzato nei packing commerciali.

Roberto Jara, technical manager di AgroFresh per Cile e Perù, ha evidenziato l'importanza della collaborazione tra ricerca e industria. Un'eventuale soluzione destinata alla frutta da esportazione, infatti, deve mantenere stabilità ed efficacia durante tutte le fasi più impegnative della catena logistica.

Il composto dovrà quindi confrontarsi con condizioni molto diverse da quelle controllate del laboratorio: dal lavaggio dei frutti alla movimentazione sulle linee di confezionamento, fino alla conservazione frigorifera prolungata a basse temperature richiesta dai lunghi trasporti marittimi.

Ora iniziano le prove direttamente sulla frutta

Conclusa la caratterizzazione tecnica in laboratorio, il progetto entra in una nuova fase. Tra le priorità individuate dai ricercatori figurano la standardizzazione del processo e l’aumento del volume di produzione dell’estratto, passaggi necessari prima di poter prendere in considerazione un vero scalamento industriale.

Parallelamente, il biocomposto sarà applicato direttamente su campioni di frutta destinata all’esportazione, così da verificarne il comportamento in vivo e misurarne l’efficacia in condizioni più vicine a quelle della filiera reale.

L’Università del Cile, attraverso la Vicerrectoría de Investigación y Desarrollo (VID), continuerà inoltre a sostenere il progetto sul fronte della tutela della proprietà intellettuale, dell’individuazione di nuove fonti di finanziamento e della futura attività di trasferimento tecnologico verso il comparto agroalimentare.

Il passaggio dalle prove di laboratorio ai test sulla frutta rappresenterà quindi il banco di prova decisivo.

Se la frazione bioattiva manterrà nelle condizioni post-raccolta le caratteristiche osservate durante la ricerca, i microrganismi estremofili di Atacama potrebbero offrire una nuova strada biotecnologica per proteggere la qualità della frutta lungo le complesse rotte dell’export.

Fonte: mundoagro.io

Fonte immagine: Stefano Lugli


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