L’Uzbekistan punta a rafforzare il ruolo della ciliegia dolce come prodotto agricolo strategico, facendo leva sulla cooperazione internazionale e sul trasferimento di competenze. Il Governo uzbeko e la FAO stanno infatti ampliando le attività dedicate allo sviluppo della filiera nell’ambito del nuovo progetto FAO-Cina di Cooperazione Sud-Sud, collegato all’iniziativa One Country One Priority Product.
Il percorso ha segnato una tappa importante a Namangan, dove dal 18 al 20 maggio 2026 si è svolto un workshop regionale dedicato all’iniziativa OCOP per Europa e Asia centrale. L’incontro ha riunito circa 65 partecipanti, tra funzionari governativi, rappresentanti di 10 Paesi OCOP della regione, agricoltori, imprese private, ricercatori ed esperti di filiera provenienti da Cina e FAO.

L’Uzbekistan tra i Paesi dimostrativi OCOP
Oggi sono undici i Paesi di Europa e Asia centrale inseriti nell’iniziativa OCOP, pensata per aiutare gli Stati membri a valorizzare i propri prodotti agricoli speciali. In questo quadro, l’Uzbekistan è stato selezionato tra i 15 Paesi dimostrativi globali OCOP, rappresentando Europa e Asia centrale nel progetto di Cooperazione Sud-Sud finanziato dal Governo della Repubblica Popolare Cinese attraverso il Ministero dell’Agricoltura e degli Affari Rurali.
Con il coordinamento del Ministero dell’Agricoltura uzbeko, il progetto mira a intervenire sull’intera catena del valore della ciliegia dolce: produzione, gestione post-raccolta, trasformazione, marketing e accesso ai mercati internazionali.
Una produzione da 180.000 tonnellate l’anno
L’Uzbekistan produce fino a 180.000 tonnellate di ciliegie dolci all’anno. Il Paese può contare su condizioni climatiche favorevoli, costi di produzione relativamente contenuti e una rete già strutturata di trasporti e celle frigorifere. Elementi che rafforzano la competitività sui mercati esteri e fanno della ciliegia un motore significativo per i redditi rurali e la crescita economica.
Un ruolo centrale è svolto dalle piccole aziende agricole familiari, che rappresentano quasi il 70% della produzione ortofrutticola nazionale. Proprio queste realtà sostengono gran parte della coltivazione della ciliegia dolce, con una presenza rilevante delle donne sia nella fase produttiva sia in quella di trasformazione. L’impatto economico, quindi, si traduce direttamente in maggiore resilienza e inclusione per le comunità rurali.
Innovazione, tracciabilità e riduzione delle perdite
Secondo Mirshod Kurbonov, Primo Vice Direttore dell’Agenzia per l’Efficienza della Governance sotto il Presidente della Repubblica dell’Uzbekistan, la ciliegia dolce è uno dei prodotti ortofrutticoli a più alto potenziale del Paese. L’iniziativa OCOP viene vista come un’occasione per unire conoscenze, innovazione e partenariati, con l’obiettivo di migliorare le pratiche produttive, ridurre le perdite post-raccolta e aumentare il valore generato lungo la filiera.
Anche Nuriddin Kushnazarov, Consigliere del Ministro dell’Agricoltura dell’Uzbekistan, ha sottolineato la crescita dell’OCOP, oggi diventata una piattaforma globale che coinvolge oltre 90 Paesi. Per l’Uzbekistan, il supporto della cooperazione FAO-Cina rappresenta un’opportunità per trasformare i progressi già compiuti in risultati ancora più concreti.
Il contributo degli esperti cinesi
Durante il workshop sono stati analizzati i progressi dell’OCOP nella regione, con sessioni tecniche dedicate ai sistemi produttivi sostenibili, all’adozione di tecnologie innovative e allo sviluppo dei mercati.
Gli esperti cinesi hanno condiviso esperienze pratiche e soluzioni avanzate. Chuang Liu, Chief Scientist della Chinese Academy of Sciences, ha presentato la metodologia Geographical Indications for Environment and Sustainability e illustrato il ruolo di una nuova stazione a terra a Fergana, progettata per migliorare tracciabilità dei prodotti e sostenibilità ambientale.
Jiawei Wang, Chief Expert sulla ciliegia dolce dello Shandong Institute of Pomology, ha invece presentato innovazioni nella coltivazione sostenibile, nella conservazione, nella trasformazione e nei sistemi standardizzati di produzione delle piantine.
Una rete regionale per i prodotti agricoli speciali
Il confronto ha coinvolto anche altri Paesi OCOP della regione, tra cui Azerbaijan, Georgia, Kazakhstan, Kyrgyzstan, Republic of Moldova, Serbia, Tajikistan e Türkiye. Lo scambio di esperienze ha permesso di mettere in comune pratiche e modelli applicabili allo sviluppo di diverse filiere agricole speciali.
Secondo Sherzod Umarov, Assistant FAO Representative in Uzbekistan, la scelta dell’Uzbekistan come Paese dimostrativo OCOP per l’Asia centrale conferma il potenziale del Paese nella costruzione di filiere ortofrutticole competitive e sostenibili. Il focus sulla ciliegia dolce, in particolare, favorisce la collaborazione tra agricoltori, ricerca, imprese private e istituzioni.
Dal frutteto alla logistica: la visita sul campo
Una parte del programma si è svolta direttamente nella provincia di Namangan, con visite tecniche lungo la filiera. I partecipanti hanno osservato un ceraseto nel villaggio di Varzak, nel distretto di Chust, e un’azienda logistica avanzata nel distretto di Turakurgan.
La visita ha offerto esempi concreti di produzione sostenibile, sistemi logistici e gestione post-raccolta, elementi decisivi per mantenere qualità, shelf life e valore commerciale della ciliegia dolce destinata ai mercati.
Un modello per Europa e Asia centrale
Per Yurdi Yasmi, Direttore della Divisione Produzione e Protezione delle Piante della FAO, l’esperienza dell’Uzbekistan come Paese dimostrativo può diventare un riferimento per altri Stati della regione impegnati nella valorizzazione dei propri prodotti agricoli speciali.
Hua Yang, Direttrice della Divisione FAO per la Cooperazione Sud-Sud e Triangolare, ha richiamato l’importanza di un lavoro congiunto per garantire risultati visibili, concreti e replicabili, a beneficio degli agricoltori e delle comunità rurali di Europa e Asia centrale.
Il workshop di Namangan conferma quindi la centralità della ciliegia dolce uzbeka come leva di sviluppo agricolo, export e innovazione. La sfida, ora, sarà trasformare la cooperazione tecnica e lo scambio di conoscenze in strumenti operativi capaci di rendere la filiera più sostenibile, competitiva e inclusiva.
Fonte: www.uzdaily.uz
Fonte immagine: Stefano Lugli
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