Nel mondo delle pomacee e delle drupacee, la corsa alle nuove varietà non è più soltanto una questione di gusto.
Oggi, per restare competitivi, mele, ciliegie e pere devono garantire performance elevate lungo tutta la filiera: dal frutteto al magazzino di confezionamento, fino allo scaffale.
Lo sa bene Rob Blakey, direttore Ricerca & Sviluppo di Stemilt Growers, che ha fatto dell’equilibrio tra qualità organolettica ed efficienza operativa la bussola per orientare le scelte varietali dell’azienda.
Kyle Mathison, proprietario di Stemilt e coltivatore di ciliegie di quarta generazione
Il caso honeycrisp
Il caso della mela Honeycrisp è emblematico. Nata quasi come progetto destinato allo scarto, è diventata nel tempo una delle varietà moderne più riconoscibili al mondo.
Ma dietro il successo commerciale si nascondono criticità produttive importanti: è complessa da coltivare, difficile da conservare e delicata in fase di confezionamento.
“È fantastica per il consumatore e per il retailer – osserva Blakey – ma se non abbiniamo quell’esperienza di consumo a efficienze in campo e in packhouse, i conti non tornano”.
Con il progressivo calo dei prezzi dovuto alla saturazione del mercato, la sostenibilità economica della Honeycrisp per i produttori non è più quella degli inizi.
Pianificazione varietale
In Stemilt, la pianificazione parte da una visione di lungo periodo. Due volte l’anno il team analizza il mix varietale presente nei frutteti, distinguendo tra produzioni convenzionali e biologiche, e confrontandolo con le performance di mercato.
L’obiettivo è semplice quanto strategico: coltivare ciò che si riesce realmente a vendere.
La gestione del ciclo del frutteto – mediamente ventennale è centrale. Quando una varietà entra nella fase di “tramonto”, si pianifica la sostituzione: quale cultivar introdurre, su quale portinnesto innestarla, in quale appezzamento e con quali tempistiche.
Benchmark e investimenti
Blakey lavora a ritroso: se un nuovo impianto entrerà in produzione nel 2032, i portinnesti devono essere ordinati già oggi. La disponibilità di gemme, la scalabilità commerciale nei cinque-sei anni successivi e la risposta agronomica sono tutti elementi valutati con largo anticipo.
Il modello di riferimento è rappresentato dalla mela Cosmic Crisp: facile da coltivare, semplice da conservare, efficiente in fase di confezionamento e apprezzata dal consumatore. Questo è il benchmark.
Se una nuova varietà non garantisce un livello di efficienza comparabile o non introduce un elemento davvero distintivo – come un colore unico o una finestra commerciale specifica – difficilmente supererà la selezione.
Per le mele, Stemilt sta valutando circa 50 varietà provenienti da diversi Paesi, analizzandone il potenziale commerciale lungo l’intera catena del valore. Alcune cultivar, pur eccellenti al palato e performanti in conservazione, si sono rivelate troppo delicate in fase di packout.
Meglio scoprirlo prima di investire 20 milioni di dollari (€18,4 milioni) in un progetto che potrebbe fallire.
Innovazione e rapidità
Un esempio di rapidità è la mela Aura, varietà premium a buccia gialla lanciata in soli 11 anni dal primo incrocio alla commercializzazione: circa la metà del tempo rispetto al passato.
Nel comparto ciliegie, la strategia è diversa. Qui il consumatore non cerca tanto il nome della varietà, quanto una ciliegia dolce, scura o tipo Rainier, di grande calibro, consistente e saporita.
Strategia nel comparto ciliegie
Blakey sta sperimentando circa 55 varietà a livello globale, ma i tempi sono lunghi: una pianta messa a dimora nel 2018 può entrare in produzione solo dopo diversi anni. La sfida principale è lavorare sulla stagionalità: “appiattire il picco” e distribuire l’offerta lungo un arco temporale più ampio.
Significa individuare le migliori varietà per ciascuna finestra di raccolta e per ogni distretto produttivo, assicurando resa, pezzatura e ritorno economico. Molte ciliegie hanno un ottimo profilo gustativo ma rese insufficienti per garantire redditività.
Le valutazioni comprendono epoca di maturazione, portinnesto, impollinazione, conservabilità, trasporto, suscettibilità a cracking e pitting. L’obiettivo è arrivare al lancio commerciale con piena consapevolezza delle performance.
Un altro nodo critico riguarda l’introduzione di materiale genetico dall’estero: il legno di propagazione deve affrontare quarantene e controlli sanitari che possono durare anche dieci anni nei casi più complessi, se il materiale non risulta immediatamente “pulito”.
Secondo Blakey, il margine di miglioramento per allungare la stagione delle ciliegie risiede soprattutto nella genetica: nuove selezioni possono aggiungere settimane preziose al calendario commerciale.
4Nel mondo delle pere, l’innovazione è ancora più sfidante. Il ciclo giovanile può durare sei anni prima della prima produzione, e i vecchi modelli prevedevano frutteti destinati a restare in campo per 60 anni o più.
Nuovi modelli per le pere
Oggi l’approccio sta cambiando. La varietà Happi, selezionata originariamente nel 1988, entra in produzione già al terzo anno e raggiunge il picco tra il quinto e il sesto.
La sua precocità, insieme alla tolleranza a colpo di fuoco batterico e psilla, consente impianti ad alta densità, simili a quelli delle mele.
Più piante per ettaro, produzione anticipata, ritorno del capitale più rapido. Un cambio di paradigma rispetto agli alberi tradizionali a sviluppo verticale e lunga permanenza in campo.
Resta però il tema dei portinnesti sensibili al freddo e dei rischi climatici. Accorciare la vita del frutteto a 20 anni può ridurre l’esposizione a eventi estremi, ma richiede scelte genetiche e agronomiche molto mirate.
Maturazione e sostenibilità
Inoltre, la pera presenta una complessità aggiuntiva: la maturazione. Una varietà deve saper evolvere correttamente dopo la raccolta, evitando sia la consistenza eccessivamente croccante sia l’eccessiva morbidezza.
Anche questo aspetto pesa nella valutazione finale della varietà.
Guardando avanti, Blakey è convinto che ricerca genetica e tecnologie di conservazione giocheranno un ruolo determinante. L’obiettivo è estendere la finestra di consumo di frutti di alta qualità, evitando mele “stanche” a fine stagione e garantendo standard elevati per un periodo più lungo.
Con margini sempre più ridotti, ogni passaggio deve diventare più efficiente: coltivazione, raccolta, stoccaggio, confezionamento. Senza sacrificare il gusto.
La sostenibilità, in definitiva, non è più solo ambientale. Per i nuovi frutteti di mele, ciliegie e pere è soprattutto economica: una varietà deve reggersi sulle proprie gambe lungo l’intera filiera, oppure non avrà spazio nel futuro dell’ortofrutta globale.
Fonte www.thepacker.com
Fonte immagine: Stemlit
Christina Herrick
The Packer
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