Stress salino in Gisela 5: risposte fisiologiche e biochimiche rivelano i limiti della tolleranza

25 giu 2026
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Il crescente aumento della salinità dei suoli e delle acque irrigue rappresenta una delle principali minacce per la frutticoltura moderna, soprattutto nelle aree più soggette a cambiamenti climatici e a disponibilità idrica limitata. In questo contesto, la scelta di portinnesti capaci di mantenere elevate prestazioni produttive anche in condizioni di stress salino assume un ruolo strategico. Uno studio ha valutato la risposta del portinnesto nanizzante Gisela 5 (Prunus cerasus × Prunus canescens) mediante prove in vitro, evidenziando i principali meccanismi fisiologici e biochimici attivati in presenza di concentrazioni crescenti di cloruro di sodio (NaCl).

Le piante sono state coltivate su terreno di coltura contenente 0, 50, 100 e 150 mM di NaCl per quattro settimane, consentendo di monitorare l'effetto della salinità su crescita, contenuto di clorofilla, stato nutrizionale, accumulo di metaboliti e attività degli enzimi coinvolti nella difesa antiossidante.

I risultati mostrano una marcata sensibilità del portinnesto allo stress salino, con una progressiva riduzione dell'accrescimento già ai livelli intermedi di salinità. La biomassa secca è diminuita fino a oltre il 50% alla concentrazione più elevata, e lo sviluppo vegetativo dei germogli ha evidenziato un significativo rallentamento.

Lo stress salino ha inoltre determinato una consistente perdita di clorofilla, accompagnata dalla comparsa di clorosi marginali e necrosi fogliari sempre più estese all'aumentare della concentrazione di NaCl. Questi sintomi confermano il deterioramento dell'apparato fotosintetico, uno dei primi bersagli degli effetti tossici del sale.

 Al contrario, il contenuto idrico dei tessuti è rimasto sostanzialmente invariato durante l'esperimento, suggerendo che il danno osservato non sia imputabile principalmente a disidratazione cellulare, bensì agli effetti tossici specifici degli ioni.

Difesa antiossidante e stress ossidativo

Per quanto riguarda l'induzione dello stress ossidativo, l'aumento del contenuto di malondialdeide, indicatore della perossidazione lipidica e del danno alle membrane cellulari, dimostra che l'accumulo di specie reattive dell'ossigeno rappresenta una delle principali conseguenze dell'esposizione al sale.

Parallelamente, il portinnesto ha reagito incrementando l'attività dei principali enzimi antiossidanti, tra cui superossido dismutasi, catalasi, ascorbato perossidasi, perossidasi e glutatione reduttasi. L'attivazione di questo sistema di difesa testimonia il tentativo della pianta di limitare i danni ossidativi; tuttavia, tale risposta non è risultata sufficiente a impedire il progressivo deterioramento fisiologico alle concentrazioni saline più elevate.

La salinità ha modificato profondamente l'equilibrio ionico dei tessuti. L'accumulo di sodio è aumentato in maniera direttamente proporzionale alla concentrazione di NaCl nel terreno di coltura, mentre il contenuto di cloro è rimasto sostanzialmente stabile, indicando una buona capacità del portinnesto di limitarne l'assorbimento.

Al contrario, sono diminuite le concentrazioni di potassio, calcio e magnesio, elementi indispensabili per il corretto funzionamento metabolico e per l'integrità delle membrane cellulari. La conseguente alterazione dei rapporti K:Na e Na:Ca evidenzia come la tossicità del sodio e lo squilibrio nutrizionale rappresentino i principali fattori responsabili della riduzione della crescita osservata.

Tolleranza e prospettive agronomiche

Nel complesso, lo studio conferma che il portinnesto Gisela 5 manifesta una limitata tolleranza alla salinità, reagendo con l'attivazione di efficaci meccanismi antiossidanti ma senza riuscire a compensare gli effetti negativi dell'accumulo di sodio e della perdita dell'equilibrio minerale. I risultati ottenuti forniscono indicazioni utili sia per i programmi di miglioramento genetico orientati alla selezione di portinnesti più resilienti, sia per la gestione agronomica dei ceraseti in aree interessate da crescente salinizzazione dei suoli e delle acque irrigue.

Fonte: Erturk, U., Sivritepe, N., Yerlikaya, C., Bor, M., Ozdemir, F., & Turkan, I. (2007). Responses of the cherry rootstock to salinity in vitro. Biologia plantarum, 51(3), 597-600. https://doi.org/10.1007/s10535-007-0132-7 

Fonte immagine: Stefano Lugli

Andrea Giovannini
Dottore di Ricerca in Scienze e Tecnologie Agrarie, Ambientali e Alimentari - Arboricoltura Generale e Coltivazioni Arboree, Università di Bologna, IT


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