Salvaguardia delle biodiversità e ruolo strategico degli impollinatori selvatici nel ciliegio

26 feb 2026
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Integrare la biodiversità nella progettazione dei frutteti emerge come uno strumento concreto per aumentare la competitività della frutticoltura cilena senza ampliare la superficie coltivata.

In un momento in cui la frutticoltura cilena cerca soluzioni per migliorare resa e qualità in uno scenario climatico sempre più impegnativo, una ricerca sviluppata dalla Pontificia Universidad Católica de Valparaíso (PUCV) e dal Centro Ceres fornisce evidenze concrete: conservare l’habitat naturale attorno ai frutteti non è solo una scelta ambientale, ma anche produttiva.

Il lavoro, guidato dalla dott.ssa Camila García e pubblicato sulla rivista scientifica Agriculture, Ecosystems & Environment, ha analizzato impianti di melo e ciliegio nella zona centrale del Cile.

I risultati mostrano che le aziende circondate da vegetazione nativa registrano incrementi significativi sia nella quantità di frutti allegati sia nel peso finale dei frutti.

Oltre l’ape: il ruolo strategico degli impollinatori selvatici

Sebbene le api siano spesso al centro dell’attenzione nei sistemi produttivi, lo studio ha identificato altri attori chiave negli ecosistemi mediterranei cileni. Tra questi spiccano i coleotteri della famiglia Melyridae, noti popolarmente come “pololos chilenos”.

Questi insetti, associati ai residui di bosco sclerofillo, svolgono una funzione efficiente nel trasferimento del polline grazie alle setole che ricoprono il loro corpo. La loro presenza aumenta nei frutteti che mantengono copertura vegetale nativa ai margini, traducendosi in un’impollinazione più attiva e omogenea.

Inoltre, i ricercatori hanno osservato che gli ambienti con maggiore diversità vegetale generano microclimi più stabili nel frutteto, riducendo lo stress e favorendo parametri qualitativi del frutto.

La sfida dell’“effetto bordo”

Uno dei fenomeni rilevati è stata la diminuzione dell’attività impollinatrice man mano che si procede verso l’interno dell’appezzamento. A partire da circa 70 metri dal limite del frutteto, la presenza di insetti utili diminuisce sensibilmente, limitando l’impatto positivo dell’habitat naturale circostante.

Di fronte a questo scenario, il team propone di integrare criteri di intensificazione ecologica nella progettazione aziendale. Creare fasce fiorite o nuclei di vegetazione nativa distribuiti ogni 70 metri.

Integrare specie tipiche del bosco sclerofillo, come il quillay, attrattive per gli insetti impollinatori. Mantenere almeno il 35% di habitat naturale nell’area circostante i frutteti di ciliegio, e percentuali ancora più elevate per il melo.

Competitività su base ecologica

Il messaggio centrale dello studio è chiaro: la conservazione della biodiversità non è in contrasto con la produzione, ma può rafforzarla. La presenza di insetti selvatici migliora l’allegagione, incide sul calibro e conferisce stabilità al sistema nel tempo.

In un contesto segnato da restrizioni idriche, variabilità climatica e crescenti esigenze di mercato, integrare natura e agricoltura si presenta come una strategia concreta per rafforzare sostenibilità e competitività della frutticoltura cilena.

Fonte: Mundoagro

Fonte immagine: David Nicholls - NatureSpot


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