Cracking delle ciliegie: lo studio di Hannover boccia Parka® antipioggia

12 feb 2026
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Il cracking causato dalla pioggia rappresenta una sfida agronomica di rilevanza economica globale:

poche ore di precipitazioni nei giorni precedenti la raccolta possono rendere invendibile l'intero raccolto, con frutti che vengono automaticamente esclusi da tutti i mercati commerciali.

Nonostante l'urgenza del problema, le soluzioni efficaci rimangono scarse.

Sebbene le coperture antipioggia si siano dimostrate l'unico metodo affidabile per ridurre il cracking, il loro costo e la relativa richiesta di ore di lavoro per metterle in posizione spingono molti coltivatori verso prodotti spray commerciali, spesso privi di solide evidenze scientifiche.

Prodotti commerciali e ipotesi scientifiche

Tra questi, Parka® – prodotto a base di acidi grassi commercializzato come "integratore cuticolare" – promette di rafforzare la barriera naturale del frutto fornendo precursori per la sintesi della cutina.

L'ipotesi alla base è interessante: applicando acidi grassi esterni, si stimolerebbe la deposizione cuticolare, riducendo la permeabilità all'acqua e quindi lo spaccamento.

Tuttavia, una ricerca condotta presso l'Università di Hannover ha sottoposto questa affermazione a rigorosi test sperimentali, con risultati sorprendentemente negativi.

Risultati sperimentali e analisi

Gli studiosi hanno innanzitutto dimostrato che la sintesi cuticolare nelle ciliegie avviene esclusivamente nelle prime fasi di sviluppo (stadi I e II), cessando completamente entro i 60 giorni dalla fioritura completa.

Poiché Parka® viene applicato secondo le indicazioni del produttore in fasi tardive (dallo stadio "giallo paglierino" in poi), il trattamento arriva quando i meccanismi biosintetici sono già inattivi.

Analisi con traccianti isotopici (¹³C-oleico) hanno confermato l'assenza di incorporazione significativa negli stadi avanzati.

Gli esperimenti hanno valutato l'effetto di Parka® su quattro parametri critici: massa cuticolare, rilassamento elastico della cuticola, flusso idrico e incidenza di spaccature.

Valutazioni su cultivar e applicazioni

In sei cultivar diverse (tra cui Regina, Sweetheart e Hedelfinger), applicazioni singole o doppie non hanno modificato la massa della membrana cuticolare né quella della cera nella zona laterale del frutto.

Solo dopo dodici applicazioni si è osservato un lieve aumento della massa cuticolare, accompagnato però da depositi visibili di prodotto sulla superficie – residui disomogenei che si accumulavano soprattutto nelle cavità peduncolari e nella zona stilare, aree già naturalmente soggette a microfessurazioni.

Crucialmente, Parka® non ha alterato l’elasticità della cuticola né ha ridotto l'assorbimento d'acqua durante i test di immersione.

Negli esperimenti in serra con pioggia simulata, due applicazioni (secondo le raccomandazioni) non hanno mostrato alcun effetto protettivo, mentre dodici applicazioni hanno persino aumentato lo spaccamento in una delle due annate studiate.

Conclusioni e implicazioni agronomiche

Ulteriori analisi su film di policarbonato hanno escluso che il prodotto riduca la permeabilità al vapore acqueo.

Questi risultati smontano l'ipotesi del "supplemento cuticolare" e sollevano interrogativi sull'utilità di prodotti simili.

Lo studio ribadisce che, nonostante le promesse commerciali, i ripari fisici antipioggia restano l'unica strategia validata per proteggere le ciliegie dolci.

La ricerca evidenzia anche un principio fondamentale: intervenire su processi fisiologici dopo la loro naturale conclusione è destinato al fallimento.

Per innovare efficacemente in agricoltura, servono non solo prodotti ingegnosi, ma anche una comprensione profonda dei meccanismi alla base della crescita del frutto nel tempo.

Fonte: Winkler, A., Cordes, A. S., Morales Lang, P., Blumenberg, I., Khanal, B., & Knoche, M. (2025). Parka® Has No Effects on Cuticle Deposition, Strain Relaxation, Water Movement, or Cracking of Sweet Cherry Fruit. HortScience, 60(11), 1948–1954. https://doi.org/10.21273/HORTSCI18791-25

Fonte immagine: Stefano Lugli

Melissa Venturi
Università di Bologna


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