Carolina Yañez: “La gestione di Drosophila suzukii deve smettere di essere reattiva e trasformarsi in una strategia preventiva basata sui dati”
La specialista cilena analizza gli insegnamenti del DrosEU Meeting 2026 e avverte che la competitività della frutta del suo Paese dipenderà dalla capacità di anticipare la pressione fitosanitaria attraverso monitoraggio, innovazione e collaborazione internazionale.
Dall’intelligenza artificiale alla Tecnica dell’Insetto Sterile, l’ingegnera agronoma spiega come il Cile stia rafforzando la gestione di una delle fitopatie più complesse per ciliegie e berries destinati all’esportazione.
Scenario fitosanitario
In uno scenario in cui le esigenze fitosanitarie dei mercati internazionali sono sempre più rigorose e le fitopatie emergenti mettono alla prova la competitività della frutta cilena, la gestione di specie come Drosophila suzukii si è trasformata in una priorità strategica per produttori ed esportatori.
In questo contesto, l’ingegnera agronoma Carolina Yáñez Briceño è una delle voci tecniche più attive nell’innovazione applicata alla frutticoltura da esportazione. Dalla Fundación para el Desarrollo Frutícola (FDF), guida iniziative focalizzate su monitoraggio avanzato, analisi del rischio, controllo integrato e nuove tecnologie per affrontare fitopatie di importanza quarantanaria che minacciano il posizionamento internazionale della frutta cilena.
Il suo lavoro combina scienza applicata, collaborazione internazionale e strumenti emergenti come intelligenza artificiale, analisi territoriale e monitoraggio predittivo, sempre con l’obiettivo di fornire soluzioni concrete a produttori ed esportatori.
Dopo aver partecipato al DrosEU Meeting 2026, incontro internazionale svoltosi a Montpellier, in Francia, e dedicato alle strategie di gestione di Drosophila suzukii, Carolina condivide in questa intervista la sua visione sugli insegnamenti che il Cile dovrebbe recepire, sulle sfide regolatorie e tecniche che l’industria deve affrontare e sui nuovi strumenti che potrebbero segnare il futuro del controllo fitosanitario in ciliegie e berries da esportazione.

Consorzio europeo
DrosEU è il Consorzio europeo di genomica delle popolazioni di Drosophila, un consorzio collaborativo di scienziati e laboratori interessati alla genetica evolutiva e alla genomica delle specie di Drosophila. Il suo obiettivo principale è cooperare strettamente nella raccolta, generazione e analisi di dati genomici e ambientali provenienti da diverse popolazioni di Drosophila nel mondo.
La drosofila ad ali macchiate è considerata in Cile una fitopatia emergente e invasiva. Si tratta di un piccolo moscerino rilevato nel Paese nel 2017. È una specie polifaga, poiché attacca un’ampia gamma di colture frutticole, oltre a un numero crescente di frutti selvatici.
Carolina, dopo la sua partecipazione al DrosEU Meeting 2026, quali sono stati i principali insegnamenti che oggi il Cile può raccogliere per rafforzare la gestione di Drosophila suzukii nella frutticoltura da esportazione?
Il principale insegnamento è che Drosophila suzukii deve essere affrontata con una visione integrata, tecnica e collaborativa. Al DrosEU Meeting 2026 è emerso chiaramente che i Paesi che stanno progredendo nella sua gestione non dipendono da un unico strumento, ma dall’integrazione tra monitoraggio, genetica delle popolazioni, analisi del rischio, controllo biologico, gestione agronomica, tecnologie dell’informazione e nuove strategie come la Tecnica dell’Insetto Sterile.
Visione preventiva
Per il Cile questo è particolarmente rilevante, perché siamo un Paese esportatore, con un’industria frutticola altamente esigente e dipendente dal rispetto dei requisiti fitosanitari. L’esperienza internazionale ci mostra che anticipare è fondamentale: non basta reagire quando la fitopatia è già presente a livelli elevati, ma dobbiamo generare informazioni precoci, rafforzare la sorveglianza e prendere decisioni basate sui dati.
Lei ha affermato che il futuro della gestione di questa fitopatia non passa da soluzioni isolate, ma da approcci integrati. Nella pratica, cosa significa oggi per l’industria cilena e quali linee concrete si stanno promuovendo?
Significa comprendere che il controllo di Drosophila suzukii non si risolve unicamente con applicazioni chimiche o interventi puntuali. Un approccio integrato implica combinare monitoraggio permanente, analisi della pressione della fitopatia, gestione del frutteto, eliminazione dei frutti residui, uso tempestivo degli strumenti di controllo, formazione tecnica e valutazione di nuove tecnologie.
In Cile si stanno promuovendo linee legate al monitoraggio preventivo nei ceraseti, all’analisi di indicatori come le catture per trappola al giorno, alla generazione di allerte precoci, al rafforzamento dei protocolli di campo e alla valutazione di strumenti innovativi. Si sta inoltre avanzando nella collaborazione internazionale per studiare alternative complementari, come la Tecnica dell’Insetto Sterile e l’uso di informazioni genetiche per comprendere meglio il comportamento e la dispersione della fitopatia.
Monitoraggio precoce
In materia di monitoraggio e rilevamento precoce, quali nuovi strumenti o miglioramenti si stanno attualmente valutando per anticipare la pressione di Drosophila suzukii in campo?
Oggi l’attenzione è rivolta al miglioramento della qualità e della tempestività delle informazioni. Il monitoraggio deve fornire dati utili al processo decisionale, non solo registrazioni di presenza o assenza. Per questo stiamo lavorando per rafforzare indicatori come il CTD, che permette di analizzare la pressione della fitopatia nel tempo e di confrontare aree, frutteti e stagioni.
Si stanno inoltre valutando miglioramenti nelle piattaforme di visualizzazione dei dati, nei sistemi di allerta del rischio, nell’integrazione con le informazioni fenologiche della coltura e nell’analisi territoriale. L’obiettivo è consentire a produttori ed esportatori di anticipare, identificare i momenti critici e intervenire prima che la fitopatia generi un problema produttivo o commerciale.
Uno dei temi emersi durante l’incontro è stata la Tecnica dell’Insetto Sterile. A che punto si trova il Cile rispetto a questo tipo di strategie innovative e quanto ritiene praticabile la loro implementazione nel breve o medio periodo?
Tecnica sterile
Il Cile si trova in una fase iniziale, ma molto rilevante, di valutazione e preparazione tecnica. Attualmente si sta lavorando al coordinamento con istituzioni internazionali e alla validazione degli aspetti logistici, regolatori e operativi necessari per poter avanzare verso prove controllate.
La Tecnica dell’Insetto Sterile è uno strumento promettente, ma richiede un elevato rigore tecnico. Non si tratta semplicemente di rilasciare insetti sterili: prima è necessario garantire qualità biologica, vitalità, comportamento in campo, capacità di dispersione, compatibilità con le popolazioni locali e rispetto dei requisiti regolatori.
Nel breve periodo, la sfida è avanzare con prove e validazioni. Nel medio periodo, se i risultati saranno positivi, potrebbe trasformarsi in uno strumento complementare all’interno di un programma di gestione integrata.
Guardando al 2026, quali sono gli obiettivi più concreti fissati attorno a Drosophila suzukii: ridurre l’incidenza, migliorare il monitoraggio, rafforzare i protocolli o avanzare con nuovi strumenti di controllo?
Obiettivi concreti
Gli obiettivi per il 2026 si articolano su più fronti. In primo luogo, rafforzare il monitoraggio preventivo e migliorare la qualità dei dati disponibili per l’industria. In secondo luogo, avanzare con protocolli più solidi che permettano di standardizzare la sorveglianza, il campionamento, l’analisi del rischio e la risposta tempestiva in campo. Dall’altra parte, analizzare le applicazioni di fitofarmaci, le frequenze di applicazione, le resistenze e l’alternanza dei principi attivi.
Puntiamo inoltre a continuare a valutare nuovi strumenti di controllo, in particolare quelli in grado di integrare la gestione attuale e ridurre la dipendenza da soluzioni isolate. Infine, un obiettivo importante è migliorare il trasferimento di informazioni verso produttori ed esportatori, perché la prevenzione funziona solo se le informazioni arrivano in tempo e si trasformano in decisioni concrete.
Dal punto di vista regolatorio e quarantanario, quali sono oggi le principali sfide che il Cile deve affrontare con questa fitopatia per salvaguardare la competitività della frutta da esportazione?
La sfida principale è salvaguardare la condizione fitosanitaria della frutta cilena in mercati sempre più esigenti. Sebbene Drosophila suzukii non sia una fitopatia quarantanaria, il suo impatto produttivo e commerciale può essere molto rilevante, soprattutto in specie sensibili come ciliegie e berries.
Sfide regolatorie
Dal punto di vista regolatorio, è fondamentale disporre di informazioni affidabili, tracciabilità, protocolli chiari e capacità di risposta rapida. L’industria deve dimostrare che esistono sorveglianza, gestione preventiva e azioni coordinate. Nell’export, la fiducia si costruisce con dati, conformità tecnica e capacità di anticipazione.
Se dovesse rivolgere una riflessione a produttori ed esportatori, quale direbbe che è oggi la priorità numero uno di fronte a Drosophila suzukii per non compromettere la sostenibilità del business nelle prossime stagioni?
Oggi la priorità numero uno è non sottovalutare Drosophila suzukii. Ci troviamo di fronte a una fitopatia che ha dimostrato una maggiore capacità di adattamento, una pressione di popolazione più elevata e un’attività più prolungata durante la stagione, elementi che rappresentano una sfida sempre più complessa per l’industria.
Se vogliamo salvaguardare la sostenibilità del business esportatore, l’approccio deve essere preventivo e basato sulle informazioni. Il monitoraggio precoce e continuo non è più opzionale: è uno strumento strategico per anticipare il rischio e prendere decisioni tempestive. L’assenza di catture non significa sempre assenza della fitopatia, soprattutto considerando che oggi osserviamo una forte pressione proveniente da aree esterne agli appezzamenti e dai bordi dei frutteti, che agiscono come serbatoi permanenti.
Gestione integrata
Inoltre, questa stagione ci ha mostrato anche che il controllo chimico, pur rimanendo uno strumento importante, presenta dei limiti. Questo obbliga a lavorare con programmi fitosanitari molto più precisi, rotazione dei modi d’azione e strategie che evitino la generazione di resistenze.
Per questo, la sfida oggi non è solo controllare una fitopatia, ma avanzare verso una vera gestione integrata: monitoraggio intensivo, gestione degli ospiti alternativi, controllo dei bordi, misure post-raccolta e valutazione di nuove tecnologie come reti o Tecnica dell’Insetto Sterile (TIE).
In definitiva, proteggere, ad esempio, la ciliegia cilena significa proteggere la competitività, il prestigio fitosanitario e la capacità del Cile di continuare a posizionarsi come fornitore affidabile di frutta di qualità sui mercati internazionali.
Andrea Bustos
Diario Fruticola
Immagine apertura: Carolina Yáñez Briceño, Fonte: Diario Fruticola
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