Scarti di ciliegie trasformati in nutraceutici: lo studio condotto nel Kent

18 mar 2026
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Le ciliegie non commercializzabili – ad esempio frutti danneggiati o fuori calibro – possono costituire una risorsa preziosa, poiché sono ricche di composti bioattivi antociani e flavonoidi con proprietà antiossidanti e antinfiammatorie, che possono essere estratti ed impiegati come integratori.

Questa è una soluzione alla sfida della gestione degli scarti agricoli e può essere definita come upcycling dei sottoprodotti agroalimentari, ovvero la loro trasformazione in prodotti ad alto valore nutrizionale o funzionale.

In questo contesto, lo studio condotto in Kent (la più grande regione produttrice di ciliegie in Gran Bretagna) ha analizzato la composizione chimica e potenziale biologico di prodotti derivati da scarti di ciliegie, tra cui succo, polpa e residui di spremitura, con l’obiettivo di valutarne le possibili applicazioni nutraceutiche.

Analisi della composizione

I ricercatori hanno quantificato il contenuto di antociani utilizzando tecniche analitiche avanzate basate su cromatografia liquida accoppiata a spettrometria di massa, evidenziando la presenza di cianidina-3-O-rutinoside come composto predominante.

Inoltre, è stata rilevata la presenza di quercetina flavonoide noto per le sue proprietà antiossidanti e antimicrobiche.

Le concentrazioni di questi composti bioattivi possono variare significativamente in funzione delle condizioni di coltivazione e delle caratteristiche ambientali, come temperature, radiazione solare e disponibilità idrica.

Produzione di polveri

Una parte dello studio si è concentrata sulla produzione di polveri di polpa di ciliegia, ottenute tramite diversi metodi di essiccazione.

È emerso che la liofilizzazione consente di preservare meglio gli antociani rispetto all’essiccazione ad aria calda, che può degradare questi composti sensibili al calore. La polvere di polpa liofilizzata ha mostrato livelli di antociani relativamente elevati, comparabili a quelli presenti in alcuni estratti commerciali di frutti di bosco ricchi di pigmenti polifenolici.

Questo risultato suggerisce che i sottoprodotti della lavorazione delle ciliegie possano rappresentare una fonte di molecole bioattive utili per la produzione di ingredienti funzionali. Per valutare il potenziale impatto biologico di questi prodotti, lo studio ha utilizzato il nematode Caenorhabditis elegans come modello sperimentale.

Questo organismo è ampiamente impiegato nella ricerca biomedica perché consente di analizzare in modo rapido e relativamente semplice gli effetti di composti alimentari su processi fisiologici complessi come metabolismo, invecchiamento e risposta allo stress.

In particolare, è stato utilizzato un modello transgenico di proteotossicità indotta da β-amiloide, che riproduce alcuni aspetti molecolari associati alla patologia di Alzheimer.

Risultati sperimentali

I risultati hanno dimostrato che la polvere di polpa di ciliegia è in grado di ridurre significativamente la paralisi indotta dall’accumulo di β-amiloide nel modello sperimentale. In condizioni standard, circa il 95% degli organismi esprimenti il peptide amiloide sviluppa paralisi entro due giorni; tuttavia, la supplementazione con la polvere di polpa ha ridotto questo fenomeno di circa il 28%.

Al contrario, né il succo di ciliegia né estratti di antociani purificati hanno mostrato effetti protettivi analoghi. Un aspetto particolarmente interessante riguarda il meccanismo d’azione della protezione osservata. Le analisi suggeriscono che l’effetto benefico non sia mediato direttamente dall’attivazione delle classiche vie di risposta allo stress ossidativo. Ciò indica che l’attività biologica potrebbe dipendere da interazioni complesse tra diversi composti presenti nella matrice alimentare piuttosto che dall’azione di singoli antiossidanti isolati.

Conclusioni dello studio

In conclusione, lo studio dimostra che gli scarti della lavorazione delle ciliegie possono essere trasformati in ingredienti funzionali ricchi di antociani, con potenziali effetti protettivi nei confronti di processi neurodegenerativi in modelli sperimentali.

Questa strategia rappresenta un esempio concreto di economia circolare applicata all’industria agroalimentare, in cui i sottoprodotti agricoli vengono valorizzati per sviluppare alimenti innovativi con potenziali benefici per la salute umana.

Fonte: Blackburn, S.A.; Sullivan, W.G.; Freeman, L.M.; Howland, K.; Karamalegos, A.A.; Dallaway, M.; Philo, M.; Tullet, J.M.A.; Ezcurra, M. Upcycling of Waste Cherries Produces an Anthocyanin-Rich Powder That Protects Against Amyloid-β Toxicity in C. elegans. Antioxidants 2025, 14, 995. https://doi.org/10.3390/antiox14080995 

Fonte immagine: Stefano Lugli

Melissa Venturi
Università di Bologna


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