A mostrarlo uno studio italiano condotto su Sweet Saretta, che ha messo in luce effetti delle reti su microclima, stato idrico e dinamiche fisiologiche alla base dell’accrescimento del frutto
Nel ciliegio, il tema delle coperture è associato soprattutto alla protezione del raccolto, in particolare nei confronti della pioggia e del cracking. Eppure il loro effetto non si esaurisce nella difesa fisica. Modificando radiazione, umidità relativa e domanda evaporativa dell’aria, le reti possono incidere direttamente sullo stato idrico della pianta e sui processi che regolano l’accrescimento del frutto.
A confermarlo, un lavoro di ricerca tutto italiano pubblicato su Environmental and Experimental Botany, condotto nel 2024 a Cadriano, in provincia di Bologna, che ha messo a confronto piante di ciliegio dolce della varietà Sweet Saretta, innestata su portinnesto Gisela 6, che ha messo a confronto piante di ciliegio dolce coltivate in piena luce e piante sotto rete nera ombreggiante al 20%, con l’obiettivo di osservare non soltanto l’esito finale sull’accrescimento, ma i processi fisiologici che lo rendono possibile.
Il tema, del resto, ha un peso particolare anche in chiave italiana. Negli areali del Nord i sistemi di copertura fanno ormai parte del panorama tecnico della cerasicoltura specializzata; nel Sud, invece, la loro presenza resta più discontinua e meno capillarmente strutturata. Proprio per questo, capire se le coperture agiscano solo come protezione fisica o leva fisiologica diventa una domanda tutt’altro che secondaria.

Gli effetti sul microclima
Come riportato, la rete modifica anzitutto il microambiente della chioma. Il dato più netto riguarda il deficit di pressione di vapore dell’aria, il VPD, che sotto copertura si riduce mediamente del 19%. Un dato apparentemente secondario, ma decisivo per capire quello che accade poi nella pianta e nel frutto. Il VPD, infatti, misura la domanda evaporativa dell’atmosfera: più è alto, più forte è la spinta alla perdita d’acqua da parte della pianta e del frutto. Ridurlo significa, in sostanza, allentare una delle pressioni ambientali più incisive sul piano fisiologico.
Non sorprende allora che, sotto coperture, i ricercatori dell’Università di Bologna e della Fondazione Edmund Mach abbiano rilevato un migliore stato idrico dell’albero, con valori di potenziale idrico del fusto meno negativi, ma anche una conduttanza stomatica e una fotosintesi netta più elevate.
Il dato è importante perché contraddice una lettura troppo semplicistica dell’ombreggiamento: in questo caso, almeno nelle condizioni sperimentali considerate, la lieve riduzione della radiazione non deprime il funzionamento della chioma, ma contribuisce a mantenerlo più efficiente. La pianta, posta in un ambiente meno esigente sul piano evaporativo, conserva più a lungo una fisiologia attiva ed efficiente.
I meccanismi dell’accrescimento
Il passaggio più interessante è però un altro. Più che arrestarsi al dato finale della pezzatura, il lavoro risale ai processi che la determinano, scomponendo l’accrescimento del frutto nei flussi che lo sostengono: da un lato la traspirazione del frutto, cioè la quota d’acqua dispersa verso l’atmosfera; dall’altro gli apporti veicolati dallo xilema e dal floema, il primo associato al trasferimento di acqua e soluti minerali, il secondo al trasporto di acqua, zuccheri e fotoassimilati. La copertura, cioè, non resta confinata a una funzione di difesa, ma finisce per riflettersi sugli equilibri fisiologici dell’accrescimento.

La traspirazione del frutto, come era lecito attendersi, segue in modo strettissimo il VPD: quando l’aria “chiede” di più, il frutto perde più acqua. Sotto coperture, questa perdita si riduce, soprattutto nelle ore centrali della giornata e nelle fasi più avanzate dello sviluppo. Lo xilema, invece, ha un ruolo più marcato quando il frutto deve ancora sostenere attivamente i processi di divisione ed espansione cellulare e ha bisogno di compensare l’acqua persa. Poi il suo contributo si riduce, in linea con quanto già noto per il ciliegio.
È il floema, al contrario, a guadagnare centralità con l’avanzare dello sviluppo, fino a diventare decisivo nel momento in cui l’accrescimento si lega soprattutto all’importazione di assimilati, più che al mero approvvigionamento idrico. E proprio in questa fase lo studio registra sotto rete un aumento del flusso floematico, coerente con la maggiore capacità fotosintetica delle piante.
Dove emerge il vantaggio
Se ci si fermasse al dato finale, il messaggio sarebbe quasi banale: sotto rete i frutti crescono di più e mostrano, nella seconda parte del ciclo, un peso superiore rispetto al controllo. Ma il pregio del lavoro sta proprio nel restituire a questo vantaggio una fisionomia meno semplificata: non un effetto continuo, uniforme o leggibile come generico miglioramento dell’accrescimento lungo l’intero ciclo, bensì una risposta che si definisce con maggiore nettezza solo in una fase precisa dello sviluppo. Il beneficio, infatti, si manifesta soprattutto quando il frutto entra nello stadio in cui il floema assume un ruolo prevalente nell’alimentazione.
In altri termini, le coperture non accelerano semplicemente l’accrescimento; ne modificano le condizioni. Riduce la componente dissipativa legata alla traspirazione, migliora lo stato idrico dell’albero e, nella fase in cui il frutto richiede un apporto crescente di assimilati, favorisce un contesto fisiologico più efficiente e un migliore equilibrio idrico.
Limiti e prospettive
Naturalmente, il lavoro non consegna una formula pronta all’uso. La prova è stata condotta su una specifica combinazione varietà-portinnesto, con una rete al 20% di ombreggiamento, in un preciso ambiente pedoclimatico e in una sola annata. Sarebbe quindi improprio trasformare questi risultati in una raccomandazione generalizzata, tanto più se si guarda agli areali meridionali, dove le condizioni radiative, gli equilibri vegeto-produttivi e le strategie aziendali possono differire in misura sensibile. Gli stessi autori, del resto, invitano alla cautela e sottolineano come materiale della rete e livello di ombreggiatura, varietà e vigoria del portinnesto possano cambiare la risposta del sistema.
Resta però un punto fermo, ed è forse il più utile anche sul piano pratico: nel ciliegio, intervenire sul microclima non significa solo schermare il frutteto, ma entrare dentro i meccanismi fisiologici della pianta che regolano il rapporto tra perdita d’acqua, trasporto vascolare e accumulo di assimilati. È qui che la copertura, da semplice struttura protettiva, comincia a diventare una tecnologia di gestione fisiologica.
Ilaria De Marinis, © fruitjournal.com
Fonte immagini: Stefano Lugli
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