Il direttore tecnico di Agromillora, Ignasi Iglesias, spiega a Valencia Fruits l’adattabilità della serie di portinnesti Corette® ai suoli mediterranei e il suo potenziale per impianti intensivi più efficienti, redditizi e sostenibili.
Il ciliegio si è consolidato come una delle colture frutticole a maggior valore aggiunto in Spagna, ma anche come una delle più esigenti dal punto di vista tecnico, agronomico e commerciale. Con una superficie attuale prossima ai 29.000 ettari e una produzione media annua di 121.000 tonnellate, la Spagna è il primo esportatore dell’Unione Europea e, tra tutti i frutti, la ciliegia è l’unica con una tendenza di consumo in crescita dal 1989.
In un contesto segnato dal cambiamento climatico e dalle crescenti esigenze del mercato e della distribuzione, il settore si trova ad affrontare la sfida costante di evolversi per mantenere produttività, qualità del frutto e redditività delle aziende, con l’innovazione come asse guida del futuro della coltura.

I tre pilastri
Per Ignasi Iglesias, dottore agronomo e direttore tecnico di Agromillora, l’innovazione nella coltivazione del ciliegio si basa su tre pilastri fondamentali: varietà, portinnesti e sistemi di allevamento, che devono portare a produzioni ottimali e di alta qualità. “Sul fronte varietale c’è molta innovazione, con materiali mid-chilling e low-chilling, oltre a nuove selezioni più tardive che permettono di estendere il calendario di raccolta, soprattutto in altitudine.
Per quanto riguarda i portinnesti, si cerca che forniscano il vigore desiderato, compatibilità con le varietà, adattabilità alle condizioni del suolo, resistenza alle malattie e tolleranza agli effetti del cambiamento climatico — in particolare alle alte temperature estive e alla riduzione del freddo invernale — oltre a garantire una buona produttività. Infine, nei sistemi di allevamento si considerano il vigore trasmesso alla varietà, la densità d’impianto e l’architettura dell’albero”.
In questo senso, Iglesias sottolinea che in tutte le specie frutticole si tende all’intensificazione, con alberi di minore volume e sistemi di allevamento piatti, bidimensionali o a parete (asse, biasse o triasse), per migliorare l’efficienza della manodopera nelle operazioni di potatura, diradamento e raccolta, facilitare la meccanizzazione e ridurre i costi di produzione, in particolare quelli della raccolta che rappresentano il 60% del totale.
Secondo Iglesias, questi tre elementi rappresentano l’evoluzione tecnica della coltura: “È qui che si concentra l’innovazione del ciliegio, perché non c’è alternativa: quale varietà scegliere, quale portinnesto utilizzare e, in base a questa combinazione, quale forma dare all’albero per renderlo accessibile a persone e macchine. Ogni aspetto è in continua evoluzione”. A ciò si aggiungono i progressi nella digitalizzazione, nel monitoraggio di suolo, pianta e clima e nella robotica.
La serie Corette® guadagna protagonismo
Nel campo dei portinnesti, Iglesias riconosce che finora l’innovazione è stata piuttosto limitata considerando le condizioni edafo-climatiche particolari: suoli generalmente calcarei e temperature estive elevate, ma evidenzia che stanno emergendo nuove soluzioni.
Tra queste, cita serie consolidate come GiSelA®, in particolare GiSelA®5 e GiSelA®6, ampiamente utilizzate nel nord Europa, nel nord Italia e in Cile. “Sono portinnesti che riducono il vigore, permettono impianti più intensivi, entrano rapidamente in produzione, garantiscono alte rese con buon calibro e consentono la meccanizzazione di operazioni come potatura, diradamento e raccolta”.
Tuttavia questi portinnesti
Tuttavia, questi portinnesti non si adattano bene alle aree mediterranee della Spagna caratterizzate da climi caldi, suoli calcarei e pH basico, molto diversi dalle condizioni del nord Europa o del Cile”.
Per superare questi limiti, Agromillora ha sviluppato la serie Corette®, composta da cinque portinnesti: Cass, Clare, Clinton, Crawford e Lake, ottenuti dalla Michigan State University a partire da specie originarie dei centri di biodiversità di Europa e Russia.
Questi portinnesti presentano un basso vigore inferiore rispetto a SL-64 e Adara (di riferimento in Spagna) e anche rispetto a GiSelA®6.
Adattabilità dei portainnesti
Si tratta di una serie relativamente recente selezionata tra il 2000 e il 2010. “Una licenza sperimentale ha consentito ad Agromillora di introdurla e moltiplicarla per avviare impianti sperimentali tra il 2022 e il 2025 insieme ad altri portinnesti GiSelA®”, spiega Iglesias.
La rete sperimentale, coordinata da Agromillora e CDB, ha l’obiettivo di valutare l’adattabilità dei portinnesti alle condizioni edafo-climatiche di Spagna e altri Paesi europei. Sono stati avviati due livelli di sperimentazione:
primo livello dal 2023 in Spagna (Mequinenza, Albalate de Cinca, Valle del Jerte) e dal 2025 in Italia (Vignola e Sammichele-Bari); secondo livello dal 2025 nella rete europea EUFRIN, con la partecipazione di 18 Paesi.
I tre impianti spagnoli
“I tre impianti spagnoli sono al quarto anno e mostrano risultati interessanti buona adattabilità di alcuni portinnesti come Clare e Crawford ai climi mediterranei caldi, vigore adeguato (tranne Clinton), entrata rapida in produzione e rese che, in alcune combinazioni con la varietà Sweet Aryana®, hanno superato le 11 t/ha nel 2025, cosa che non si è verificata con GiSelA®5 e 6”.
Nonostante ciò, Iglesias invita alla cautela: è ancora presto per trarre conclusioni definitive. Continueremo a monitorare fino alla piena maturità degli alberi e a raccogliere dati in più località, sia in suoli calcarei e climi caldi sia in condizioni più temperate.
Se i risultati saranno positivi, il passo successivo sarà lo sviluppo commerciale su scala internazionale, dato l’interesse crescente per questi materiali nelle piantagioni intensive. “Intensificare significa piantare più alberi per ettaro, ma anche produrre più rapidamente, con migliore qualità e costi inferiori nel lungo periodo”.
Sistemi di allevamento e gestione
L’ultimo pilastro dell’innovazione è rappresentato dai sistemi di allevamento e gestione del ciliegio, fondamentali per ottimizzare produzione, meccanizzazione ed efficienza della raccolta.
“La forma dell’albero è cruciale perché influisce direttamente sull’efficienza della raccolta e accesso al frutto, mentre quelli più alti richiedono l’uso di scale, ormai vietate in alcuni Paesi”.
Iglesias evidenzia i vantaggi dei sistemi bidimensionali (2D): produttività della raccolta aumentata del 72% in sistemi UFO (multiasse 2D) rispetto al vaso tradizionale.
Questi sistemi permettono raccolta pedonale o semipedonale oltre alla potatura e al diradamento meccanico con attrezzature come il “Darwin”.
Già diffusi in melo e pero, i sistemi 2D stanno guadagnando terreno anche nel ciliegio, soprattutto negli impianti intensivi, grazie alla maggiore efficienza e compatibilità con tecnologie future come sensori, previsione delle rese e robotizzazione.
Conclusione
Nel complesso, l’innovazione nella cerasicoltura spagnola si sviluppa su tre pilastri complementari fondamentali:
varietà adattate portinnesti innovativi Corette®, sistemi di allevamento intensivi e bidimensionali.
A questi si aggiunge la necessità di adattarsi alla riduzione del freddo invernale dovuta al cambiamento climatico.
Secondo Iglesias, questi progressi non solo permettono di adattare il ciliegio alle condizioni locali, ma pongono le basi per una coltivazione più competitiva redditizia e sostenibile nel prossimo futuro.
Juilia Luz
Valencia Fruits
Fonte immagine apertura: Valencia Fruits
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