Le aziende cerasicole di Nuova Zelanda e Australia stanno facendo i conti con un clima sempre meno prevedibile. Tra piogge improvvise e sbalzi nelle condizioni di campo, il rischio per la qualità del frutto aumenta, spingendo la ricerca a individuare soluzioni pratiche per aiutare i produttori.
L’obiettivo è preservare consistenza pezzatura e valore commerciale delle ciliegie anche in stagioni caratterizzate da maggiore variabilità climatica.

Il nodo delle coperture antipioggia
Uno dei problemi più critici per i cerasicoltori è il cracking causato dalla pioggia: quando i frutti si spaccano, diventano di fatto invendibili. Per limitare questo danno, diversi produttori di drupacee estive hanno introdotto coperture antipioggia nei frutteti.
Queste strutture offrono protezione diretta dalle precipitazioni, ma modificano anche il microclima del frutteto, trattenendo più calore e facendo salire l’umidità. In questo modo si crea un ambiente diverso rispetto a quello dei frutteti completamente scoperti.
Claire Scofield, ricercatrice del team di fisiologia delle colture frutticole del Bioeconomy Science Institute, spiega che i primi risultati raccolti in Australia mostrano uno scenario con vantaggi e compromessi per i produttori.
Le coperture difendono le colture e favoriscono un aumento della pezzatura, ma allo stesso tempo tendono a ridurre la consistenza del frutto. In altre parole, sia i frutteti coperti sia quelli scoperti presentano oggi aspetti positivi e criticità.
La ricerca sul microclima e sulla consistenza
Il lavoro del gruppo di ricerca punta a comprendere più a fondo i processi di sviluppo del frutto e a trasformare queste conoscenze in strumenti utili per migliorare la qualità delle ciliegie.
Claire Scofield, impegnata da due anni in un dottorato di ricerca, sta raccogliendo dati dettagliati in frutteti della Nuova Zelanda e dell’Australia per capire in che modo le differenze di microclima influenzino le caratteristiche qualitative delle ciliegie.
Uno dei quesiti centrali riguarda il rapporto tra umidità relativa nel frutteto e consistenza del frutto. Le coperture, infatti, aumentano l’umidità, ma gli effetti precisi di questa condizione non sono ancora del tutto chiari.
Il tema è particolarmente rilevante per l’export: la consistenza è infatti una delle variabili decisive per la qualità commerciale. I consumatori preferiscono ciliegie sode e, quando il frutto è troppo morbido, la tenuta durante il trasporto può risultare compromessa.
Questo aspetto è particolarmente importante per le spedizioni verso i mercati esteri ad alto valore, dove la qualità del prodotto è determinante per il prezzo finale.
Prove in campo tra Central Otago e Tasmania
Il progetto viene portato avanti su entrambe le sponde del Tasman. In Nuova Zelanda è in corso una prova su piccola scala a Central Otago, mentre in Australia le sperimentazioni più estese si svolgono nei frutteti della Tasmania.
All’interno dei blocchi sperimentali, sotto tunnel in plastica, i ricercatori hanno ricreato differenti condizioni di temperatura e umidità, installando sensori capaci di registrare dati ogni 10 minuti tra settembre e febbraio.
L’obiettivo è capire in che modo queste variabili contribuiscano alla produzione di frutti più morbidi e quali strategie possano aiutare i produttori a mantenere elevati standard qualitativi.
Calcio e ormoni naturali tra le possibili leve
Le prove coordinate da Claire Scofield si concentrano anche sul ruolo del calcio nel mantenimento della consistenza delle ciliegie. I produttori lo applicano in specifiche fasi della stagione per sostenere le pareti cellulari del frutto.
La ricerca sta valutando inoltre l’impiego di ormoni vegetali naturali come ulteriore possibile strumento per sostenere la qualità del raccolto in condizioni climatiche più umide.
Secondo l’ipotesi allo studio, condizioni più umide potrebbero ridurre l’assorbimento di calcio da parte della pianta. Il progetto mira quindi a verificare se un maggiore apporto possa compensare l’impatto dell’umidità.
Quasi 4.000 ciliegie già analizzate
Accanto ai dati raccolti dai sensori nei blocchi sperimentali, sono state finora analizzate quasi 4.000 ciliegie per misurarne la consistenza e capire in che modo microclima, applicazioni di calcio e altri trattamenti incidano sulla texture del frutto.
Per i produttori che affrontano stagioni sempre più instabili, il valore pratico di questa ricerca potrebbe essere significativo, soprattutto alla luce dell’aumento degli eventi meteorologici anomali.
Questi fenomeni si presentano con frequenza crescente nel settore e possono avere conseguenze economiche molto rilevanti per le aziende cerasicole.
Conclusione
L’auspicio di Claire Scofield è che da questo lavoro emergano indicazioni solide e utili per aiutare i cerasicoltori a mettere a punto nuove strategie di gestione delle colture. La ricerca è sostenuta dal Bioeconomy Science Institute e da una Tasmanian Graduate Research Scholarship dell’University of Tasmania.
Il progetto rientra inoltre nel programma “Sustainably growing horticulture value in cool climate Australia”, finanziato tramite Hort Innovation Frontiers con co-investimento del Tasmanian Institute of Agriculture e il contributo del Governo australiano.
Fonte: www.bioeconomyscience.co.nz
Fonte immagine:Bioeconomyscience
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