L’influenza dell’apparato radicale al momento dell’impianto per il successo del ceraseto

09 set 2024
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Il successo di un buon ceraseto parte dal vigore delle piante da vivaio. La qualità delle piante da vivaio è determinata dall'altezza della pianta, dal diametro del tronco, dal volume e dallo stato delle radici. Inoltre, è necessaria l'assenza di parassiti e malattie. Per garantire la sopravvivenza al momento dell’impianto, i coltivatori privilegiano generalmente piante robuste, con un diametro del tronco maggiore e un'abbondante massa radicale.

In Europa i coltivatori utilizzano spesso ciliegi dolci con numerosi rami. Gli alberi cosiddetti a frusta, che sono ciliegi dolci con ramificazioni minime o nulle, sono spesso utilizzati in Nord e Sud America e vengono ottenuti con l’ incisione delle gemme e l’applicazione fitormoni.

L'obiettivo dello studio condotto presso la Facoltà di Scienze Agrarie dell'Università di Talca (Chile) è stato quello di valutare la sopravvivenza post-trapianto, la crescita della chioma e la produttività dei frutti di due cultivar di ciliegio dolce: “Lapins” su “Colt” e “Regina” su “Gisela 12”.

Le cultivar sono state coltivate con volumi radicolari del 100%, 50% e 25% e con piante da vivaio a radice nuda o in sacchi. L'altezza delle piante variava da 1,4 a 1,8 m e il diametro iniziale del fusto era tra i 12 e i 19 mm. Il volume iniziale delle radici delle piante innestate sul portainnesto “Colt” era doppio rispetto a quelle innestate sul portainnesto “Gisela 12”.

Le valutazioni sono state condotte in tre piantagioni commerciali nella Valle Centrale del Cile nel corso di tre stagioni. I risultati suggeriscono che la sopravvivenza e la produttività delle piante non sono state influenzate dal tipo di vivaio o dal volume delle radici al momento del trapianto.

Infatti, la crescita vegetativa dei trattamenti si è uniformata in termini di diametro del tronco, volume della chioma e lunghezza dei germogli alla fine della terza stagione, e non ci sono state differenze nella produzione di frutti tra “Lapins” e “Colt”. Il trattamento con i sacchi è stato l'unico fattore che ha portato a una riduzione nella crescita diametrale del tronco e della lunghezza dei germogli per 'Regina'/'Gisela 12'.

Pertanto, la presunzione relativa all'impatto del volume delle radici e del tipo di pianta sull'effettivo insediamento di un ciliegio dolce su portinnesto 'Colt' e 'Gisela 12' può essere disattesa. Il sistema di allevamento però deve essere scelto in base alla varietà, al portainnesto e alle condizioni di coltivazione.

Dato che 'Lapins' è una cultivar autofertile con un'elevata capacità produttiva, non è consigliabile innestarla su portainnesti semi-nanizzanti, come 'Gisela 12', in quanto non sarebbe in grado di sostenere carichi di frutta così elevati o di mantenere un tasso di crescita tale da favorire il corretto sviluppo di nuovo legno da frutto.

Lo studio ha scelto un portainnesto più nanizzante nel caso di 'Regina', a causa del suo ridotto potenziale produttivo. La concentrazione di nutrienti fogliari al momento dell'impianto non è stata influenzata dal tipo di pianta da vivaio o dal volume dell'apparato radicale.

In conclusione, i risultati suggeriscono che la sopravvivenza e la produttività delle piantagioni di ciliegio non sono state influenzate dal volume delle radici o dal tipo di vivaio. La sopravvivenza, la crescita e la precocità del frutteto dipendono più dalle condizioni post impianto e dalla gestione idrica che dal numero o dal tipo di radici delle piante da vivaio.

Fonte: Yuri, J.A.; Simeone, D.; Fuentes, M.; Sepúlveda, Á.; Palma, M.; Moya, M.; Sánchez-Contreras, J. Reduced Root Volume at Establishment, Canopy Growth and Fruit Production in ‘Lapins’/‘Colt’ and ‘Regina’/‘Gisela 12’ Sweet Cherry Trees. Horticulturae 2024, 10, 579. https://doi.org/10.3390/horticulturae10060579.
Immagine: Yuri et al.

Melissa Venturi
Università di Bologna (IT)


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